18-02 DDL PER FERMARE I FIGLICIDI

18-02 DDL PER FERMARE I FIGLICIDI
18 Febbraio 2022 Francesco Ciano
ddl per fermare i figlicidi

DDL PER FERMARE I FIGLICIDI: PETIZIONE UDI E ASSOCIAZIONE FEDERICO NEL CUORE

 

Il 13 ottobre 2021 è stato presentato al Senato il DDL per fermare i figlicidi, ovvero il Disegno di Legge 2417 a firma dei senatori Valente, Rizzotti, Papatheu, Vono, Laforgia, Fedele, Pittella, Rampi, Giacobbe e Iori. Con questo decreto legge si chiede di introdurre garanzie più adeguate e stringenti a tutela dei minori nell’ambito di situazioni familiari a rischio.

La tragica vicenda di Morazzone ha dimostrato, una volta di più, le falle del sistema di protezione dei minori, norme tutelari imperfette. In sostanza, il decreto legge chiede l’inserimento nel Codice civile dell’art. 317 ter (Provvedimenti riguardo ai figli nei casi di violenza di genere o domestica).

La proposta è partita dall’Associazione Federico nel cuore Onlus e da UDI (Unione delle Donne in Italia).

Federico Barakat, ucciso nel 2009 dal padre all’età di 8 anni in ambito protetto nell’ASL di San Donato Milanese) resta nel cuore di tutti noi. A partire da quella vicenda, negli ultimi 12 anni l’ASL di San Donato Milanese ha monitorato i casi di cronaca legati ai figlicidi. In tandem con l’UDI, l’ASL si è impegnata a proporre un disegno di legge in grado di dare una risposta adeguata al tragico fenomeno del figlicidio, strettamente legato alla violenza domestica ed al femminicidio.

Purtroppo, non si tratta di un caso isolato: dal 2009 ad oggi sono stati uccisi 515 bambini secondo le stime dell’Associazione Federico nel cuore. E’ un numero di figlicidi impressionante, drammatico, che non si arresta. Bisogna intervenire a livello legislativo ed operativo per colmare le lacune normative.

 

DDL PER FERMARE I FIGLICIDI: L’INTRODUZIONE DELL’ART. 317 TER NEL CODICE CIVILE

La riforma dell’art. 317 ter stabilisce che, nei casi di violenza domestica, il giudice possa disporre (anche d’ufficio) l’immediata sospensione del diritto di visita del genitore violento. Previo immediato coordinamento con le altre autorità giudiziarie, il magistrato è tenuto ad assumere misure di protezione disponendo temporaneamente l’affidamento del minore all’altro genitore oppure ai parenti dell’altro genitore entro il 4° grado.

Tale norma risponde alle esortazioni formali contenute nell’ultimo Rapporto Grevio del 13 gennaio 2020 sull’attuazione della Convenzione di Istanbul. Soprattutto, bisogna fornire subito una risposta legislativa attesa da anni ai tanti casi di minori coinvolti nell’ambito della violenza domestica.

Oltretutto, questo disegno di legge secondo gli ideatori riprende il contenuto degli emendamenti presentati al disegno di Legge Delega al Governo per l’efficienza del processo civile (Atto Senato n. 1662).

L’Associazione Federico nel cuore Onlus, UDI e chiunque consideri giusto tutelare i minori ritengono che sia giunto il momento di riconoscere nei tribunali e nei servizi sociali che un padre violento non può essere un buon padre, anzi è pericoloso per i figli.

Gli uomini violenti non devono essere mai considerati padri adeguati e non deve essere loro consentito di vedere i bambini”: è ciò che afferma anche la presidente di D.i.Re, Antonella Veltri. Un genitore violento non ha diritto a frequentare il proprio figlio, ma le donne vittime di violenza continuano a non essere credute né prese in considerazione: in più, rischiano di essere definite madri ‘alienanti’ se cercano di proteggere i figli da padri violenti. La pericolosità di questi ultimi viene spesso sottovalutata in nome della cosiddetta bigenitorialità.

Dopo l’ennesimo fatto di cronaca, non si può più accettare che un minore sia esposto ai pericoli conseguenti ad una relazione con una persona violenta. E’ inaccettabile e non si può più attendere.

 

LA PETIZIONE LANCIATA DA UDI E DALL’ASSOCIAZIONE FEDERICO NEL CUORE

UDI e l’Associazione Federico nel cuore hanno sollecitato la Ministra Cartabia e la Presidente del Senato Casellati affinché il DDL per fermare i figlicidi venga discusso ed approvato in tempi brevi per prevenire il più possibile il fenomeno.

L’Unione Donne in Italia insieme ad Antonella Penati (madre di Federico Barakat) ed all’Associazione Federico nel cuore hanno lanciato una petizione su change.org invitando tutti a firmare per sostenere l’approvazione urgente del Disegno di Legge 2417 in nome della tutela dei minori. Servono garanzie più stringenti sulla sicurezza dei bambini; Senato e Parlamento devono fare il possibile per approvarlo. In questo modo, si rende partecipe anche l’opinione pubblica di un impegno ideale per tentare di fermare la strage di bambini.

E’ possibile trovare la petizione online cliccando su questo link

https://www.change.org/p/maria-elisabetta-alberti-casellati-fermiamo-i-figlicidi-ddl2417subito?fbclid=IwAR3IqcGTpT2lPzBAl2um2NQ4Tc0DnRXw73kUkxSg3PID_aKFEHL3rc7XZ6g

Nel momento in cui scriviamo, hanno firmato 17.374 persone.

 

FIGLICIDIO DI DANIELE PAITONI: LE LACUNE NORMATIVE EMERSE DALL’ENNESIMA TRAGEDIA

Nessuno è stato ritenuto responsabile della morte del piccolo Federico Barakat. Pur essendo stato affidato allo Stato, le sentenze italiane e della Cedu sanciscono un fatto tremendamente sbagliato: lo Stato non ha l’obbligo di proteggere minori in ambito protetto.

Il figlicidio di Daniele Paitoni avvenuto a Morazzone (Varese) per mano del padre che, così facendo, ha voluto vendicarsi della ex, madre del bambino (violenza vicaria) è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ha reso consapevole l’opinione pubblica della sussistenza di mancata interazione tra le istituzioni giudiziarie.

Il fatto che sia stato concesso il diritto di visita del bambino ad un genitore su cui pendeva un procedimento penale per aver accoltellato un collega al lavoro, ha fatto sorgere un dubbio: i vari uffici del Tribunale di Varese comunicavano tra loro? A quanto pare no.

Come ha dichiarato Valeria Valente, la piena circolarità delle informazioni nei procedimenti giudiziari (nel caso di Varese tra procura e gip) non ha funzionato come dovrebbe.

L’uomo era stato denunciato per maltrattamenti, lesioni e minacce con Codice Rosso attivato: in mancanza di elementi certi, la giudice avrebbe potuto applicare la Convenzione di Istanbul allo scopo di negare al padre il diritto di frequentazione del bambino, richiesto in caso di concessione degli arresti domiciliari.

La Convenzione di Istanbul, ratificata in Italia nel 2013, è uno strumento normativo essenziale nell’ambito della lotta contro la violenza sulle donne e sui bambini: serve a prevenirla, a favorire la protezione delle vittime impedendo l’impunità degli autori di violenza. Nel caso di Varese, si sarebbe potuto applicare l’art. 31 della Convenzione per garantire che l’esercizio dei diritti di visita o custodia dei figli non comprometta diritti e sicurezza della donna vittima di violenza e dei minori.

E’ necessario un tempestivo ed incisivo intervento da parte dell’autorità giudiziaria quando viene allegata o denunciata la violenza domestica. Ciò che non si è verificato nel caso di figlicidio di Daniele Paitoni.

FRANCESCO CIANO

 

 

 

 

 

Francesco Ciano

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