MANOVRA CONTRO LA VIOLENZA 2020

MANOVRA CONTRO LA VIOLENZA 2020
31 Dicembre 2019 Francesco Ciano
MANOVRA VIOLENZA 2020

MANOVRA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE 2020: APPROFONDIMENTO

 

Tra tanti interventi previsti dalla legge di Bilancio, approfondiamo quella parte che ci sta a cuore: la Manovra contro la violenza di genere 2020.

E’ il focus di questo articolo e non poteva essere altrimenti.

La manovra licenziata nella notte del 23 dicembre scorso prevede lo stanziamento di 12 milioni di euro contro la violenza sulle donne, un milione di euro destinato al fondo per gli orfani di femminicidio. Nessuno riceverà più richieste di risarcimento da parte dello Stato o dell’Inps come è avvenuto per le due sorelle di Massa Carrara.

Le quote rosa passano dal 30 al 40% nei cda delle società quotate,

Approfondiamo un punto alla volta iniziando dai 12 milioni stanziati contro la violenza di genere.

 

MANOVRA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE 2020: 12 MILIONI DI EURO IN PIÙ

L’emendamento alla manovra approvato dalla commissione Bilancio del Senato ha stanziato 12 milioni di euro in più (4 milioni all’anno per il triennio 2020-2022) al fondo per in finanziamento del Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere.

Una buona notizia che si aggiunge ad altre misure come l’estensione del risarcimento allo sfregio del volto e la maggiore protezione degli orfani di femminicidio.

Valeria Valente, presidente della commissione Femminicidio, è la prima firmataria di questo emendamento.

L’associazione D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) accoglie la notizia senza grande entusiasmo. Principalmente, si augura che i 12 milioni siano destinati ai centri che rispondono alla definizione prevista dalla Convenzione di Istanbul.

Non basta aumentare i finanziamenti se non si verifica come e quando verranno erogati, con quale modalità le regioni li distribuiscono, quali indicazioni arrivano dal Dipartimento Pari opportunità alle regioni“.

Non dimentichiamo che il Rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite sull’Italia ha evidenziato le carenze e l’inadeguatezza dei luoghi di accoglienza delle donne in fuga dalla violenza.

I finanziamenti, già esigui e insufficienti, arrivano in ritardo.

In Alto Adige il sostegno finanziario è stato garantito grazie alla legge provinciale 10/89.

I criteri con cui le regioni distribuiscono i finanziamenti non sono uniformi – denuncia D.i.Re in Veneto.

La Regione Lombardia persevera nel ricatto economico ai centri antiviolenza che non forniscono i codici fiscali delle donne e, di conseguenza, non vengono finanziati.

In Campania non hanno ancora liquidato neanche i fondi del 2018.

In Calabria ciò che tiene in vita i centri antiviolenza è il massiccio ricorso al volontariato.

Questi sono solo alcuni esempi della situazione in cui versano i centri antiviolenza in Italia.

 

FONDO PER GLI ORFANI DI FEMMINICIDIO

Il 25 novembre 2019 il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha annunciato la notizia che attendevamo da tempo:

È pronto il decreto ministeriale per il fondo per gli orfani di femminicidio. I soldi non restituiscono l’affetto mancato ma con 12 milioni finanzieremo borse di studio, spese mediche, formazione e inserimento al lavoro“, sostegno e aiuto economico alle famiglie affidatarie.

In Italia, il femminicidio è un’emergenza (142 donne uccise nel 2018, circa una ogni 72 ore) e lo è anche la diretta e drammatica conseguenza: gli orfani di quelle madri uccise da mariti, compagni, amanti, ex.

Non dobbiamo chiederci: “Che ne sarà di loro?”. Lo Stato non deve e non può abbandonarli.

In più, nessuna richiesta di risarcimento né di crediti vantati dallo Stato sarà più a carico degli orfani di femminicidio né minorenni né maggiorenni ‘non economicamente autosufficienti’ purché estranei ai delitti avvenuti in famiglia.

Si esclude a priori che i figli possano ereditare debiti anche nei confronti dell’Inps, di un genitore che ha ucciso il coniuge (anche divorziato o separato) o un compagno convivente o parte di unione civile.

Lo prevede una norma (presentata sotto forma di subemendamento alla manovra economica 2020) approvata all’unanimità dalla commissione Bilancio del Senato. E’ una norma che tutela da qualsiasi forma risarcitoria diretta le figlie di Cristina Biagi assassinata dal marito nel 2013 ma anche tutti gli orfani di femminicidio.

Il provvedimento è stato annunciato dalle ministre del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo e dell’Interno Luciana Lamorgese.

Le spese saranno coperte dal Fondo di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, intenzionali violenti e dei crimini domestici già istituito presso il Ministero dell’Interno.

 

MANOVRA 2020: SALE AL 40% LA QUOTA ROSA NEI CDA MA NON È ABBASTANZA

Nel focus dedicato alla Manovra contro la violenza di genere 2020, non possiamo escludere la violenza economica, un fenomeno invisibile aggravato dalla mancanza di lavoro e di indipendenza delle donne.

Sale dal 30 al 40% la quota rosa nei cda delle società quotate.

E’ un altro emendamento alla manovra approvato dalla commissione Bilancio del Senato con grande soddisfazione della vice capogruppo del Pd alla Camera Chiara Gribaudo, la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti ed il governatore di Bankitalia Ignazio Visco il quale ha dichiarato che “per l’Italia, la crescita potenziale prevista per i prossimi anni dipende fortemente dalle ipotesi circa la partecipazione femminile, che ne risulta essere un motore fondamentale”.

Se consideriamo, però, il tasso di occupazione femminile, l’Italia è tuttora il fanalino di coda tra i 28 Paesi dell’UE: il divario tra partecipazione maschile e femminile (46%) al mercato del lavoro è ancora elevato e sembra insormontabile.

Il gender pay gap è duro a morire: secondo i dati Istat, è passato dall’8,8% del 2014 al 7,4% del 2017 fino all’attuale 5%, con donne in balia (peggio degli uomini) dei contratti part-time (63% dei casi).

Sono 8 milioni le donne inattive, a parità di mansione quelle che lavorano guadagnano meno degli uomini, sono ancora le donne ad occuparsi principalmente della cura dei figli e lo Stato fa ben poco per alleviare questi carichi (meno di un bambino su 4 può frequentare un asilo nido pubblico).

Fa rabbia pensando che le donne vantano ormai un livello di istruzione pari (se non superiore) a quello degli uomini nonché abilità nell’ambito delle relazioni interpersonali e della comunicazione che, come ha dichiarato Ignazio Visco, “nel mondo del lavoro di oggi sono considerate cruciali” 

 

MANOVRA 2020 CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE: LA PAROLA A VALERIA VALENTE

I 12 milioni stanziati dalla manovra per integrare i fondi per le politiche contro la violenza di genere restano ancora insufficienti per le associazioni femministe e, soprattutto, devono essere erogati con criterio.

La vera sfida è la pianificazione, su questo è completamente d’accordo Valeria Valente, senatrice del Partito democratico e presidente della commissione di inchiesta del Senato su femminicidio e violenza di genere.

L’emendamento approvato serve a finanziare i centri antiviolenza ed a sostenere i luoghi delle donne, le case rifugio allo scopo di intervenire in situazioni di stalking e prevenire nuovi femminicidi ma anche per dar modo alle donne in fuga con i loro figli di rifarsi una vita.

I soldi sono ancora insufficienti ma la vera sfida è attuare una maggiore pianificazione.

I soldi destinati ai centri e per le vittime arrivano sempre in grande ritardo.

Gli stanziamenti per i centri antiviolenza vengono erogati dalle Regioni, che li ricevono dallo Stato. L’intero iter dura ora due anni: troppi per pianificare l’attività” spiega Valeria Valente e lo stesso discorso vale per il Fondo per le vittime. “Bisogna velocizzare l’erogazione delle risorse che vanno gestite meglio”.

Un altro step importante per la lotta contro la violenza di genere è la formazione degli operatori.

Stiamo inviando un questionario alle procure, ai tribunali, agli ordini professionali, al Consiglio nazionale forense, alle forze dell’ordine per monitorare il livello di specializzazione di chi può venire a contatto con le donne vittime di violenza” ha dichiarato Valeria Valente a Lettera Donna in un’intervista. Attraverso questo sondaggio si potrà comprendere quali strumenti di formazione mettere in campo.

La lotta contro la violenza di genere va combattuta anche in ambito culturale. Per Valeria Valente sono risorse per prevenire la violenza anche quelle investite, ad esempio, per l’educazione nelle scuole, una di quelle iniziative finalizzate a promuovere una cultura della parità.

Siamo completamente d’accordo.

 

PREVENZIONE: TORINO PUNTA SULLA FORMAZIONE NELLE SCUOLE

Il 23 dicembre scorso, è stata pubblicata la notizia dell’approvazione da parte della Giunta comunale di Torino delle attività formative di prevenzione alla violenza di genere da svolgere a favore degli adolescenti (di età compresa tra i 14 ed i 18 anni) nelle scuole secondarie di secondo grado.

“Formazione nelle scuole”. Musica per le orecchie del sottoscritto, autore del libroCaccia al Reato che è anche un progetto rivolto agli studenti.

La città di Torino ha istituto servizi dedicati, elaborato e realizzato progetti innovativi anche in collaborazione e sinergia con altri soggetti pubblici e privati.

Il CCVD (Coordinamento Cittadino Contro la Violenza sulle Donne) è uno spazio di elaborazione, confronto e progettualità attivo nel contrasto e prevenzione della violenza sulle donne.

Nell’ambito del Gruppo Formazione del CCVD sono stati progettati percorsi formativi rivolti a studenti e studentesse per la prevenzione della violenza di genere.

La Giunta comunale di Torino è pronta a sostenere tutti i progetti presentati.

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*