VIOLENZA ASSISTITA IN ITALIA

VIOLENZA ASSISTITA IN ITALIA
10 Febbraio 2021 Francesco Ciano

VIOLENZA ASSISTITA IN ITALIA E BAMBINI EROI CHE SALVANO LE MAMME

In Italia, i dati sulla violenza assistita sono fermi al 2009-2014, periodo che registra 427.000 casi di minori vittime di maltrattamenti in famiglia e abusi ai danni della madre. Violenza in casa subita dai figli minorenni, diretta o indiretta. In caso di violenza indiretta, il bambino prende coscienza di ciò che sta accadendo osservando gli effetti della furia del padre sul corpo della mamma, sulla psiche e sull’ambiente familiare in cui vive.

Molti, troppi bambini e adolescenti sono vittime di questa silenziosa violenza che, pur non lasciando su di loro segni fisici evidenti, può causare conseguenze gravissime come ritardi nello sviluppo psicofisico, ansia, perdita di autostima, depressione, sensi di colpa, incapacità di socializzare, aggressività, autolesionismo.

E’ un fenomeno tuttora sottovalutato dalle istituzioni nonostante il passo in avanti del Codice Rosso che ha messo al centro la tutela dei minori dalla violenza domestica considerandoli come ‘parte offesa’.

Di recente, ha lanciato l’allarme l’avvocato Maurizio Cardona, Presidente DiAction – Associazione Divorzisti Italiani di Torino. L’effetto lockdown e pandemia ha portato a maggiori violenze sui figli a causa dell’incremento dei contrasti tra le mura domestiche. Spesso, a farne le spese, sono i minori che oltretutto hanno vissuto di più in casa considerando la chiusura delle scuole.

Quali sono gli effetti psicologici sul bambino? Cosa fare per le piccole vittime di violenza assistita? Come intervenire se si è testimoni?

Il genitore che compie violenza può essere condannato con la sospensione della responsabilità genitoriale?

Vi raccontiamo del piccolo eroe di 10 anni che, di recente, ha salvato sua madre dalla furia del marito.

 

VIOLENZA ASSISTITA: COS’È, DEFINIZIONE

Il CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia costituito nel 1999) definisce la violenza assistita da minori quel tipo di violenza che “si verifica quando i bambini sono spettatori di qualsiasi forma di maltrattamento (violenza fisica, verbale, psicologica, economica, sessuale) su figure di riferimento o altre figure significative, adulte o minori“.

E’ una forma di abuso minorile, di maltrattamento psicologico subito in ambito familiare, in presenza di violenza domestica.

Si tratta di violenza indiretta, che i figli minori non subiscono in prima persona ma attraverso la violenza inferta al genitore, subita da altri individui presenti tra le mura domestiche.

Possono essere testimoni esposti direttamente a soprusi e violenze oppure possono essere informati indirettamente da qualcuno o, ancora, possono percepire gli effetti della violenza attraverso il continuo stato di ansia, angoscia, tristezza o terrore della vittima, quando osservano i lividi, le lacrime, ferite, vestiti lacerati, oggetti rotti, ecc.

La violenza assistita è ritenuta un fattore di rischio per altri tipi di maltrattamento verso i minori come trascuratezza, maltrattamento fisico, abuso sessuale.

 

VIOLENZA ASSISTITA: GLI EFFETTI PSICOLOGICI SUL BAMBINO

Sono tanti e tutti preoccupanti gli effetti della violenza assistita sul bambino e sull’adolescente.

Effetti di tipo:

fisico, soprattutto se si tratta di un bimbo piccolo. Soggetto a forte stress e violenza psicologica, può rischiare deficit nella crescita, deficit visivi e ritardi nello sviluppo psicomotorio. Inoltre, la violenza assistita può provocare disturbi fisici come mal di testa, mal di stomaco, enuresi (pipì a letto);

neuro cognitivo, con effetti negativi sull’autostima, sulle competenze intellettive e sulla capacità di empatia, deficit di attenzione e iperattività;

comportamentale a causa della paura costante, dei sensi di colpa, impotenza, impossibilità di reagire, rabbia, tristezza. Tutto questo può provocare nel bambino ansia, insicurezza, vulnerabilità, senso di abbandono, impulsività, aggressività (fino al bullismo), mancanza di fiducia, umiliazione, odio, difficoltà di concentrazione, isolamento, alienazione, perdita di pensiero autonomo. Gli effetti comportamentali a lungo termine possono essere depressione, disturbi del sonno, disordini alimentari, disturbo da stress post traumatico, abuso di alcol e droghe, delinquenza giovanile, fughe da casa, autolesionismo, tendenze suicide;

– sulle sue capacità di socializzare, di stringere e mantenere rapporti con gli altri.

Esiste un altro rischio che non è meno grave di quelli appena descritti.

Crescendo in un clima di violenza, il bambino potrebbe allearsi con il padre violento perdendo il rispetto per la vittima, la madre impotente e debole. Apprende automaticamente la mancanza di rispetto per le donne pensando che violenza e prevaricazione siano virili, efficaci per risolvere i problemi. I figli maschi, in futuro, potrebbero a loro volta maltrattare la partner, mentre le femmine potrebbero pensare che minacce e violenza in una relazione sia ‘normale’.

Se un bambino interviene per difendere la madre, rischia danni fisici (pugni, oggetti lanciati, calci) se non il pericolo di essere gravemente ferito o ucciso.

 

SOSPENSIONE DELLA RESPONSABILITÀ GENITORIALE: SENTENZA N. 34504/2020 DELLA CASSAZIONE PENALE

La Quinta sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34504/2020 ha chiarito che il reato di maltrattamenti in famiglia ai danni dei figli è configurabile anche se li coinvolge indirettamente.

La Cassazione si è espressa su una vicenda per la quale un uomo è stato condannato per i reati di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e lesioni personali nei confronti della compagna. Reati aggravati dalla presenza dei figli minori (art. 61 c.p., comma 1, n. 11-quinquies). Per anni, l’energumeno ha posto in essere una condotta violenta e prevaricatrice nei confronti della compagna ed in presenza dei figli minori. Ha compiuto continui soprusi nei confronti della donna: per diverse ore l’ha bloccata sul letto con manette ai polsi, le ha tagliato i capelli contro la sua volontà (coazione psicologica profonda e svilimento della dignità personale), le ha causato distorsione e distrazione del collo a seguito di una stretta delle braccia al collo.

E’ stato condannato, oltre che per i suddetti reati, anche alla sospensione della responsabilità genitoriale (art. 34 c.p., comma 2). Per legge, nell’abuso della responsabilità genitoriale rientrano non solo le condotte di reato rivolte direttamente contro i figli minori (violenze fisiche, psicologiche, vessatorie e maltrattanti, ai sensi dell’art. 572 c.p.) ma anche quelle rivolte indirettamente contro di loro che, colpendo brutalmente l’altro genitore, li costringono ad assistere ad una sopraffazione e violenza che incidono sulla crescita ed evoluzione psicofisica dei figli segnando la loro memoria, il loro carattere, il loro futuro.

Il Codice penale, nel nostro Paese, considera la violenza assistita un’aggravante del reato di maltrattamenti in famiglia (ex art. 572) se l’abusante maltratta ripetutamente il coniuge o il convivente davanti ai figli, non quando le vessazioni sono occasionali.

Il giudice può obbligare il maltrattante a lasciare immediatamente la casa familiare e disporre la decadenza della potestà ordinando l’allontanamento del genitore. Può disporre anche l’intervento dei servizi sociali o dei centri antiviolenza che sostengono ed accolgono donne e minori vittime di maltrattamenti ed abusi.

 

AIUTIAMO I BAMBINI VITTIME DI VIOLENZA ASSISTITA: ECCO COME

Bambini e adolescenti non dovrebbero commettere l’errore di isolarsi, interrompere le relazioni con parenti ed amici con cui confidarsi, a cui chiedere aiuto.

Tanto i bambini vittime di violenza assistita quanto i testimoni diretti possono (anzi, devono) contattare subito le Forze dell’Ordine in caso di maltrattamenti in famiglia e violenza domestica.

Possono chiedere aiuto telefonando al numero nazionale antiviolenza/stalking 1522, sempre attivo, multilingue e gratuito, chiamando da rete fissa o mobile.

Raccomandiamo soprattutto ai vicini di casa che sentono urla e rumori per cui si sospetta violenza domestica di non restare indifferenti. Non ignorate la situazione e chiamate il 112.

I testimoni indiretti di violenza domestica che notano lividi o comportamento sfuggente della donna vittima di maltrattamenti dovrebbero approcciarla con discrezione, ascoltarla e suggerirle di contattare il 1522 o un centro antiviolenza.

I testimoni indiretti di violenza assistita (che notano segnali rilevatori sul bambino) in base al tipo di relazione con il minore dovrebbero approfondire con parenti, amici adulti, babysitter o insegnanti del bambino per comprendere la situazione familiare ed intervenire per aiutarlo.

Gli incaricati di pubblico servizio (insegnanti, personale sanitario, operatori dei servizi pubblici) sono obbligati a segnalare casi di violenza domestica e maltrattamenti in famiglia alle autorità competenti. Queste ultime, avviando le indagini, potranno così verificare se il reato sussiste o meno.

Per proteggere al meglio i bambini vittime di violenza assistita, è essenziale intervenire tempestivamente. E’ importante che le istituzioni competenti mettano in campo subito misure di protezione con immediata presa in carico del minore senza attendere le lungaggini della burocrazia e la conclusione di iter giudiziari.

 

BAMBINI EROI CHE SALVANO LE MAMME VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA

Il 1° febbraio scorso abbiamo appreso la notizia del bimbo di Zafferana Etnea che ha allertato le Forze dell’Ordine per proteggere e salvare la madre dalla furia di un marito violento e ubriaco.

Il bimbo di soli 10 anni è stato più volte testimone di numerosi episodi, vittima di violenza assistita in casa, terrorizzato dal padre. Era spaventato ma è intervenuto aggrappandosi al telefono per lanciare l’SOS.

Papà sta picchiando la mamma, aiutatela!”. Dalla centrale operativa, i Carabinieri hanno ricevuto la chiamata del bimbo che chiedeva aiuto con la voce rotta dal pianto.

L’istinto di sopravvivenza è più forte della paura quando c’è da proteggere la persona più cara al mondo, la madre.

La pattuglia locale intervenuta sul posto ha trovato il bambino terrorizzato e nascosto, la madre con i segni delle percosse (ecchimosi sullo zigomo destro, segni sulla clavicola destra e sul torace). La donna non voleva recarsi al pronto soccorso e sono dovuti intervenire sul posto.

L’orco, nel frattempo, era scappato ma è stato rintracciato e arrestato dai Carabinieri. A maggio 2019, l’energumeno era già stato denunciato per maltrattamenti dalla donna.

Non è, di certo, la prima volta che bambini anche molto piccoli salvano la mamma dalle percosse del padre. A settembre 2020 un bimbo di soli 3 anni di Monza e Brianza ha allertato i Carabinieri che hanno arrestato l’orco con precedenti di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.

Questi bambini eroi sono un esempio per tutte le donne vittime di maltrattamenti e violenza domestica che non trovano il coraggio di denunciare per problemi economici o paura di ritorsioni. Sopportare sperando che un uomo violento possa cambiare è un errore che potrebbe costare caro. Denunciare resta l’unico modo per sperare nell’uscita dalla violenza. Pensare che un padre/padrone cambi è, purtroppo, il modo peggiore di affrontare la realtà. Una realtà pericolosa. Si rischia il peggio.

FRANCESCO CIANO

 

 

 

 

 

 

Francesco CIANO

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