FEMMINICIDIO: LA QUARANTENA UCCIDE PIÙ DEL CORONAVIRUS

FEMMINICIDIO: LA QUARANTENA UCCIDE PIÙ DEL CORONAVIRUS
5 Maggio 2020 Francesco Ciano

FEMMINICIDIO: 11 VITTIME, LA QUARANTENA UCCIDE PIÙ DEL CORONAVIRUS

 

Non vogliamo immaginare nel nostro Paese casi di femminicidio ai tempi del Coronavirus come quelli avvenuti in Florida o a Buenos Aires.

Del primo, avvenuto a metà marzo, è stata data notizia il 14 aprile. Lei, Gretchen Anthony, aveva chiesto il divorzio dal marito (David Anthony). Da quel maledetto momento, sono iniziati a partire dal cellulare della donna messaggi da cui trapelavano dettagli di un contagio da Covid-19. La verità è un’altra ed è terribile. David l’ha uccisa: ha coperto l’omicidio fingendo che la donna fosse malata di Covid-19. L’uomo diceva a tutti che lei era sul letto di morte, contagiata dal virus che costringe all’isolamento anche le donne vittime di violenza domestica. Il corpo di Gretchen non è ancora stato ritrovato.

L’altra vicenda, avvenuta a Chivilcoy (Buenos Aires) vede come protagonista Soledad Carioli Lespade, 25enne madre di due bimbe. E’ stata ricoverata in ospedale con sintomi di Covid-19 ed è morta dopo 24 ore ma non del virus. In seguito, il test è risultato negativo. Dalle radiografie risultava che è stata brutalmente picchiata con conseguente trauma cranico, costole e mascella fratturate. Il ‘virus’ di Soledad si chiama Flavio Emiliano Pérez (35 anni), il suo fidanzato. E’ stata vittima di un’altra epidemia, molto più pericolosa: la violenza maschile che sfocia nel femminicidio. Un virus presente nella società da sempre. Una pandemia sociale, la peggiore, per la quale non è previsto nessun lock-down.

Non vogliamo pensare che, anche in Italia, possa essere successo qualcosa del genere: femminicidi passati in sordina con la ‘scusa’ del Coronavirus. Sappiamo che, in fondo, non sono state eseguite autopsie alle persone decedute per Covid-19 e, nel caos che ha coinvolto gli ospedali, qualcosa potrebbe essere sfuggito.

Ciò che denunciamo in questo articolo è una strage: la strage da quarantena e isolamento da Coronavirus che ha spezzato la vita di 11 donne.

 

UNDICI VITTIME DI FEMMINICIDIO DAL 21 FEBBRAIO AD OGGI

Si chiamano Lorena, Alessandra, Gina, Irina, Irma, Barbara, Viviana, Bruna, Larisa, Rossella e Pamela le undici vittime uccise dalla ferocia della violenza maschile.

Fra tanti episodi di maltrattamento e violenza domestica – casi in aumento finiti nel silenzio della quarantena e dell’isolamento in piena emergenza Coronavirus – loro ci hanno rimesso la vita.

L’epidemia è stata la complice perfetta di partner possessivi e dominatori che, pur controllando le loro partner h24, non ci hanno pensato su due volte a massacrarle fino alla morte. In tre di questi casi, l’assassino è il figlio della vittima.

Alcuni dei partner assassini hanno avuto il coraggio di giustificare il delitto con la difficoltà della vita in comune, della convivenza forzata durante la quarantena. Le loro giustificazioni non hanno senso né peso. Gli autori di femminicidio non dovrebbero avere il diritto neanche di parlare. Evitiamo di dare peso alle giustificazioni, per rispetto delle 11 vittime. Vittime del lockdown dal 21 febbraio (giorno in cui è scoppiata l’epidemia in Italia) ad oggi, prese a botte, accoltellate, uccise con pistole e fucili. Donne di cui raccontiamo la storia.

 

LORENA: PRIMA VITTIMA DI FEMMINICIDIO ASSOCIATA AL COVID-19

Il primo caso di femminicidio collegato al Coronavirus è quello di Lorena Quaranta, 27 anni, laureanda in medicina. L’assassinio avviene il 31 marzo a Furci Siculo (Messina). L’autore è Antonio De Pace, 28enne di Vibo Valentia, il suo fidanzato, infermiere e studente in odontoiatria. Ha strangolato Lorena dopo averla ferita all’addome con un coltello per motivi ancora da chiarire.

Dopo averla uccisa, ha chiamato il 112 dicendo: “Venite, ho ucciso la mia fidanzata“. Poi ha ‘tentato’ di suicidarsi tagliandosi le vene sapendo che, comunque, i soccorsi stavano arrivando.

Nelle sue prime deposizioni, Antonio ha dichiarato: “L’ho uccisa perché mi ha attaccato il coronavirus“. Una menzogna: è bastato un tampone per smentire le sue dichiarazioni.

Abbiamo litigato e in uno scatto d’ira l’ho uccisa. L’ho accoltellata all’addome e poi è morta. Con una lampada l’ho colpita alla faccia. La lampada era sul comodino. Le mani le ho messe al collo. L’ho soffocata. Non ho altro da dire…”.

 

ALESSANDRA: UN COLPO DI FUCILE ALLA TESTA, UCCISA NEL SONNO

La tranviera Atm 47enne Alessandra Cità è morta il 18 aprile a Truccazzano (Milano). Il suo ex compagno l’ha uccisa nel sonno sparandole alla testa con un colpo di fucile a pompa calibro 12 che lei deteneva regolarmente. Dopo 9 anni di convivenza con Antonio Vena (47 anni), voleva lasciarlo.

Nonostante le liti e le tensioni, lei aveva accettato di ospitare in casa Antonio a causa della quarantena imposta dall’emergenza sanitaria.

L’ha ammazzata per gelosia. In passato, l’assassino è stato accusato di maltrattamenti dalla sua ex moglie.

 

VIVIANA: MASSACRATA DI BOTTE FINO ALLA MORTE

Viviana Caglioni, 34enne di Bergamo, è morta il 6 aprile massacrata con pugni e calci all’addome dal convivente Michele Locatelli, 42enne pregiudicato. Era una ragazza sola e disperata ed è stata ‘tradita’ anche dalla madre Silvana Roncoli. Sua madre continua a dire che “è stato un incidente“, perciò è stata accusata di favoreggiamento. La madre ha chiamato il 118 la notte fra il 30 e 31 marzo, un’ora dopo l’accaduto. Nella chiamata si è intromesso l’assassino dicendo “respira, non sta morendo, basta una classica ambulanza“. Invece, Viviana era gravissima ed è morta dopo una settimana di coma. E’ arrivata al pronto soccorso in coma e in ipotermia dopo aver passato ore sul pavimento.

Convivevano da mesi, l’ha uccisa per gelosia al culmine di una lite.

 

GINA LORENZA, AMMAZZATA A COLPI DI PISTOLA

Il 2 aprile a Rho (Milano), un colpo di pistola alla tempia ha spezzato la vita di Gina Lorenza Rota, 52 anni. E’ stata uccisa dal compagno convivente Terens Cacici, 38enne con precedenti penali per spaccio. Le ha sparato con una pistola illegale per, poi, suicidarsi.

Gina Lorenza lascia due figli avuti dal marito da cui non si era mai allontanata completamente. Forse, è questo il motivo per cui Terens l’ha uccisa. La madre di lui ha trovato i due corpi esanimi.

 

BRUNA UCCISA DAL MARITO INSIEME AL FIGLIO SIMONE

L’omicidio di Bruna Demaria (66 anni) e del figlio Simone (29 anni) è una tragedia familiare che nulla c’entra con questioni di gelosia. Bruna è stata uccisa a colpi di pistola il 12 marzo a Beinasco (Torino) dal marito Franco Necco (66 anni), ex vigile urbano.

L’uomo aveva programmato tutto. Ha ucciso prima il figlio, poi la moglie. Dopo il doppio omicidio, ha avvisato i carabinieri e si è sparato con la pistola che deteneva regolarmente.

Ha lasciato un messaggio sul suo PC in cui spiega la ragione di quel gesto disperato: problemi economici, la preoccupazione per il futuro di suo figlio.

In pochi attimi, ha deciso le sorti di un’intera famiglia.

 

BARBARA, ACCOLTELLATA PER IL SUO NO AD UNO STALKER

Uno stalker di vecchia data si è trasformato nell’assassino di Barbara Rauch, 28enne mamma di una bimba di 3 anni. Da tempo, lo chef 25enne Lukas Oberhauser (un suo ex  collaboratore) la perseguitava tanto che Barbara l’aveva denunciato per stalking. Era finito anche agli arresti domiciliari ma niente. Era innamorato ed ossessionato da lei: il fatto che si fosse sposata e fosse diventata mamma non l’ha fermato. Barbara aveva provato in tutti i modi a fargli capire che non era interessata a lui.

L’ha uccisa a coltellate dopo una lite il 9 marzo a San Michele di Appiano (Bolzano) aggredendola all’interno dell’enoteca di cui Barbara era titolare. Le telecamere hanno ripreso lo chef mentre entrava armato di coltello per, poi, uscire 5 minuti dopo.

 

IRINA: MASSACRATA DAL COMPAGNO E MORTA IN OSPEDALE

Irina Maliarenko, 39enne ucraina, era stata ricoverata il 18 febbraio all’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli per un’emorragia intestinale, con fegato e milza spappolati.

E’ deceduta la notte fra il 29 febbraio e l’1 marzo nel reparto rianimazione ma, prima di perdere conoscenza, si è confidata con i soccorritori. Era stato il suo compagno a massacrarla di botte.

 

IRMA UCCISA CON IL FUCILE DAL MARITO: CASO DI OMICIDIO/SUICIDIO

Il 30 marzo a Firenze, Silverio Chiarini (87 anni, ex cuoco) ha lasciato un biglietto sul divano: “Seppelliteci vicini“. Due parole scritte dopo aver ucciso la moglie Irma Bruschetini (97 anni) con un colpo di fucile e prima di suicidarsi con la stessa arma.

Due lontani parenti che, in periodo di quarantena, portavano a casa il cibo alla coppia, hanno ritrovato i corpi esanimi dei due coniugi.

 

LARISA, ROSSELLA E PAMELA UCCISE BRUTALMENTE DAI FIGLI

Le rispettive storie di Larisa, Rossella e Pamela sono agghiaccianti. Tre storie con un comune denominatore: un figlio assassino.

Il 4 marzo Larisa Smolyak, 49enne di Camaiore (Lucca), è stata uccisa dal figlio 29enne Andriy Bochsan con 40 coltellate ed un colpo di posacenere alla testa. La madre gli aveva chiesto per l’ennesima volta di trovarsi un lavoro ed è scoppiata una lite. Il ragazzo ha reagito con una violenza tale da impressionare gli stessi investigatori. Poi si è costituito chiamando i carabinieri: “Venite, ho ucciso mia madre“.

San Vito dei Normanni (Brindisi), 19 marzo. Nella notte, il 23enne Andrea Asciano uccide a coltellate (5 colpi al petto) la madre 51enne Rossella Cavaliere. I vicini hanno dato l’allarme ed il ragazzo, che si era già liberato del coltello, è stato bloccato dai Carabinieri sotto casa.

Il terzo episodio, avvenuto a Roma il 22 marzo, è agghiacciante. La 46enne Pamela Ferracci è stata decapitata dal figlio 19enne Valerio Maggi. Lei si stava separando dal marito che non viveva più in casa. Il ragazzo, forse sofferente di depressione, durante una lite ha colpito la madre al petto e al collo ferendo anche la sorella che ha tentato di difendere sua madre. La ragazza è riuscita a scappare chiedendo aiuto. All’arrivo dei Carabinieri, Valerio ha aperto la porta come nulla fosse, senza dire una parola.

 

IL COVID-19 SI COMBATTE CON IL DISTANZIAMENTO SOCIALE, IL ‘VIRUS’ DELLA VIOLENZA CON IL DISTANZIAMENTO FAMILIARE

La convivenza forzata amplifica la violenza domestica e le aggressioni per mano di uomini spietati.

Le richieste di aiuto, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono aumentate del 74,5%: lo riporta una rilevazione fatta dai centri antiviolenza D.i.Re.

Complessivamente, dal 2 marzo al 5 aprile 2020, i centri D.i.Re sono stati contattati da 2.867 donne: di queste, il 28% (806) non si erano mai rivolte prima ad un centro antiviolenza.

Le donne, in questo periodo di quarantena e isolamento, hanno difficoltà a chiedere aiuto. Non riescono a sfuggire al controllo dei maltrattanti neanche per chiamare il numero gratuito antiviolenza e antistalking nazionale 1522.

In emergenza sanitaria e lockdown, sono tante le vittime di violenza costrette a riaccogliere in casa mariti violenti rischiando direttamente e facendo rischiare anche i figli.

In natura, un virus ha un tempo per diffondersi e un tempo per morire.

Nella società, il ‘virus’ della violenza è duro a morire ed è questa la vera emergenza.

Una prima soluzione alla violenza domestica non è, di certo, il distanziamento sociale ma il distanziamento familiare.

Mogli e figli restano a casa, non devono essere loro a lasciare la propria abitazione” ha sottolineato il procuratore capo di Trento Sandro Raimondi nella sua decisione.

Laura Onofri, referente dell’associazione “Se non ora quando?” (movimento che promuove la forza e l’autonomia delle donne) segue le orme di Raimondi. Devono essere isolati e ‘distanziati’ gli uomini violenti con provvedimenti dei magistrati, indagini ancora più rapide, predisponendo strutture ad hoc come domicilio alternativo per i maltrattanti. Una soluzione del genere aiuterebbe le donne a denunciare di più i loro aguzzini.

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