RAPPORTO GREVIO: L’ITALIA NON FA ABBASTANZA

RAPPORTO GREVIO: L’ITALIA NON FA ABBASTANZA
21 Gennaio 2020 Francesco Ciano
RAPPORTO GREVIO

PRIMO RAPPORTO GREVIO SULL’ITALIA: NON FA ABBASTANZA PER LE DONNE

 

Prevenzione e lotta contro la violenza sulle donne: come siamo messi? Risponde il primo Rapporto Grevio sull’Italia.

Il Grevio (Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence) fa parte di un’organizzazione composta da 47 Paesi di cui 28 della UE. L’organo del Consiglio d’Europa valuta come gli Stati applicano la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne.

Nei confronti dell’Italia, il Rapporto esprime soddisfazione per l’adozione di una serie di riforme legislative per la tutela delle vittime di violenza come la normativa contro lo stalking del 2009, la legge n.119/2013, il DL n. 80/2015 per il congedo speciale alle lavoratrici vittime di violenza di genere, la legge 4/2018 a tutela degli orfani di femminicidio, la creazione della Commissione d’inchiesta sul femminicidio al Senato.

D’altro canto, il rapporto Grevio evidenzia diverse lacune in Italia. Il Codice Rosso, per esempio, presenta lacune legislative come l’assenza di mezzi di ricorso civili efficaci nei confronti delle autorità statali che non adottano le necessarie misure di prevenzione o di protezione.

Sono anche altre le lacune in Italia, tante le questioni in ballo e tutte importanti.

Questo rapporto merita un approfondimento.

 

PRIMO RAPPORTO GREVIO SULL’ITALIA: RESISTENZA ALLA PARITÀ E ALL’ UGUAGLIANZA

Il Rapporto Grevio pubblicato il 13 gennaio scorso parte da una premessa importante: l’Italia censura la parità tra uomini e donne.

Non dimentichiamo che la base della violenza è sempre la discriminazione.

Il nostro Paese mostra resistenze nella piena attuazione dell’uguaglianza e parità di diritti tra uomini e donne. Si limita a circoscrivere le politiche di uguaglianza tra sessi nell’ambito della famiglia e della maternità. E il resto? La parità riguarda anche altre sfere: lavoro, cultura, vita sociale. Sfere che l’Italia trascura.

L’analisi dettagliata del Consiglio d’Europa si dichiara particolarmente preoccupata per il fatto che la scuola italiana non fa abbastanza per colmare il gender gap. Si tende a frenare nelle scuole attività educative e nelle università studi sulle questioni di genere. Senza contare il disegno di legge 735 depositato al Senato sulle norme in materia di affido condiviso e mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità. Questo documento preoccupa molto il Consiglio d’Europa. Se venisse approvato, in Italia si assisterebbe ad una grave regressione nella lotta contro la discriminazione tra i sessi.

 

LE LACUNE DEL CODICE ROSSO

Secondo il Grevio, la riforma legislativa messa in atto con il Codice rosso “ha contribuito a porre in essere un solido quadro legislativo conforme alle disposizioni della Convenzione, che prevede vie di ricorso in materia civile e penale per le vittime di violenza”.

Presenta, però, lacune legislative importanti. Ad esempio, “l’assenza di mezzi di ricorso civili efficaci nei confronti delle autorità statali che abbiano mancato al loro dovere di adottare le necessarie misure di prevenzione o di protezione nell’ambito delle loro competenze”.

Una legge innovativa deve essere messa in atto in modo efficace ed uniforme su tutto il territorio nazionale.

Nel nostro Paese continua a prevalere l’idea che, per contrastare la violenza sulle donne, si debbano adottare nuove leggi e inasprire le pene. Si trascura l’attenzione a tutte quelle misure in grado di prevenire la violenza, di proteggere le vittime assicurando che le leggi in vigore siano attuate adeguatamente.

La stessa legge 119/2013, di fatto, non ottiene i risultati previsti: secondo le esperte del Grevio, il Piano nazionale antiviolenza non riesce a produrre una risposta integrata e sistemica alla violenza e il finanziamento dei centri antiviolenza continua a essere problematico.

 

POTENZIARE LA PROTEZIONE E L’ASSISTENZA ALLE VITTIME

In termini di protezione e di assistenza alle vittime di violenza, una delle priorità per le autorità nazionali deve essere, secondo il primo Rapporto Grevio sull’Italia, “stanziare finanziamenti adeguati ed elaborare soluzioni che permettano di fornire una risposta coordinata e interistituzionale alla violenza”.

Per fare questo, è necessario un forte coinvolgimento delle autorità locali e la partecipazione di tutti gli attori interessati, specie le Ong femminili che offrono strutture di accoglienza per le vittime.

Parallelamente, è urgente adottare misure complementari per colmare le lacune nei servizi di supporto ed istituire centri di accoglienza per le vittime di stupro o di violenza sessuale.

E’ fondamentale:

– prevedere risorse finanziarie e umane adeguate per le misure e le politiche;

– rafforzare il riconoscimento ed il sostegno alle organizzazioni femminili indipendenti che operano a favore delle donne;

– potenziare le attività di prevenzione nel campo della sensibilizzazione, educazione, formazione dei professionisti, programmi rivolti agli autori di violenze;

– rafforzare i programmi nel settore dell’occupazione, destinati a promuovere i cambiamenti dei comportamenti sessisti nel contesto sociale e culturale (fondati sull’idea dell’inferiorità delle donne).

C’è ancora tanta strada da fare in Italia.

 

DIRITTO DI CUSTODIA E DI VISITA DEI FIGLI

Un tema caldissimo che necessita di un esame urgente  da  parte  delle  autorità è  quello  relativo alla determinazione  dei  diritti  di  custodia  e  di  visita  dei  figli.

Il primo Rapporto Grevio sull’Italia sottolinea che, nel nostro Paese, raramente vengono utilizzate le disposizioni previste dalla legge che permettono, nei casi di violenza familiare, di far prevalere il principio dell’interesse superiore del bambino rispetto a quello della genitorialità condivisa.

Esprime particolare preoccupazione per la tendenza nell’attuale sistema italiano ad esporre le madri che tentano di proteggere i figli denunciando la violenza ad una vittimizzazione secondaria.

Dai dati raccolti emerge che i tribunali tendono a forzare le vittime ad incontrare i loro aggressori scendendo a patti con loro sulla custodia dei figli. Ciò mette a rischio anche i minori coinvolti.

“Non solo si tende a non dare peso agli incidenti di violenza, ignorando gli effetti traumatizzanti sui figli, ma addirittura quando una madre denuncia gli abusi come fattore di rischio per i minori, questo si ritorce contro di lei. Viene considerata una tattica per limitare i diritti dei padri” spiega Christina Olsen, curatrice del primo rapporto sull’Italia di Grevio.

Il Rapporto Grevio invita l’Italia a “garantire l’applicazione delle disposizioni legali sul reato di maltrattamenti in famiglia, tenendo presente lo specifico carattere di genere della violenza domestica perpetrata contro le donne”.

Il nostro Paese viene esortato a garantire che politiche e provvedimenti affrontino qualsiasi azione contro la violenza: prevenzione, protezione, indagini e sanzioni. Non ultimo l’obbligo di dovuta diligenza enunciato all’articolo 5 della Convenzione.

Devono essere adottate misure supplementari affinché le politiche di lotta contro la violenza sulle donne siano globali e integrate, attuate e monitorate attraverso un coordinamento efficace tra le autorità nazionali, regionali e locali.

 

PRIMO RAPPORTO GREVIO SULL’ITALIA: CONCLUSIONI

Tiriamo le somme.

Sulla base di questo rapporto, Grevio invita le autorità nazionali a stanziare finanziamenti adeguati e pianificare soluzioni concrete, rafforzare il sostegno alle Ong femminili che offrono strutture di accoglienza, istituire centri di accoglienza per le vittime di stupro o violenza sessuale.

Inoltre, l’Italia deve urgentemente riformare il suo sistema di custodia dei minori e di diritto di visita nei casi di separazione e divorzio che coinvolgono una donna vittima di violenza da parte del partner. Nei casi di violenza familiare, deve prevalere il principio dell’interesse superiore del bambino rispetto a quello della genitorialità condivisa.

E’ di prioritaria importanza garantire “l’applicazione delle disposizioni legali sul reato di maltrattamenti in famiglia”. Garantire prevenzione, protezione, indagini e sanzioni, potenziare le attività di sensibilizzazione, educazione sociale e culturale, formazione dei professionisti.

Invita l’Italia ad agire con urgenza, valutando sistematicamente tutte le leggi per analizzare l’impatto sulle relazioni tra i sessi e la violenza contro le donne insieme al rispetto degli standard.

La principale necessità è fondare tutte le politiche sulle misure finalizzate a potenziare l’autonomia e la parità di genere a qualsiasi livello: azioni penali e sanzioni, ma anche prevenzione, protezione e politiche. Le 4 P della Convenzione di Istanbul.

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