JUNIOR CALLY ARTE O ISTIGAZIONE?

JUNIOR CALLY ARTE O ISTIGAZIONE?
28 Gennaio 2020 Francesco Ciano
JUNIOR CALLY

RAPPER JUNIOR CALLY: ARTE O ISTIGAZIONE ALLA VIOLENZA E AL FEMMINICIDIO?

 

Il rapper Junior Cally è al centro dell’attenzione mediatica italiana e, probabilmente, era quello che voleva. Un modo per farsi pubblicità, un lavoro di marketing. Peccato che questo lavoro, questo polverone che si è alzato e che giova al personaggio rap, è stato pensato nel momento meno adatto. Un momento in cui non si possono più dire certe cose. Oggi, si parla giustamente tantissimo di violenza, ieri non c’era tutta questa attenzione costante.

La bufera è iniziata il 19 gennaio scorso quando Laura Moschini, cofondatrice dell’Osservatorio di genere dell’Università Roma Tre, ha annunciato su Facebook di aver inviato una segnalazione alla commissione di Vigilanza Rai, chiedendo di non far partecipare il cantante a Sanremo. L’appello della Moschini è stato subito condiviso dalle donne del Pd.

Il motivo è presto detto e, ormai, lo conoscete tutti.

L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera” canta il rapper romano nel brano “Strega” del 2017. Vi risparmiamo il resto del testo.

E’ la rivendicazione di un  femminicidio condito di insulti sessisti e di odio verso le donne.

Nel video il cantante mascherato offende una donna legata mani e piedi ad una sedia con un sacchetto in testa. Una donna che tenta di liberarsi e che lui offende e minaccia.

Il rapper ‘dovrebbe’ partecipare al Festival di Sanremo 2020 come uno dei 24 Big in gara con il brano antisovranista “No grazie” (in cui critica il populismo con qualche frecciata a Salvini e Renzi), ma il passato brano “Strega” non piace, come non piace l’idea di far partecipare il rapper a quello che dovrebbe essere il Festival delle donne come preannunciato da Amadeus.

 

PETIZIONI PER ESCLUDERE IL RAPPER JUNIOR CALLY

Petizioni e proteste si sono moltiplicate negli ultimi giorni per escludere dal Festival di Sanremo il rapper Junior Cally finito nel mirino per la canzone “Strega”.

La Rai dica no a Junior Cally“, NO alla partecipazione al Festival di Sanremo. Nel giro di 24 ore una petizione lanciata su Change.org da Carmen Cera e dai docenti del Liceo Scientifico Nicolò Palmieri di Termini Imerese ha raggiunto oltre 25 mila firme.

Sotto accusa il linguaggio “sessista, oltraggioso e pericoloso” del rapper.

La Rai in quanto servizio pubblico non deve consentire che questo tipo di messaggi possano raggiungere e nemmeno sfiorare il Festival della canzone italiana, pena un’accusa infamante di complicità e favoreggiamento della violenza sulle donne” ha protestato la preside Angela Rosauro dell’istituto comprensivo Donizetti di Pollena Trocchia (Napoli), autrice di una petizione e di una lettera alla Rai contro il cantante.

Anche la Conferenza Donne Democratiche ha lanciato una petizione su change.org per chiedere la sua esclusione da Sanremo, petizione che ha ricevuto oltre 2.500 firme.

 

PROTESTE

Le proteste sono arrivate anche dalla Regione Liguria: all’unanimità il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno per chiedere alla Rai di “ritirare immediatamente l’invito al rapper romano Junior Cally a partecipare al 70° Festival di Sanremo“.

Si sono unite alla protesta la Consulta Femminile del Comune di Giovinazzo e la Fidapa BPW Italy.

Le donne della Cgil di Napoli hanno fatto di più: si sono rivolte ai followers scrivendo ai fans del rapper mascherato.

Cari followers di Junior Cally, ci rivolgiamo proprio a voi… che avete reso famoso il rapper Junior Cally con migliaia di visualizzazioni e mi piace alla sua disperata, immorale, violenta Strega. A voi chiediamo se avete mai ascoltato veramente le strofe, se ne avete compreso il devastante significato. Se avete mai pensato che quelle parole possano essere rivolte alle vostre mamme, sorelle, figlie, mogli, compagne… La musica non può diventare uno strumento di istigazione all’odio, alla violenza cruenta, cinica, esagerata… Prima di cliccare su quel pollice verso l’alto non rinunciate, non dimenticate di valutare, non date per scontato il valore del vostro consenso. Pensate!”.

Il Consigliere regionale dei pubblicisti, Maurizio Lozzi, ha chiesto al Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio di far sentire la propria voce contro la partecipazione a Sanremo del rapper Junior Cally per il testo di “Strega” “chiedendo alla RAI, ai/alle colleghi/e che in quest’azienda lavorano e, soprattutto, alla Commissione di vigilanza di prendere posizione ed intervenire con la massima decisione”.

Lozzi precisa di non “esortare forme di censura”, ma di ribadire alla RAI che ha il dovere, come servizio pubblico, di “connotarsi nel mondo dei media come un autentico baluardo di buona educazione ed etica giornalistica” piuttosto che consentire a certi personaggi di veicolare “messaggi gravissimi che minano, non solo la dignità delle donne, ma di tutta la nostra comunità, azzerando poi tutte quelle lotte che, per l’emancipazione, le donne del nostro paese hanno dovuto sostenere negli anni passati”.

Il Festival della Canzone Italiana non può ledere in nome del profitto “la dignità delle donne e della collettività in generale”, perciò “di questa svilente fotografia del mondo femminile Sanremo può fare a meno”.

 

PRENDI L’ARTE MA SCHIERATI DA QUALCHE PARTE

L’ufficio stampa del rapper ha risposto ai primi attacchi da parte di chi ha a cuore la tutela delle donne con queste parole: “Cally è contro la violenza sulle donne. La musica non c’entra, è una polemica politica”.

L’obiettivo del rapper sarebbe quello di raccontare la realtà: la realtà del femminicidio va raccontata usando ben altre parole. Il tono usato in quel brano non si limita a raccontare, ma sembra schierarsi dalla parte dell’uomo violento con istinti da femminicida.

Se la bufera che si è scatenata su questo brano è polemica politica, la mossa discografica che sta dietro al rapper è una tattica per far parlare di sé offendendo tante vittime di femminicidio e donne vittime di violenza. Questo non lo accettiamo.

Junior Cally indossa la maschera e spiega perché: “Non mostrando la faccia, non posso essere attaccato e giudicato, se non per la musica”.

Insomma, canta testi offensivi e violenti senza metterci la faccia.

Non canta ciò in cui crede: dice di essere contro la violenza sulle donne e contro il sessismo ma, intanto, la sua ‘arte’ incita alla violenza, allo stupro, al femminicidio.

L’arte può essere una denuncia della realtà (se non piace), non un’incitazione all’odio.

Prendi l’arte ma schierati da qualche parte” ci va di consigliare all’artista rapper.

Consideriamo la sua esibizione nel video “Strega” disgustosa: presenze ‘artistiche’ come la sua non possono far altro che rallentare la rincorsa al vero cambiamento culturale.

 

IL RAPPER JUNIOR CALLY SI DIFENDE

Il 25 gennaio scorso il 29enne romano Antonio Signore (in arte Junior Cally), travolto dalle reazioni per “Strega”, ha dichiarato: “Molte persone, che forse si avvicinano al rap per la prima volta, si sono sentite ferite. Me ne dispiaccio profondamente, non era e non sarà mai mia intenzione ferire qualcuno”.

Prosegue: “Ho provato a spiegare che era un altro periodo della mia vita e che il rap ha un linguaggio descrittivo nel bene e nel male e rappresenta la cruda realtà come fosse un film… La musica mi ha dato una speranza e mi ha salvato la vita in un momento in cui avevo una marea di problemi ed è solo la musica che voglio portare sul palco di Sanremo. Trovo insopportabile la sola idea della violenza contro le donne, in ogni sua forma”.

In sostanza, il rapper mascherato – che fa il duro, il misogino che offende e minaccia una donna e canta “l’ho ammazzata” – recita un mea culpa che poco si addice alla filosofia rap ‘brutta, sporca e cattiva’.

Per farsi accettare a Sanremo, fa il bravo ragazzo dal passato sofferente.

Il punto è che, conoscendo l’atteggiamento ‘tamarro’ tipico del rapper, il Festival di Sanremo non dovrebbe a priori accettarlo.

O comprende il rap e lo accetta o non lo ammette fin dall’inizio. Un brano rap non è la classica canzoncina d’amore sanremese.

 

LA REAZIONE DI VALERIA VALENTE E LA NOSTRA ALLE SCUSE DI CALLY

L’autodifesa di Junior Cally non convince affatto la senatrice Pd Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio: “Parole di circostanza, del tutto insufficienti. Da Sanremo, serve una risposta chiara e coraggiosa. Dai vertici Rai, azienda di servizio pubblico, così come da Amadeus, che ha detto di apprezzare la nota del rapper, servono gesti concreti. Altrimenti verrà sdoganata l’idea che sulle donne e sulla violenza di genere si possa pensare o peggio dire qualunque cosa purché pronti subito dopo a dirsi dispiaciuti o a rivendicare licenze artistiche”.

Noi diciamo che se Cally è realmente contro la violenza sulle donne, anche l’artista che è in lui dovrebbe vomitare fuori la rabbia e il dissenso per questa violenza, non vestire i panni dell’uomo violento come lascia palesemente intendere nel testo e video di Strega. Oppure non è libero di farlo perché fa più figo fare il duro in un brano studiato a tavolino per attirare consensi da fans che si eccitano davanti alla violenza?

Di quale libertà stiamo parlando? Quella dell’artista/uomo o quella commerciale?

Ci schieriamo ufficialmente contro il rap e contro i testi violenti di qualsiasi altro genere musicale ed artistico, contro versi che non aiutano a sperare in un cambiamento culturale.

Non abbiamo bisogno di nuove forme di ‘arte’ per tornare nelle caverne.

 

JUNIOR CALLY E IL RAP NON SONO GLI UNICI AD OFFENDERE LE DONNE

O tutti o nessuno, diranno in molti. Il rapper Junior Cally non è di certo l’unico ad aver cantato brani offensivi, sessisti e violenti nei confronti delle donne.

Bisognerebbe puntare il dito su vari cantanti di ieri e di oggi:

Achille Lauro, che in “La bella e la bestia” canta “L’amore è un po’ ossessione, un po’ possesso, carichi la pistola e poi ti sparo in testa”;

Sfera Ebbasta (che fa parte della giuria di X Factor), ripetutamente accusato di misoginia che, ad esempio, in “Hey tipa” canta “sono scorcia-troie, siete facili, vi finisco subito“;

Eminem che ha costruito una carriera sulla violenza vendicativa sulle donne (moglie inclusa);

Afterhours e il loro verso “sei più bella vestita di lividi” contenuto nel brano “Lasciami leccare l’adrenalina”;

Marco Masini e il suo brano “Bella stronza” con il verso “hai chiamato la volante quella notte… Mi verrebbe di strapparti, quei vestiti da puttana e tenerti a gambe aperte, finché viene domattina“;

Vasco Rossi che, in “Colpa d’Alfredo”, canta “E’ andata a casa con il negro la troia.. io prima o poi lo uccido” e in “Ti taglio la gola” “appena ti prendo da sola ti taglio la gola“;

Fabri Fibra che, a causa del verso di “Venerdì 17” (in cui descrive lo stupro e l’assassinio di una bambina) nel 2013 fu escluso dal Concertone del Primo Maggio;

Emis Killa, che in “Tre messaggi in segreteria” racconta la storia di uno stalker ossessionato da una ragazza, accusato di istigare al femminicidio;

Modà che in “Meschina” cantano “Devi dirmi scusami e feriscimi, e implorarmi di non ucciderti” raccontando del tradimento di una donna mentre “Vittima” contiene il verso “Godo nel vederti persa, vittima della mia rabbia”;

Dark Polo Gang, accusata di sessismo per il verso del brano DM “Metti un guinzaglio alla tua ragazza, ci vede e si comporta come una troia” ed il verso “Mi vede e dopo apre le gambe, la scopo e poi si mette a piangere” del brano “Magazine”.

Se in passato, certi testi erano offensivi e violenti, con il rap la situazione è peggiorata. I rapper continuano a dichiarare che, nelle canzoni, raccontano la realtà e non possono fare finta che non esista. Dicono di richiamare alla riflessione e consapevolezza ma raccontano le loro storie sempre vestendo i panni del carnefice. Rischiano di essere fraintesi e di essere accusati di istigazione alla violenza e al femminicidio? Certo che sì.

Oggi, non si può più fare finta di niente e bisogna stare attenti alle parole.

Il Festival di Sanremo non può permettersi di ospitare rapper come pure cantanti pop o rock che usino toni violenti e feroci.

 

LA RABBIA DI RED RONNIE

Ci ha profondamente colpito la dichiarazione di Red Ronnie riguardo al rap, ai testi violenti e misogini, ai messaggi sbagliati che non possono partire da Sanremo.

Alla bufera sul rapper Junior Cally, Red Ronnie reagisce così:

Junior Cally nel video della canzone di Sanremo picchia una donna! Il signor Amadeus, che di musica non capisce niente, subisce l’influenza del management di questi cantanti e delle visualizzazioni sul web. Junior Cally verrà sdoganato come le canzoni sulla violenza contro le donne perché Amadeus ha scelto di portarlo a Sanremo. Ed i ragazzini penseranno che è così che si fa: con una canzone che parla di violenza si va a Sanremo. Bisogna denunciare queste persone per istigazione alla violenza perché la musica è una ‘forza’ per le nuove generazioni”.

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