STALKING: SENTENZE INTERESSANTI

STALKING: SENTENZE INTERESSANTI
18 Febbraio 2020 Francesco Ciano
STALKING SENTENZE

STALKING: SENTENZE 2020 E PROPOSTA DI LEGGE ANTI-STALKER

 

Dal 1° gennaio 2020 al momento della pubblicazione, riguardo allo stalking sono state emesse sentenze interessanti. Vogliamo approfondirle inserendo nel contesto la recente proposta di legge a firma di Valeria Valente che intende apportare modifiche al Codice Rosso per renderlo più efficace.

L’emergenza stalking resta, i casi non diminuiscono e le denunce si moltiplicano. Così come non si arresta affatto il fenomeno del femminicidio.

Per il Procuratore Generale della Cassazione Giovanni Salvi è emergenza nazionale.

Secondo l’Eures, il femminicidio è l’ultimo anello di una escalation di vessazioni e violenze (tra cui lo stalking) che la presenza di un’efficace rete di supporto potrebbe riuscire ad arginare.

Esistono segnali e bisogna intervenire su quelli prima che sia troppo tardi.

Il Primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone, in tema di Codice Rosso, ha sottolineato che ad intervenire in favore delle vittime devono essere non solo le strutture giudiziarie, ma anche quelle pubbliche (servizi sociali), private (associazioni di volontariato) e sanitarie, sulla base di un modello di intervento per il quale bisogna individuare un soggetto di coordinamento credibile.

Scopriamo le più recenti sentenze della Cassazione in merito al reato di stalking.

 

SENTENZA N.1890/2020: LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA (STALKING)

Dopo la fine della relazione con una collega, un ferroviere in servizio a Venezia ha iniziato a pedinarla, minacciarla tramite continui sms e mms di far vedere al marito foto o filmini compromettenti appostandosi per sorprenderla.

L’ha anche diffamata mediante l’affissione, nei bagni di luoghi pubblici e nelle stazioni, del suo numero di telefono con invito a contattarla per prestazioni sessuali.

Al processo di primo grado (2013) il ferroviere è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione per stalking e Trenitalia ha deciso di licenziarlo visto che l’uomo ha continuato a stalkerare la collega anche nel 2014 e 2015.

La Cassazione ha confermato la condanna e il licenziamento del ferroviere in servizio a Venezia con sentenza n.1890/2020 “per la gravità del comportamento extralavorativo lesivo del vincolo fiduciario tra le parti”.

E’ un licenziamento per giusta causa: la causa è il reato di stalking.

 

SENTENZA 5092/2020: QUERELA REVOCABILE SE LE MINACCE NON SONO GRAVI

La sentenza 5092 – 6 febbraio 2020 della Corte di Cassazione conferma che, in caso di stalking, la remissione della querela da parte dell’ex moglie estingue il reato soltanto se la minaccia reiterata non è grave.

La Suprema Corte chiarisce che la querela è irrevocabile solo quando la minaccia è reiterata e grave.

All’atto pratico, nonostante la vittima decida di ritirare la denuncia, il processo penale andrà avanti ugualmente. L’assenza della querelante in tribunale renderà più facile l’assoluzione. In tal modo, si eviterà la condanna penale dell’imputato.

Ci chiediamo: uno stalker non potrebbe aggredire la vittima anche a seguito di una minaccia non grave? Lo stalker è imprevedibile.

E se la vittima, per il timore di ritorsioni, denunciasse soltanto minacce meno gravi omettendo quelle gravi dello stalker? Tante vittime sono terrorizzate.

 

SENTENZA N. 2725/2020: PER LA STALKER TRADITA DA MARITO E AMICA NESSUNA ATTENUANTE

La stalker tradita dal marito e dall’amica di famiglia non ha diritto a nessuna attenuante.

Lo stabilisce la sentenza n. 2725/2020 della Cassazione.

Il tradimento di un’amica non rappresenta una provocazione o un fatto ingiusto che possa condurre alla riduzione della pena applicata per il reato di stalking.

Il doppio tradimento da parte del marito e dell’amica non può giustificare la condotta aggressiva e persecutoria della moglie tradita. Quindi, nessuno sconto di pena, indipendentemente dal fatto che l’autore delle persecuzioni sia uomo o donna.

La stalker in questione ha compiuto anche il reato di lesioni e violazione di domicilio.

 

SENTENZA N. 3240/2020: LO STALKER PUÒ CONTINUARE A VIVERE NELLO STESSO STABILE DELLA VITTIMA

Con la sentenza n. 3240/2020 la Cassazione chiarisce che, in caso di stalking condominiale, la misura cautelare nei confronti dell’indagato non può sfociare nella privazione della sua libertà di continuare ad abitare in casa sua. Ciò vale anche nel caso in cui l’appartamento dello stalker e quello del soggetto perseguitato si trovino uno sopra l’altro.

In casi del genere, la misura cautelare deve considerare sia le esigenze di tutela della vittima sia i diritti dell’indagato, disponendo precisi limiti e prescrizioni.

E’ stato necessario annullare con rinvio per un nuovo esame l’ordinanza che ha disposto il divieto di avvicinamento all’edificio della persona offesa, mantenendosi a una distanza di 50 metri perché tale misura costringe l’indagato a cambiare dimora.

Mantenersi ad una distanza di 50 metri, in questo caso, si traduce in un divieto di dimora e, di conseguenza, viola un diritto fondamentale.

 

SENTENZA N. 1551/2020: L’AUTO SEMPRE DAVANTI AL GARAGE DEL VICINO È STALKING

Non esiste soltanto lo stalker che perseguita una donna per questioni personali o maniacali. Esiste anche lo stalking compiuto dall’automobilista nei confronti del vicino di casa all’interno di un condominio.

Il caso in questione esaminato dagli Ermellini è quello del proprietario di una vettura che piazza sempre la sua auto davanti al garage o al box del vicino. Lo fa di proposito per perseguitare psicologicamente il vicino.

Secondo la sentenza n. 1551/2020 della Cassazione questo comportamento rientra nel reato di stalking.

E’ tortura psicologica e, nel caso in cui la condotta non sia ripetuta (quindi in assenza del reato di stalking), questo comportamento rientra nel reato di violenza privata.

 

SENTENZA N. 2726/2020: STALKING CONDOMINIALE AGGRAVATO DA FUTILI MOTIVI

Stavolta, il caso preso in esame dagli Ermellini riguarda soggetti condannati per stalking, percosse e lesioni personali nei confronti di una famiglia del condomino responsabile di “fare troppo rumore”.

Con la sentenza n. 2726/2020 la Cassazione precisa che il reato di stalking condominiale aggravato sussiste. Dalle prove emerge una sproporzione evidente tra le azioni degli imputati e quelle attribuibili alle vittime.

Inoltre, la condotta degli imputati è da considerarsi aggravata dai futili motivi, indotta da una causa lieve, usata come pretesto per dare sfogo a un impulso violento.

 

PROPOSTA DI LEGGE A FIRMA DI VALERIA VALENTE: NUOVA STRETTA SUGLI STALKER

La proposta di legge che ha come prima firma quella di Valeria Valente, senatrice del Pd e presidente della Commissione sul femminicidio, è appoggiata dagli altri partiti di maggioranza.

Sono almeno quattro le modifiche proposte per rendere più efficaci le misure di protezione previste dal Codice Rosso a tutela delle vittime di stalking.

La prima è prevedere l’arresto obbligatorio in flagranza (attualmente, non possibile) nei casi di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

Le altre tre modifiche prevedono:

– il fermo dello stalker se sussistono fondati motivi per ritenere che le condotte criminose siano reiterate e pericolose per l’incolumità della vittima;

– l’estensione dell’utilizzo del braccialetto elettronico;

– la trasmissione da parte del pm degli atti al prefetto per valutare l’adozione di eventuali misure di protezione.

La Commissione Femminicidio sta considerando ulteriori proposte di modifica come:

– importanti aumenti di pena per recidive;

– obbligo di comunicazione alla persona offesa della carcerazione o scarcerazione dell’autore del reato anche per il tentato omicidio.

Valeria Valente non si stanca mai di ripetere che nessuna norma, nessuna nuova proposta di modifica può bastare finché si trascurerà la specializzazione e formazione degli operatori.

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