FEMMINICIDI: LA LOTTA SUI MURI

FEMMINICIDI: LA LOTTA SUI MURI
22 Settembre 2020 Francesco Ciano

FEMMINICIDI: LA LOTTA SUI MURI CONTRO L’INDIFFERENZA

 

Tante frasi shock scritte sui muri con i nomi delle vittime di femminicidio. La lotta sui muri di Parigi è la protesta contro l’indifferenza per spingere il Governo ad agire.

Tutto è iniziato il 30 agosto 2019, quando le attiviste del gruppo “Collages Femminicides Paris” si  sono incontrate per dipingere e incollare sui muri i nomi delle donne assassinate dal loro coniuge, compagno, ex.

Dopo un anno “siamo quasi 3.000 a Parigi, diverse migliaia di attiviste in 200 città in Francia, così come in dieci paesi in tutto il mondo” ha scritto il gruppo sulla pagina Instagram.

Il movimento di protesta delle Colleuses francesi (le ‘incollatrici’) si è diffuso presto anche in Italia. Nel nostro Paese, le donne hanno iniziato a tappezzare i muri di città come Milano e Bologna imprimendo frasi a caratteri cubitali contro gli assassini delle donne in quanto donne.

Attraverso il Collage, violenze e crimini contro le donne vengono raccontati e denunciati per combattere la violenza domestica ma anche l’indifferenza dei governi.

 

Lotta sui muri contro i femminicidi: il Collage come strumento di denuncia e lotta

Il Collage è uno straordinario strumento di espressione, sensibilizzazione, denuncia, protesta e lotta con l’intento di contrastare la violenza e fermarla.

Dai muri delle città francesi si leva una forte protesta, una richiesta urlata per spingere il governo Macron ad agire, a fare di più per tutelare le donne.

Lo scorso anno, in Francia sono state uccise dai partner 146 donne, il 21% in più rispetto al 2018.

Le attiviste ricordano i numeri inquietanti a livello globale: ogni anno 219 mila donne sono vittime di violenza coniugale, ogni 48 ore una donna muore sotto i colpi di un proprio congiunto (marito, amante o padre).

Questa campagna di protesta è, di fatto, illegale. Incollare manifesti sui muri ed altri spazi è vietato, si compie un atto di vandalismo punito con sanzioni fino a 4.000 euro. Eppure non si ferma: i collage hanno inondato Parigi di frasi e nomi. Succede ovunque, lungo i tunnel in periferia e nei monumenti commemorativi come quello eretto al 44 di rue Bouvier, nell’11° Arrondissement di Parigi. Storia che si fonde con la cronaca più nera.

 

FEMMINICIDIO: FRASI SHOCK PER SCUOTERE LE COSCIENZE

“Papà ha ucciso mamma”

“Lei lo lascia, lui la uccide”

“Il silenzio non è consenso”

“Dicevi che mi amavi, ma era sempre uno stupro”

“Tra 20 femminicidi è Natale”

“Più ascoltate da morte che da vive”

“Non voglio morire”

“Emilie, 38 anni, e Laura, 18 anni, assassinate a Montauban”

“Razia, 34 anni. 7 denunce. Pugnalata”

“Numero 18, Caroline. Abbattuta da Cedric, il suo ex”

“Salomé, centesima vittima di femminicidio del 2019”

“Femminicidi, di chi è la colpa?”

“Alle nostre sorelle assassinate”

“Ha denunciato, ma è morta lo stesso”

“Il patriarcato uccide”

“Sopravvissute alle violenze patriarcali: noi vi crediamo”

“Non si uccide per amore”

“Alle donne assassinate, la patria indifferente”

 

Frasi forti, slogan, messaggi diretti, un nome scritto accanto all’altro.

I muri di Parigi sono fogli di giornale in pietra che denunciano la cronaca di un anno di omicidi con lettere maiuscole nere o rosse su carta bianca. Ci sono i nomi di tutte: Karine, Fadela, Jacqueline, Anne-Sophie, Anne Laurie, Johanna, Aurelia, Letitia, Valerie, Florence… Centoundici nomi, quelli appartenuti alle donne uccise dal 30 agosto 2019. E’ una data importante, il giorno del primo collage (illegale) dipinto o incollato sui muri dal gruppo di attiviste francesi “Collages Femminicides Paris”.

Dal primo Collage (un muro enorme ricoperto da scritte nere) contenente i 111 nomi delle vittime di femminicidio del 2019, le affissioni sono salite a 1500 non solo a Parigi ma in varie città della Francia.

Chiunque creda in questa causa può partecipare. Basta armarsi di fogli, pennarelli neri, colla e pennello.

Certe volte, i muri diventano una lavagna per istruire i passanti sulla definizione di femminicidio, sui segnali visibili di violenza domestica, sulla mentalità patriarcale.

Femminicidio: “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”.

 

LA LOTTA VA AVANTI, NONOSTANTE TUTTO

La lotta sui muri contro i femminicidi non si ferma. Va avanti a colpi di colla, secchi e pennelli nonostante i rischi, le sanzioni, i controlli della Polizia.

L’obiettivo è far arrivare i messaggi nella vita ordinaria, quotidiana, proprio dove avviene la violenza. L’indifferenza deve arrendersi di fronte a muri che parlano e raccontano fatti di violenza e crimine quotidiani. E’ impossibile distogliere lo sguardo, è tutto davanti agli occhi di tutti. Chiunque attraversa una strada e non può fare finta di nulla. Non ha scuse per voltarsi verso l’indifferenza, deve guardare in faccia la realtà.

Per troppo tempo (e ancora oggi) il fenomeno della violenza sulle donne e del femminicidio è rimasto nell’ombra o, peggio ancora, banalizzato, giustificato.

Se i passanti strappano o imbrattano di vernice i collage, le attiviste ricompongono le parole e li restaurano.

La campagna dei collage è stata ideata da Marguerite Stern, figlia di un alcolista che ha vissuto sulla sua pelle la violenza domestica insieme a sua madre. Nell’estate del 2019, ha lanciato un appello sui social network a cui hanno risposto decine di donne.

Ci riprendiamo le strade che prima ci facevano paura” hanno dichiarato le attiviste francesi.

Nel mese di novembre 2019, il governo francese ha introdotto nuove misure per contrastare la violenza di genere (istruzione, un numero maggiore di assistenti sociali nelle stazioni di Polizia) ma non basta. Si tratta di sforzi insufficienti e sottofinanziati – risponde il gruppo di attiviste.

Le affissioni hanno raggiunto altre zone della Francia (come Lione, Bordeaux, Marsiglia, Grenoble). Il movimento di protesta continua e si diffonde in altre città europee e nel mondo.

E’ la risposta dei gruppi al crescente problema della violenza domestica, abusi sessuali e femminicidi, fenomeni ignorati dal Governo.

 

COLLAGES FEMMINICIDI: LA DENUNCIA SUI MURI A MILANO E BOLOGNA

I Collages hanno viaggiato in tutta Europa fino a Londra, Praga, Lisbona e Madrid.

Il movimento di protesta si è diffuso anche in Italia, prima a Milano e poi a Bologna.

Sull’esempio delle Colleuses francesi, anche le “incollatrici” italiane hanno cominciato a tappezzare i muri delle città con frasi brevi, dirette, a caratteri cubitali contro la violenza sulle donne ed i femminicidi ricordando che bisogna denunciare.

Il gruppo di Milano è partito dall’iniziativa di Dora (28 anni) che vive a Parigi ed ha partecipato alle azioni delle colleuses nella capitale francese. Tornata in Italia per le vacanze di Natale, ha deciso di organizzarsi con altre ragazze. “È una forma di comunicazione urbana che permette alle donne uccise di riprendersi lo spazio pubblico, facendo parlare i muri” ha spiegato Dora.

Il gruppo, talvolta, deve vedersela con passanti o persone che dalle finestre assistono alle loro azioni e che avvisano Vigili e Polizia. C’è anche chi, infastidito dalle scritte sui muri, pubblica video sui social in cui minaccia con violenza le attiviste. In qualche occasione, le ragazze vengono insultate o aggredite.

A Bologna il movimento ispirato alle attiviste francesi si chiama “Collages femminicidi” ed è stato creato a gennaio 2020: è formato da un gruppo di ragazze tra i 20 ed i 35 anni, studentesse e lavoratrici, anche vittime di violenza. Questa iniziativa le rende libere perché non si sentono più sole, sanno di far parte di un esercito di donne pronte a lottare.

FRANCESCO CIANO

Francesco Ciano

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