12-10 VIOLENZA DI GENERE NUOVI DATI UE

12-10 VIOLENZA DI GENERE NUOVI DATI UE
12 Ottobre 2021 Francesco Ciano
VIOLENZA DI GENERE NUOVI DATI UE

VIOLENZA DI GENERE NUOVI DATI UE, DIVENTERÀ UN EUROCRIMINE COME IL TERRORISMO?

Un nuovo studio UE aggiorna i dati sulla violenza di genere in un momento particolare per il Parlamento Europeo. “Che la violenza di genere diventi un eurocrimine” al pari del terrorismo. Questa è la volontà del Parlamento UE che ha chiesto alla Commissione di presentare una proposta di legge ad hoc per la violenza di genere e per prevenire i femminicidi. “Il femminicidio è la forma più estrema di violenza e lo è anche negare l’aborto sicuro e legale“.

Qualcosa si muove. Nelle ultime ore,  Strasburgo ha cancellato la ‘sindrome da alienazione parentale‘ (PAS) senza basi scientifiche. Il Parlamento Europeo chiede a tutti gli Stati membri UE di non riconoscere la sindrome da alienazione parentale usata spesso nei tribunali nelle cause di separazione a vantaggio dei padri violenti denunciati dalle vittime. Questa richiesta è inserita in un pacchetto di misure urgenti a tutela delle donne vittime di violenza. La PAS viene considerata “anticamera del femminicidio“.

 

VIOLENZA DI GENERE NUOVI DATI UE

Dal nuovo studio UE emergono dati preoccupanti.

Il 33% delle donne è vittima di violenza di genere: dall’età di 15 anni in poi ha subito almeno una volta nella vita violenza fisica e/o sessuale.

In media, ogni settimana sono 50 le donne che perdono la vita a causa della violenza domestica. Il 75% delle donne ha subito molestie sessuali sul lavoro.

In tempi di pandemia, i casi di violenza sono aumentati in numero e in termini di gravità insieme alle molestie (incluse quelle online).

Complessivamente, nel 38% dei casi di femminicidio l’autore del delitto è il partner intimo, mentre per le  lesioni il partner è colpevole nel 42% dei casi.

Gli effetti devastanti sulla salute psicofisica delle donne si riflette anche sui costi economici della società.

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, i costi annuali complessivi in Europa ammontano a 290 miliardi di euro e si suddividono in 3 macro-categorie:

perdita di qualità della vita delle vittime a causa degli impatti fisici ed emotivi subiti dalle donne coinvolte (56%);

perdita economica delle aziende private di forza lavoro a seguito dell’isolamento delle vittime (30%);

costo diretto dei servizi (ospedalieri, assistenziali, giudiziari) necessari per affrontare la violenza di genere (15%).

Soltanto in Italia i costi della violenza di genere ammontano a 24,5 miliardi di euro all’anno secondo quanto riporta uno studio pubblicato dall’associazione Intervita.

Gravi anche i dati sulla violenza ai danni delle persone Lgbtiq: il 38% ha subito molestie nell’ultimo anno, l’11% un’aggressione fisica (17% per i transgender).

 

VIOLENZA DI GENERE NUOVI DATI UE: “CHE DIVENTI EUROCRIMINE”, LA PROPOSTA DEL PARLAMENTO EUROPEO

A settembre, il Parlamento UE ha chiesto una legge ad hoc per combattere in modo più efficace la violenza di genere e prevenire femminicidi.

L’Eurocamera chiede alla Commissione europea di classificare la violenza di genere come una nuova sfera di criminalità, un eurocrimine da combattere su base comune (tra Stati membri) come droga, armi, traffico di esseri umani, sfruttamento sessuale di donne e minori, terrorismo, cybercrime. Chiede che la violenza di genere venga inserita nell’art. 83 paragrafo 1 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) che stabilisce una lista di reati penali da combattere.

Inserire la violenza di genere in una competenza giuridica europea è importante perché, riconoscendo il carattere sovranazionale di questo crimine, si danno maggiori strumenti per combatterlo e maggiori vincoli a quegli Stati che sono ancora molto indietro nella tutela delle donne e nella lotta alle violenze.

Pertanto, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di presentare una proposta di legge specifica considerando che “il femminicidio è la forma più estrema di violenza, lo è anche negare l’aborto sicuro e legale”.

Oltre a delineare una legge ad hoc, servono politiche mirate per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione basate sul genere (donne e persone Lgbtiq+) sia offline sia online.

Servono strumenti legislativi per prevenire morti, violenze e discriminazioni. La mancata risposta da parte dei governi spinge pericolosamente le donne vittime di violenza a non denunciare.

Il recente studio UE sulla violenza di genere dimostra che proteggendo le vittime si riuscirebbe, oltretutto, a risparmiare in assistenza e processi oltre 55 miliardi di euro all’anno in 10 anni.

 

GLI OBIETTIVI DELL’IMMINENTE DIRETTIVA UE PER COMBATTERE LA VIOLENZA DI GENERE

La proposta di legge da parte del Parlamento UE è stata approvata a maggioranza assoluta, con 427 voti favorevoli, 119 contrari e 140 astensioni.

Presto, dovrebbe portare ad una direttiva Ue con i seguenti obiettivi:

– misure di prevenzione che includano anche programmi di istruzione e sensibilizzazione;

– misure di risarcimento;

– servizi di sostegno e protezione alle vittime di violenza di genere;

– misure di contrasto a qualsiasi forma di violenza di genere, inclusa quella contro le persone LGBTIQ+;

– standard minimi di applicazione della legge;

– disposizioni per la custodia di bambini che vivono in contesti di violenza domestica presso strutture adeguate;

– strumenti di cooperazione tra gli Stati membri UE, scambio di informazioni, prassi e competenze.

Nel 2011, è stata avviata la Convenzione di Istanbul per la prevenzione e la lotta contro la violenza domestica e sulle donne in genere. Si tratta del primo strumento internazionale vincolante dal punto di vista giuridico finalizzato alla creazione di un quadro normativo completo a tutela delle donne contro ogni forma di violenza. Tuttavia, ad oggi, la Convenzione non è entrata in vigore in quanto è stata ratificata da 8 Stati (Italia inclusa) su un minimo di 10 Paesi.

 

VIOLENZA DI GENERE NUOVI DATI UE: IL NUOVO PROGETTO LEGISLATIVO DI URSULA VON DER LEYEN E L’AVVIO DELL’INDAGINE EUROSTAT

La situazione di stallo relativa alla Convenzione di Istanbul ha spinto Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, ad impegnarsi per mettere a punto un nuovo progetto legislativo.

A questa iniziativa della von der Leyen è seguita la proposta già citata del Parlamento europeo. Gli eurodeputati hanno denunciato i casi sempre più frequenti di femminicidio in tutta Europa condannando anche la negazione dell’assistenza all’aborto sicuro, che rappresenta un’altra forma di violenza di genere. Hanno anche evidenziato l’escalation di casi durante la pandemia ed il fatto che le vittime dimostrano sempre meno fiducia nei confronti delle autorità e del sistema giudiziario. Si tratta di segnali allarmanti da contrastare attraverso una legislazione comune con strumenti efficaci e urgenti.

La Commissione europea ora è obbligata a rispondere alla proposta del Parlamento se intende o meno dare seguito alla richiesta.

Nel frattempo, l’istituto europeo di statistica Eurostat, in collaborazione con Paesi, enti ed organismi competenti, ha dato il via ad un lavoro minuzioso per sviluppare un questionario e una metodologia di indagine volta a misurare la violenza di genere. Servono dati aggiornati sul fenomeno per definire politiche e risposte efficaci. Il Manuale metodologico per l’indagine Eu-gbv è pronto a raccogliere ed elaborare dati. Dal 2020, 18 Paesi hanno iniziato ad utilizzare l’indagine a livello nazionale. Secondo Eurostat, l’Italia deve ancora aderire al progetto: fa parte del gruppo di Paesi che dovrebbero aderire il prossimo anno. Si prevede che la raccolta dei dati a livello europeo si concluda entro il 1° trimestre 2023 per poi pubblicare risultati più attendibili ed aggiornati sulla violenza di genere.

 

VIOLENZA DI GENERE NUOVI DATI UE: IL PARLAMENTO EUROPEO CANCELLA LA SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE

E’ stata pubblicata nelle ultime ore una notizia importante. Il Parlamento europeo cancella la sindrome da alienazione parentale (PAS). Chiede a tutti gli Stati membri di non riconoscere la controversa teoria utilizzata nei tribunali per le cause di separazione dai genitori accusati di violenza domestica, quasi sempre padri violenti allontanati dai figli. Esorta gli Stati membri a non riconoscerla nella prassi giudiziaria e perfino a vietarne l’uso nei procedimenti giudiziari, soprattutto nel corso delle indagini per accertare l’esistenza della violenza.

Questa richiesta da parte di Strasburgo fa parte di un pacchetto di misure urgenti volte a proteggere le donne vittime di violenza da parte del partner nelle cause di affidamento dei figli.

Gli eurodeputati di Lega e Forza Italia hanno votato contro lo stop al riconoscimento della PAS.

Per gran parte degli eurodeputati, la sindrome da alienazione parentale non ha basi scientifiche come ha confermato l’OMS ed una recente sentenza della Cassazione italiana. Al contrario, mette a rischio “i diritti e la sicurezza della madre e dei bambini” basandosi su stereotipi di genere. Colpevolizzano le vittime di violenza domestica, accusano le madri di alienare i figli dal padre giudicando le competenze genitoriali delle vittime. Cosa ancora più grave, ignorano la testimonianza del bambino ed i rischi a cui i figli sono esposti.

Allontanare da casa e dai figli un genitore violento è un gesto da sostenere per tutelare sia la donna vittima di violenza sia i figli spesso vittime di violenza assistita. La sindrome da alienazione parentale non soltanto ha permesso fino ad oggi al padre violento di continuare ad esercitare violenze psicologiche e fisiche sulla madre e sui figli ma è “un’anticamera del femminicidio”. Gli eurodeputati hanno sottolineato il numero allarmante di femminicidi e infanticidi che si verificano dopo la denuncia delle donne vittime di violenza.

I bambini vittime di violenza assistita devono ricevere una migliore protezione legale ed un sostegno psicologico: la protezione delle donne e dei bambini nonché l’interesse superiore del bambino devono avere la precedenza su tutto.

Per favorire la tutela e l’indipendenza economica delle donne, i deputati chiedono agli Stati membri di aiutare le vittime garantendo l’accesso ad alloggi dedicati, rifugi, servizi sanitari, trasporto, sostegno psicologico, fondi, protezione legale, ordini restrittivi nei confronti degli uomini violenti e maltrattanti.

Francesco CIANO

FRANCESCO CIANO

 

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*