CODICE ROSSO, PRIMI RISULTATI, PRIME DIFFICOLTA’

CODICE ROSSO, PRIMI RISULTATI, PRIME DIFFICOLTA’
Settembre 13, 2019 Francesco Ciano
PIU SICUREZZA CODICE ROSSO

CODICE ROSSO OPERATIVO: PRIMI RISULTATI, OPINIONI, COSA NON FUNZIONA

 

La recente normativa contro la violenza di genere e lo stalking è entrata in vigore il 9 agosto. Codice Rosso operativo in tutta Italia: funziona? La ‘corsia preferenziale’ dimostra di snellire le procedure?

Il Codice Rosso rivela carenze già ampiamente previste, in questa sua prima fase di operatività. Lo dimostrano i recenti fatti di cronaca e lo confermano direttamente gli addetti ai lavori: Forze dell’Ordine e Procure.

La legge 69 del 25 luglio 2019 introduce modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale riguardo alla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, maltrattamenti, stalking, violenza sessuale. Prevede un’accelerazione per l’avvio del procedimento, indagini più veloci, una maggiore garanzia di protezione per la vittima e pene più severe.

Ben vengano gli interventi tempestivi, le attivazioni immediate della Procura, ma la macchina risulta per ora ingolfata.

Il problema di ieri resta quello di oggi: l’approccio emergenziale. L’obbligo di sentire la vittima che denuncia entro 3 giorni trasforma la Procura in una specie di pronto soccorso ma non permette di selezionare i casi più gravi ed urgenti.

Il boom di denunce ha intasato le Procure impreparate a gestire una mole enorme di lavoro. Con l’entrata in vigore del Codice Rosso si sono moltiplicate le denunce di violenza contro le donne e sono in costante aumento. La carenza di personale può far correre il rischio di depotenziare gli strumenti di tutela della vittima e prevenzione dei reati? E’ ancora presto per rispondere: nel lungo termine, il giudice milanese Fabio Roia è ottimista.

 

CODICE ROSSO OPERATIVO: UN BOOM DI DENUNCE INTASA LE PROCURE

A soli 20 giorni dall’entrata in vigore del Codice Rosso, si è registrata un’impennata di denunce.

In base ai dati forniti da Lella Palladino (presidente della rete dei centri antiviolenza Di.Re), soltanto a Milano siamo ad una media di 40 al giorno, a Napoli 30, a Roma 20. Ciò dimostra che le donne sono incoraggiate dalla legge a rivolgersi alla Polizia o ai Carabinieri.

In particolare, a Milano gli uffici della Procura e quelli del pm sono stati sommersi da segnalazioni di presunti abusi, atti persecutori e violenze (40 al giorno per altrettanti fascicoli da aprire e casi da gestire).

In realtà, non sono aumentati gli episodi; il boom è l’effetto diretto della legge.

Le vittime di maltrattamenti, stalking, revenge porn, violenza sessuale e lesioni aggravate ad opera di familiari o conviventi con la nuova legge devono essere sentite dal pm entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Tempi strettissimi, pene aumentate, obbligo da parte della Polizia Giudiziaria di comunicare subito al magistrato le notizie dei suddetti reati.

La notizia buona è che il Codice Rosso spinge le vittime di violenza a denunciare.

La notizia critica riguarda tre grandi problemi riscontrati nelle Procure italiane:

  • il ‘limite’ dei 3 giorni per ascoltare le vittime (che non permette una valutazione dell’effettiva necessità dell’atto urgente);
  • la carenza di organico sufficiente a gestire una mole di lavoro in costante aumento;
  • la mancanza di formazione adeguata per magistrati e Forze dell’Ordine.

Lella Palladino spiega che la formazione culturale degli addetti ai lavori è basilare: molte donne continuano ad essere uccise perché chi esamina i loro casi sminuisce la portata delle violenze o, peggio, trovano l’alibi della gelosia o follia.

Nel testo della legge non sono previsti finanziamenti per la formazione delle Forze dell’Ordine e dei magistrati.

 

PROCURE IN TILT: I LIMITI DEL CODICE ROSSO OPERATIVO

Le Procure in tilt non nascondono la difficoltà nella gestione: tempi di azione troppo stretti, turni lavorativi massacranti per i pm e per il personale degli uffici, da tempo in carenza di organico.

Nella Procura di Roma, ad esempio, devono essere aperti almeno 400 fascicoli al mese, tutti gestiti dagli 11 pubblici ministeri che fanno parte del pool antiviolenza.

A causa dei tempi strettissimi imposti dalla nuova legge i casi meno gravi rischiano di oscurare quelli più gravi. Un palpeggiamento viene trattato con la stessa rilevanza di un bambino maltrattato in casa.

Maria Monteleone, magistrato che coordina il pool antiviolenza di Roma, considera il limite di 3 giorni irragionevole: “Non consente una valutazione dell’effettiva necessità dell’atto e rende tutto urgente. Se tutto diventa urgente, nessun caso lo è più”.

Il tutto va ad ingolfare la macchina della giustizia già da tempo sofferente di organico e risorse.

Oltretutto, il Codice Rosso viene considerato troppo generico, carente di indicazioni precise. Ad esempio, non è permesso archiviare automaticamente fascicoli privi di notizia di reato o impossibili da lavorare: è sempre necessario sentire il denunciante, anche quando si tratta di un atto inutile per le indagini, oppure bisogna fare un provvedimento specifico e motivato. Questo passaggio impedisce un rapido smaltimento dei fascicoli.

Il procuratore di Tivoli (Roma) Francesco Menditto ha applicato uno schema simile al triage del pronto soccorso, diviso tra rosso e verde (rispettivamente, per segnalazioni più o meno urgenti).

 

CODICE ROSSO OPERATIVO: COME FUNZIONA L’AUDIZIONE DELLE VITTIME

Le informazioni raccolte quando la vittima viene ascoltata si basano su sei domande in cui si chiede se:

  • vi sono minori coinvolti;
  • l’autore delle violenze possiede armi o sostanze pericolose;
  • l’indagato ha problemi di dipendenze da stupefacenti, alcol, psicofarmaci o se è affetto da ludopatia (dipendenza dal gioco d’azzardo);
  • la vittima è in una situazione protetta o no;
  • tra la data di presentazione della denuncia e quella dell’audizione si sono verificati altri episodi allarmanti;
  • esistono testimoni, altre persone a conoscenza dei fatti.

Valutazione e selezione dei casi più gravi ed urgenti si basano su determinati requisiti di chi denuncia ovvero:

  • vittime minorenni (che necessitano di audizioni protette con sostegno psicologico);
  • donne ancora conviventi con chi le maltratta;
  • autore del reato arrestato in flagranza.

 

CODICE ROSSO OPERATIVO: IL CASO DI ADRIANA SIGNORELLI

Adriana Signorelli è stata uccisa a Milano con 5 coltellate nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre dal marito, Aurelio Galluccio.

Vittima di maltrattamenti, atti molto violenti, minacce di morte, la notte tra il 27 e il 28 agosto, la donna aveva denunciato l’ennesima aggressione da parte del marito attivando il Codice Rosso.

E’ stata sentita dalla Polizia Giudiziaria che, nell’informare tempestivamente la Procura e in attesa di provvedimenti, le aveva consigliato di cambiare casa trasferendosi dalla figlia.

Come se bastasse cambiare casa per sfuggire a certi uomini violenti capaci di terrorizzare un intero condominio. Indicarle una casa rifugio sarebbe stato più sicuro.

Fatto sta che Adriana Signorelli ha promesso di trasferirsi dalla figlia per qualche giorno ma non ha mantenuto la promessa. Se si fosse trasferita si sarebbe salvata dal femminicidio? Il genero, nel frattempo, le ha cambiato la serratura della porta di casa. Adriana andava protetta, non esiliata, ma è stata lasciata sola.

Probabilmente, sarebbe più semplice fermare l’uomo violento ed inserirlo all’interno di una comunità protetta con un rigido e serio programma che preveda supporto psicologico e monitoraggio costante. Nel caso in cui non accettasse, l’alternativa potrebbe essere il carcere dove svolgere lavori di pubblica utilità.

In sostanza, non è la vittima che deve nascondersi o essere controllata ma l’aguzzino che deve essere fermato, monitorato e rieducato.

 

“NESSUNO VUOLE CONTESTARE IL CODICE ROSSO, IL PROBLEMA È COME GESTIRLO”

Parlando del recente caso di maltrattamenti culminato nell’omicidio di Adriana Signorelli, Francesco Greco, capo della Procura di Milano, definisce il femminicidio come qualcosa che non nasce da una follia umana ma che cova per lungo tempo in una mente deviata, accecata dal senso di possessività e rabbia.

Paolo Crepet lo definisce ‘feudalismo affettivo’ di uomini che pensano alla loro donna come ‘roba mia’ di cui poter fare ciò che vogliono.

Riguardo al primo mese di operatività del Codice Rosso, Greco fa il suo personale resoconto:

Nessuno vuole contestare il Codice Rosso, dico che sta diventando un problema a livello pratico, il problema è come gestirlo. Da quando è entrato in vigore, ci sono 30 allarmi al giorno, pari al numero di casi che vengono immediatamente segnalati in Procura dalle Forze dell’Ordine. Questo ci impedisce di concentrarci sui casi più gravi”.

Ricordiamo che tutti i casi per legge devono essere trattati con urgenza.

Il procuratore aggiunto Letizia Mannella ha spiegato che la carenza negli organici della Procura è drammatica (l’assenza di cancellieri e personale amministrativo): questo crea diversi problemi di gestione.

 

IL ‘SOGNO’ DEL CODICE ROSSO SI SCONTRA CON LA REALTÀ

Senza avere la possibilità di valutare la reale gravità di una storia di violenza, l’impianto normativo del Codice Rosso rischia di intasare anziché agevolare la soluzione dei casi gravi.

L’uomo dominatore, possessivo, tirannico e rabbioso che vuole sottomettere la donna e non accetta la fine di una relazione, prima di compiere il gesto estremo, lancia sempre dei segnali. E’ su quei segnali che agenti della Polizia giudiziaria e magistrati con formazione da hoc dovrebbero intervenire per prevenire il peggio.

La valutazione del rischio, seppure ben eseguita, non basta: serve un intervento concreto di protezione e messa in sicurezza delle vittime, una riforma complessiva del sistema delle misure di sicurezza, un percorso di natura terapeutica riabilitativa per gli indagati, un’azione di contrasto alla ‘incultura’ dell’odio di genere, un cambiamento culturale.

Nel testo della legge è previsto l’obbligo di attivare corsi specialistici per gli operatori delle Forze dell’Ordine ma non vi è traccia di finanziamenti.

Il Codice Rosso ha il limite di sempre: prevedere interventi punitivi piuttosto che preventivi. Si interviene quando determinati fatti, talvolta fatali, si sono già verificati. Al contrario, le vittime devono conoscere l’esistenza dei centri antiviolenza e delle case rifugio, sapere come accedervi in tempi stretti per proteggere se stesse e i propri figli. Manca un collegamento tra chi raccoglie le segnalazioni ed i centri antiviolenza? Forse.

Emerge la necessità di trovare un modo per coordinare al meglio il lavoro di pm e Polizia giudiziaria. Serve un compromesso tra esigenza di giustizia e funzionamento degli uffici giudiziari. Servono linee guida per i magistrati, una task force della Polizia giudiziaria che sia posta nelle condizioni di valutare l’urgenza dei casi da trattare. Il ‘sogno’ del Codice Rosso varato senza stanziamento di fondi si scontra con la realtà: è necessario incrementare il personale ed organizzare corsi specifici di formazione.

 

FABIO ROIA: “FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE”

Se, da una parte, il caso emblematico di Adriana Signorelli ha acceso il dibattito che merita, dall’altro, si parla poco dei tanti interventi tempestivi che stanno impegnando le Forze dell’Ordine in Italia, nell’ultimo mese.

Tra le varie vicende positive, citiamo la misura di allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento di un uomo ultrasettantenne di Chiavari accusato di maltrattamento nei confronti della moglie ottantenne. A ferragosto l’aveva picchiata brutalmente e l’anziana donna era finita in ospedale. L’intervento tempestivo delle Forze dell’Ordine l’ha messa in salvo.

Fabio Roia, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, cosa ne pensa?

Il giudice milanese, forte dei suoi trent’anni trascorsi al fianco delle donne vittime di violenza, è ottimista. L’impennata di denunce che stanno intasando i tribunali in Italia sono motivo di soddisfazione per lui. “Finalmente qualcosa si muove. L’aumento delle denunce è un dato positivo, ma occorre la competenza dei procuratori per capire chi ha davvero priorità”.

 

“A LUNGO TERMINE, ASSISTEREMO A UNA DIMINUZIONE DEI FEMMINICIDI”

Secondo Roia, stiamo assistendo ad un fenomeno positivo, il meccanismo giudiziario sta subendo una scossa.

In base alla legge del 2013, veniva data priorità alle cause di violenza e stalking solo in fase processuale, a fine indagini. Dalla denuncia alla presa in carico passava troppo tempo: le vittime o dovevano restare a lungo nelle case rifugio o erano esposte al rischio di nuove violenze.

E’ subentrata l’ansia da parte delle Forze dell’Ordine e delle Procure per le troppe richieste ricevute ma le denunce, finalmente, si muovono e vengono trasmesse subito ai pm.

Se guardiamo a lungo termine, credo che assisteremo a una diminuzione dei femminicidi” afferma con ottimismo Fabio Roia. La forte riduzione dei tempi di attesa tra denuncia e presa in carico diminuisce anche il tempo in cui la violenza può degenerare mettendo a rischio la vita della vittima.

Roia non nasconde l’aspetto negativo del Codice Rosso: se tutto diventa urgente finisce che niente lo è davvero. Al contrario, è fondamentale capire quale denuncia ha carattere prioritario: qui entra in gioco la competenza e specializzazione delle Forze dell’Ordine e dei pubblici ministeri.

In Italia “il 70% delle Procure ha almeno un magistrato con competenze specifiche nel campo del contrasto alla violenza sulle donne. La legge sul Codice Rosso ha reso obbligatoria la formazione per le forze dell’ordine in questo senso”. Ciò che serve ora è “capitalizzare il vantaggio che la riduzione dei tempi ci sta offrendo” conclude Fabio Roia.

Pensiamo che il Codice Rosso debba essere inteso come punto di partenza, non certo di arrivo, e che non possa funzionare a costo zero.

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