VIOLENZA E PARITÀ DI GENERE

VIOLENZA E PARITÀ DI GENERE
28 Gennaio 2021 Francesco Ciano
violenza e parità genere

VIOLENZA E PARITÀ DI GENERE: STRATEGIA 2020-2025 DEL PARLAMENTO EUROPEO

 

In tema di violenza e parità di genere, arriva una novità dall’Unione Europea.  La Risoluzione del Parlamento europeo del 21 gennaio 2021 dice no agli abusi ed alle ineguaglianze (dentro e fuori il luogo di lavoro) contro le donne.

La strategia UE 2020-2025 per la parità di genere è stata presentata a marzo 2020 dalla Commissione europea. Contiene una serie di azioni chiave per la lotta e l’eliminazione degli stereotipi e della violenza di genere e per la pari opportunità nel mondo del lavoro (inclusa la parità di retribuzione) con il raggiungimento dell’equilibrio di genere anche nell’ambito politico e decisionale.

Dal 2005 al 2020, i risultati raggiunti non sono ottimali. I paesi membri UE, nel 2020, hanno ottenuto un punteggio medio di 67,9 su 100 riguardo all’indice di parità di genere registrando un miglioramento di soli 5,9 punti dal 2005. In Europa, il divario di genere riferito alla retribuzione oraria è pari al 16%: arriva al 37% per il reddito da pensione.

Con la Risoluzione del 21 gennaio il Parlamento europeo rimette all’ordine del giorno l’uguaglianza di genere. Dice ‘sì’ ad una società paritaria di genere e ‘no’ alla violenza contro le donne. Invita, pertanto, i Paesi membri UE a combattere contro la violenza sulle donne. Si può e si deve, pur essendo una lotta difficile. Accoglie favorevolmente le misure positive contenute nella strategia e chiede di colmare il divario di retribuzione con ulteriori azioni per raggiungere specifici obiettivi vincolanti.

 

VIOLENZA E PARITÀ DI GENERE: STRATEGIA 2020-2025, LE LACUNE DA COLMARE

Nell’accogliere con favore le misure previste dalla strategia UE 2020-2025 per la parità di genere, il Parlamento europeo ha evidenziato lacune da colmare al più presto.

La lacuna peggiore riguarda la mancanza di obiettivi specifici da raggiungere nell’arco di 5 anni (entro il 2025). Emerge una vaghezza di fondo, è necessario superarla il prima possibile delineando azioni mirate, precise. Mancano, oltretutto, chiari strumenti di monitoraggio. La Commissione sottolinea l’importanza di monitorare costantemente i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere istituendo un sistema di vigilanza attraverso cui segnalare eventuali casi in cui tali diritti vengano negati o messi in pericolo.

I deputati del Parlamento europeo chiedono ulteriori azioni, obiettivi specifici e vincolanti.

La strategia UE 2020-2025 è ambiziosa ma necessaria ed urgente.

Vediamo, in dettaglio, cosa chiede con urgenza l’Europarlamento.

 

LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Dai dati ufficiali emerge che, nell’Unione Europea, il 33% delle donne ha subito violenze fisiche e/o sessuali. Per combattere la violenza contro le donne e le molestie sul luogo di lavoro, il PE chiede misure forti e vincolanti, in grado di funzionare da deterrente e che impediscano tali reati. Tra queste misure, ritroviamo procedure sicure ed efficaci per denunciare la violenza di genere, la risoluzione delle controversie, campagne di sensibilizzazione e di formazione, servizi di supporto e risarcimento.

L’Europarlamento intende proporre nel corso del 2021 misure adeguate per raggiungere gli obiettivi prefissati dalla Convenzione di Istanbul nel caso in cui certi Stati membri dimostrassero di volerne bloccare la ratifica.

Allo scopo di prevenire e combattere qualsiasi tipo di violenza di genere, la Commissione intende estendere attraverso una direttiva UE la qualifica di reato a specifiche forme di violenza come molestie sessuali, mutilazioni genitali femminili, sterilizzazione, matrimoni forzati, sfruttamento e traffico sessuale, violenza online, incitamento all’odio verso le donne.

 

VIOLENZA E PARITÀ DI GENERE: COLMARE IL DIVARIO SALARIALE

In tempi di pandemia, il 70% della forza lavoro mondiale nel settore sociale e sanitario è composto da donne che spesso percepiscono una retribuzione minima.

Le statistiche ufficiali europee mostrano stipendi ingiusti per le donne, che spesso incontrano ostacoli all’accesso e alla permanenza nel mercato del lavoro. Quando riescono ad accedervi, guadagnano mediamente il 16% in meno rispetto agli uomini.

Si tratta di un divario salariale significativo, importante, da risolvere esaminandone le cause. Le principali cause di questo divario sono:

– il lavoro ‘invisibile’ e non retribuito;

– la minore partecipazione al mercato del lavoro;

– il ricorso maggiore al tempo parziale ed alle interruzioni della carriera.

La Commissione UE, pertanto, presenterà al più presto una serie di misure vincolanti in materia di trasparenza retributiva allo scopo di uniformare le condizioni di lavoro in quei settori fortemente dominati dalle donne (assistenza, sanità, vendita al dettaglio) e di colmare il divario salariale tra uomini e donne.

 

EMANCIPAZIONE DELLE DONNE

In sede parlamentare, l’Unione Europea non si limita a parlare di divario salariale tra uomini e donne da colmare. Sottolinea l’importanza dell’emancipazione delle donne anche attraverso l’opportunità di affermarsi in qualità di imprenditrici e investitrici.

Perciò, la Commissione europea è intenzionata anche ad adottare misure a favore della partecipazione delle donne all’innovazione incentivando piccole e medie imprese guidate dalle donne.

Intende, oltretutto, promuovere la partecipazione delle donne all‘attività politica, soprattutto in riferimento alle elezioni 2024 del Parlamento europeo.

 

ATTACCHI CONTRO LA PARITÀ DI GENERE IN POLONIA E UNGHERIA

I deputati dell’Europarlamento non nascondono una certa preoccupazione per gli attacchi contro la parità di genere in Polonia e Ungheria.

Ciò che preoccupa, in particolare, sono:

– il contraccolpo a sfavore del diritto all’aborto e l’accesso all’educazione sessuale completa in Polonia;

– la riforma adottata in Ungheria che mina i diritti della comunità transessuale e intersessuale.

L’Europarlamento chiede che sia costantemente monitorata la situazione riguardante i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. Devono essere controllate anche le iniziative regressive e le campagne di disinformazione nei paesi membri UE. A tal scopo, è necessario implementare un sistema di vigilanza in grado di avvisare tempestivamente i casi in cui tali diritti vengono negati o compromessi.

 

PARITÀ DI GENERE IN EUROPA: CI VORRANNO OLTRE 65 ANNI SE NON CAMBIA NULLA

Come ha dichiarato l’europarlamentare Maria Noichl (membro del Partito Socialdemocratico Tedesco), in Europa lo Stato di diritto può esistere soltanto con la parità di genere, senza la quale la democrazia è in ritardo.

Maria Noichl aggiunge “Se non cambia nulla nell’UE, ci vorranno più di 65 anni per raggiungere la parità di genere“.

Parole sacre.

FRANCESCO CIANO

 

 

 

 

 

Francesco CIANO

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