RISARCIMENTO VITTIME DI VIOLENZA

RISARCIMENTO VITTIME DI VIOLENZA
12 Agosto 2020 Francesco Ciano

RISARCIMENTO VITTIME DI VIOLENZA: INDENNIZZI, PROPOSTO UN FONDO DI SOLIDARIETÀ

 

L’Italia ha dovuto adeguarsi alla Convenzione di Istanbul in merito al risarcimento alle vittime di violenza. Lo scorso luglio, la Corte di Giustizia Ue ha bocciato il nostro Paese per un caso di stupro avvenuto nel 2005 chiarendo due punti importanti che scoprirai più avanti.

In questo focus, descriviamo quali sono i reati intenzionali violenti oggetto del risarcimento da parte dello Stato con relativi importi e quali sono esclusi.

Di recente, a seguito della grave violenza subita da Maria Antonietta Rositani (la donna bruciata viva in strada dall’ex marito a Reggio Calabria), è stata presentata la proposta di una legge regionale per risarcire le vittime di violenza.

Questa legge regionale (la Regione è la Calabria) prevede la costituzione di un fondo speciale di solidarietà e urgenza per le cure sanitarie necessarie alle vittime di violenza domestica e di genere. Vittime che, per ora, non sono effettivamente coperte dal servizio sanitario.

 

RISARCIMENTO VITTIME DI VIOLENZA: INDENNIZZI AGGIORNATI DALLO STATO

A fine gennaio di quest’anno, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto interministeriale con i nuovi valori di indennizzo previsti dallo Stato per le vittime di reati intenzionali violenti.

I valori sono in vigore dal 24 gennaio. Le modifiche sono state effettuate con il decreto del 22 novembre 2019 dei ministeri dell’Interno e della Giustizia, in collaborazione con il ministero dell’Economia e delle Finanze.

Lo Stato italiano, con questo decreto, si adegua alle politiche contro la violenza di genere e a tutela delle vittime recepite con la firma della Convenzione di Istanbul.

Ha riconosciuto i seguenti indennizzi:

– 50 mila euro per il reato di omicidio;

– 60 mila euro per i figli delle vittime di femminicidio compiuto dal coniuge (anche divorziato o separato) o da persona legata da relazione affettiva;

– 25 mila euro per violenza sessuale, tranne in quei casi in cui ricorra la circostanza della minore gravità (art. 609 bis, comma 3, codice penale);

– 25 mila euro per lesioni personali gravissime (art. 583, comma 2, codice penale);

– 25 mila euro per deformazione dell’aspetto a seguito di lesioni permanenti al viso (art. 583-quinquies, codice penale).

Il decreto prevede un incremento del risarcimento (fino a massimo 10 mila euro) per somme destinate a spese mediche ed assistenziali documentate. L’importo sale a 15 mila euro (massimo) per i ‘delitti diversi’, somma che va a coprire spese mediche ed assistenziali documentate.

Il compito di esaminare le domande per l’accesso al Fondo è il Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per vittime dei reati di tipo mafioso e di reati intenzionali violenti.

 

REATI INTENZIONALI VIOLENTI E REATI ESCLUSI DALL’INDENNIZZO

Per reati intenzionali violenti s’intendono quelli indicati nell’art. 603-bis del c.p., ai sensi dell’art. 11 della legge 7 luglio 2016, n. 122 e successive modifiche. Sono esclusi i reati di cui agli artt. 581 (percosse) e 582 (lesione personale) salvo le circostanze aggravanti previste dall’art. 583 del c.p.

L’indennizzo non viene concesso se:

– l’autore del reato è ignoto;

– la vittima abbia concorso, anche colposamente, alla commissione del reato;

. la vittima sia stata condannata con sentenza definitiva e sia sottoposta a procedimento penale per uno dei reati di cui all’art. 407, comma 2, lettera a) del codice di procedura penale e per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell’evasione fiscale;

– la vittima abbia già percepito per la violenza subita somme di pari importo da soggetti pubblici o privati.

 

SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE: SCHIAFFO ALL’ITALIA E CHIARIMENTO SULLA DIRETTIVA EUROPEA

Nel mese di ottobre 2005, a Torino, una donna è stata vittima di violenza sessuale.

Avrebbe dovuto ottenere dai suoi violentatori un risarcimento di 50 mila euro ma questi, condannati a 10 anni e mezzo, sono sfuggiti alla giustizia e si sono resi latitanti.

Lo Stato italiano le aveva concesso un indennizzo di 4.800 euro (ciò che prevede la legge italiana). Il giudice, però, non ha ritenuto ‘equo e adeguato’ tale indennizzo, specie ai sensi delle direttive comunitarie che prevedono il diritto all’indennizzo per violenze subite in Europa a livello transfrontaliero.

La direttiva europea 2004/80/CE obbliga gli Stati membri a corrispondere ai cittadini che subiscono violenze in un Stato membro UE diverso dal loro di ottenere un risarcimento per il danno subito. Ciò non significa, però, che l’indennizzo venga negato alla vittima che ha subito violenza nel suo Stato di appartenenza. Lo stabilisce una sentenza emessa il 16 luglio scorso della Grande sezione della Corte di Giustizia Ue che si è pronunciata proprio sul caso di stupro della donna a Torino (causa C129/19) chiarendo che la direttiva vale anche per le violenze subite nel proprio Paese di provenienza.

La Corte di Giustizia europea ha ribadito che ogni Stato deve dotarsi di un sistema di indennizzo per tutte le vittime di reati intenzionali violenti (violenze sessuali, aggressioni, omicidi) legati al proprio territorio, non solamente quelle che si trovano in una “situazione transfrontaliera”.

Oltretutto, il risarcimento non può essere simbolico (o forfettario in base ad un sistema nazionale di indennizzo) ma “equo e adeguato“, commisurato al danno (fisico e psicologico) subito.  Un indennizzo di 4.800 euro è ridicolo.

 

PROPOSTA DI UNA LEGGE REGIONALE: FONDO DI SOLIDARIETÀ E URGENZA PER IL RISARCIMENTO ALLE VITTIME DI VIOLENZA

La legge proposta dalla Regione Calabria, come abbiamo accennato all’inizio, è ispirata al grave episodio di violenza subito da Maria Antonietta Rositani, bruciata viva in strada dall’ex marito. La proposta di legge è stata presentata presso la Questura di Reggio Calabria dal Comitato a sostegno di Maria Antonietta nato pochi mesi fa.

Ricordiamo che la Calabria è la seconda Regione in Italia a più alto indice di femminicidio in rapporto alla popolazione femminile.

Con questa proposta si chiede che venga istituito un Fondo di solidarietà ed urgenza per il risarcimento delle vittime di violenza al fine di coprire le cure sanitarie necessarie alle vittime di violenza domestica e di genere.

Le cure sanitarie non sono coperte dal servizio sanitario. Il Sistema Sanitario Nazionale paga le spese per le cure e gli interventi necessari in una fase iniziale (quelle imminenti), mentre le successive visite, terapie riabilitative o ulteriori accertamenti vengono pagati autonomamente dalle donne. Ne sa qualcosa, purtroppo, anche Lidia Vivoli.

Spesso, il risarcimento delle sole spese iniziali arriva in tempi lunghissimi e soltanto a certe condizioni.

Le vittime che riportano ferite molto gravi devono essere sottoposte immediatamente ad interventi chirurgici e necessitano subito di tutte le cure mediche del caso.

Il fondo speciale di solidarietà proposto dalla legge regionale in Calabria avrebbe una doppia funzione: coprire spese mediche necessarie ed urgenti e contribuire alla fuoriuscita dalla violenza delle donne, dei figli minori e dei familiari. Le vittime devono essere sostenute legalmente, psicologicamente e finanziariamente.

Il fondo dovrebbe garantire la stipula di convenzioni con le strutture ricettive per ridurre le spese in caso di donne che, per aver subito violenza, devono trascorrere lunghi periodi di degenza in ospedale.

L’idea è quella di partire da una legge regionale per arrivare ad una legge quadro nazionale.

L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dal Coordinamento delle camere minorili della Calabria, dalle forze di polizia, dal Tribunale per i minorenni e da molte altre associazioni.

Il Comitato non è solo in questa battaglia. Sono tante le associazioni che chiedono una legge che stabilisca risarcimenti adeguati alle donne che subiscono violenza. Tra queste associazioni, emerge Donne in rete contro la violenza.  D.i.Re ha ricordato che l’Italia deve seguire le raccomandazioni del Grevio, il Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d’Europa, considerando la recente sentenza della Corte europea di giustizia su questa materia.

FRANCESCO CIANO

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