FEMMINICIDIO, ITALIA DA RECORD

FEMMINICIDIO, ITALIA DA RECORD
29 Novembre 2019 Francesco Ciano
FEMMINICIDIO ITALIA RECORD NERO

RAPPORTO EURES FEMMINICIDIO 2018: RECORD NERO IN ITALIA

 

I dati risultanti dal Rapporto Eures Femminicidio 2018 fotografano un fenomeno in drammatica crescita nel nostro Paese.

Nel 2018, sono state uccise 142 donne, il più alto numero censito da un rapporto sui femminicidi.

In salita anche il numero di donne anziane uccise, in gran parte dei casi in ambito familiare.

Insieme alla violenza di genere aumentano le denunce per violenza sessuale, stalking e maltrattamenti in famiglia.

Una TRAGEDIA.

L’Eures ha già censito il numero di donne vittime di femminicidio in Italia nei primi 10 mesi del 2019: sono 94, circa un omicidio ogni 3 giorni, di cui 80 commessi in ambito familiare/affettivo e 60 all’interno di una relazione di coppia.

Eures ha anche pubblicato il resoconto dei femminicidi avvenuti negli ultimi vent’anni in Italia. Dal 2000 ad oggi, le donne uccise in Italia sono state 3.230 (il 29,8% del totale degli omicidi), di cui 2.355 in ambito familiare (72,9% delle donne vittime) e 1.564 per mano del proprio coniuge o ex partner (66,4% dei femminicidi familiari).

Seppure le violenze denunciate restino sempre di molto inferiori a quelle realmente subite (12% fino all’anno scorso), le denunce hanno subito un’impennata soprattutto dopo l’entrata in vigore del Codice Rosso, la legge che tutela le vittime di violenza di genere.

Ci auguriamo che la legge Codice Rosso, entrata in vigore il 9 agosto scorso, riesca a contenere e ridurre  progressivamente il numero di femminicidi arginando questa terrificante ondata di violenza.

RAPPORTO EURES FEMMINICIDIO 2018: UN ‘AFFARE’ DI FAMIGLIA

L’ennesimo bollettino di guerra: 142 donne vittime di femminicidio con un aumento dello 0,7% rispetto al 2017. Il tasso più alto mai registrato in Italia: 40,3% contro il 35,6% del 2017 ed a fronte della media riferita al periodo 2000-2018 (29,8%).

Dal rapporto Eures “Femminicidio e violenza di genere in Italia” emerge l’aumento drammatico del numero di femminicidi in ambito familiare (+6,3% rispetto al 2017, da 112 a 119).

Nell’85,1% dei casi, le donne sono state uccise in casa per mano di partner o ex partner.

La più alta percentuale di femminicidi avviene all’interno della coppia (78 vittime ovvero il 65,6% del totale), in aumento del 16,4% rispetto alle 67 vittime registrate nel 2017. In 59 casi (75,6%) si è trattato di coppie ‘unite’ (coniugi conviventi), mentre 19 vittime (24,4% in ambito familiare) sono state assassinate da ex partner.

Risulta stabile o in flessione la presenza di altre figure: il numero di madri uccise diminuisce (da 18 passa a 14), quello delle sorelle scende da 5 a 3, mentre quello delle figlie uccise passa da 12 a 13.

Nel 28% dei casi ‘noti’, sono stati riscontrati maltrattamenti precedenti ai danni delle vittime (violenze fisiche, stalking, minacce), spesso conosciuti da terze persone.

Il Nord conferma il più alto numero di donne uccise nel 2018.

Vediamo la classifica nera in Italia:

  • Nord: 66 donne uccise, il 45% del totale, di cui 56 in famiglia;
  • Sud: 50 casi (35,2%) di cui 42 in famiglia;
  • Centro: 26 casi (18,3%) di cui 21 in famiglia.

La regione col più alto numero di femminicidi è stata la Lombardia (20), seguita da Campania (19), Piemonte (13) e Lazio (12). A livello provinciale, il dato più alto è stato registrato a Caserta e a Roma (9 vittime), seguiti da Monza Brianza (7) e Milano (4).

FEMMINICIDIO IN ITALIA: MOVENTE E STRUMENTI DI MORTE

Il dossier Eures evidenzia il movente principale: gelosia e possesso nel 32,8% dei casi. Ciò che, in passato, veniva definito delitto passionale e che, oggi, risulta essere una definizione decisamente impropria. A seguire: liti e dissapori (16%) e disagio della vittima (15,1%).

Principale strumento di morte: armi da fuoco con 46 vittime contro le 22 del 2017 e le 33 del 2016. Seguono armi da taglio ma anche mani nude (strangolamento, soffocamento, percosse, precipitazione).

Un altro dato sconcertante: sale anche il numero di donne anziane uccise (33,8% delle vittime totali). Nel 2018, sono state 48 le ultra 64enni vittime di femminicidio, di cui 41 in ambito familiare.

Nel 28% dei casi, erano noti precedenti maltrattamenti a danno delle vittime.

Le donne straniere vittime di femminicidio rappresentano il 24,4% del totale (35, di cui 29 in ambito familiare).

RAPPORTO EURES FEMMINICIDIO 2018: IN FORTE AUMENTO I MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA

Il costante aumento dei casi non riguarda solo il femminicidio ma anche maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali e stalking.

Tra questi reati ascrivibili alla violenza di genere, il maggiore aumento si riscontra nei maltrattamenti in famiglia (+11,7% rispetto al 2017): sono stati 17.453 i reati denunciati, il valore più elevato negli ultimi 5 anni. L’81,6% del totale delle vittime risulta ucciso in ambito familiare: un dato in crescita rispetto al 2017 (80%).

Resta alta la percentuale delle vittime straniere (23,2% come nel 2017) con un indice di rischio 3 volte superiore rispetto alle donne italiane.

Preoccupante anche il numero di vittime minori (1.965 in totale, circa 6 al giorno): rappresentano l’11,1% delle vittime totali e sono in aumento rispetto al 2017 del 14%.

A livello regionale, la componente femminile incide in modo variabile con valori compresi tra l’83,9% del Piemonte ed il 74,5% della Calabria.

VIOLENZA SESSUALE E STALKING: LE DENUNCE SALGONO

Il Rapporto Eures Femminicidio 2018 analizza anche i casi di violenza sessuale e stalking.

Aumentano del 5,4% rispetto al 2017 le denunce per violenza sessuale: nel 2018, sono state 4.886, di cui 1.132 (25,9% del totale) si riferiscono a casi di minorenni. Il 92% delle violenze sessuali riguarda le donne, una su 4 è minorenne.

Il più alto numero di denunce per violenza sessuale spetta al Centro (casi in aumento dell’8,5% rispetto al 2017), seguito dal Nord (+8,3%) mentre al Sud il fenomeno è in flessione (- 2,7%).

Il dossier Eures riporta una crescita costante anche dei casi di stalking: 14.871 denunce (+4,4% rispetto al 2017, +19,5% rispetto al 2014). Le donne vittime di stalking rappresentano il 76,2% del totale (83% in Trentino Alto Adige): anche questa media aumenta rispetto al 73,9% del 2017.

Le vittime straniere rappresentano l’11,6% dei casi complessivi di stalking.

Il fenomeno dello stalking, da 5 anni a questa parte, è cresciuto di circa il 20%.

Ecco la classifica geografica dell’incremento del fenomeno stalking in Italia:

  • Nord +6,6% nell’ultimo anno, +12,7% tra il 2014 e il 2018;
  • Sud + 3,7% nell’ultimo anno, +26% tra il 2014 e il 2018;
  • Centro +1,9% nell’ultimo anno, +18,6% sul 2014.

Nel 2018, il Sud conta quasi il 44,7% delle complessive denunce registrate in Italia e il rischio più alto (una media di 32 denunce ogni 100 mila abitanti).

L’indice medio nazionale è di 24,6: la Sicilia è la regione con l’indice più alto di denunce (35 ogni 100 mila abitanti) e 10 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Seguono la Campania (34,4), Calabria (33,8) e Basilicata (30,2). La Campania è prima in classifica per il numero di denunce ovvero 2.004 nel 2018 (+9,8% rispetto al 2017).

Le regioni ultime in classifica in tema di stalking sono Valle D’Aosta (15), Veneto (15,1) e Trentino Alto Adige (15,6).

Risulta piuttosto contenuta la componente dei minori (3,8% del totale).

VIOLENZA SESSUALE O FISICA: DONNE SEPARATE E DIVORZIATE PIÙ A RISCHIO, DATI ISTAT

Secondo i dati Istat raccolti attraverso l’indagine sulla sicurezza delle donne, circa 3 milioni e 700 mila donne hanno interrotto una relazione (anche senza convivenza) che le portava a subire almeno un tipo di violenza fisica, sessuale o psicologica. Di queste, un milione erano separate o divorziate.

Oltre 2 milioni sono state vittime di violenza sessuale o fisica, di cui più di 600 mila separate o divorziate. Se ne deduce che le donne separate o divorziate sono più a rischio di violenza da parte dell’ex partner: il 36,6% ha subito violenza fisica o sessuale da parte del coniuge o convivente da cui si sono separate a fronte di una media del 18,9%.

Negli ultimi 5 anni, sono state 538 mila le donne vittime di violenza fisica o sessuale subita da ex partner anche non convivente. Tra queste, 131 mila erano separate o divorziate: il 65,2% delle separate e divorziate aveva figli al momento della violenza che, nel 71% dei casi, hanno assistito alla violenza e. nel 24,7%, dei casi, l’hanno subita.

Il 24,4% delle donne separate o divorziate si sono recate presso le forze di Polizia per denunciare la violenza ma, nel 60% dei casi, alla fine non hanno firmato il verbale.

Il 4,7% di queste donne si è rivolto ai centri antiviolenza o sportelli di aiuto mentre il 13,2% ignorava l’esistenza di queste strutture.

Si è trattato di violenze gravi nel 90% dei casi, molto gravi nel 62,9%: nel 45,6% dei casi, le vittime hanno subito ferite. Il 53,9% ha dichiarato di temere per la propria vita o quella dei figli.

Il 37,3% di queste donne ha lasciato il partner violento anche se solo temporaneamente, ma circa la metà di queste ha poi deciso di tornare a conviverci. Perché? Perché lui ha promesso di cambiare (37,7%), per concedergli una seconda possibilità (30,2%), per amore (16,4%), per il bene dei figli (27,6%).

LOTTA ALLA VIOLENZA DI GENERE: COSA MANCA IN ITALIA

Nonostante gli sforzi legislativi, continua a mancare la sensibilità verso un’emergenza sociale e i fondi per attuare in concreto la tutela delle donne.

Fondi per garantire un’adeguata formazione agli operatori (medici, forze di Polizia, organi giudiziari e forensi) ed assicurare i necessari strumenti per intervenire a tutela di chi denuncia una condizione di violenza.

Mancano i fondi e un’adeguata efficienza dei centri antiviolenza che, spesso, sono costretti a chiudere o sopravvivono a stenti, con il solo contributo di personale volontario e donazioni private.

Ad oggi, non è ancora stato emanato il decreto del Presidente del Consiglio per la ripartizione dei fondi antiviolenza 2019: un ritardo grave nell’assegnazione e nello stanziamento delle risorse in certi territori che rischia di far chiudere i centri antiviolenza e le case rifugio.

Senza contare che soltanto lo 0,39% dei fondi 2018 è stato liquidato dalle Regioni ai centri antiviolenza ed alle case rifugio. A circa 2 anni dall’emanazione del decreto, i fondi del 2017 sono stati erogati al 34%. Per gli anni 2015-2016, i fondi sono stati erogati al 63%. Lo denuncia ActionAid.

Considerando l’enorme ritardo nella distribuzione dei fondi destinati a centri antiviolenza e case rifugio, lo Stato italiano – burocraticamente parlando – non sembra considerare il fenomeno della violenza di genere come un’emergenza nazionale e una tragedia sociale vissuta anche dai tanti orfani di femminicidio.

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