1522 NUMERO ANTIVIOLENZA/ANTISTALKING: BOOM DI DENUNCE 1° SEMESTRE 2018

1522 NUMERO ANTIVIOLENZA/ANTISTALKING: BOOM DI DENUNCE 1° SEMESTRE 2018
Agosto 21, 2018 Francesco Ciano

1522 NUMERO ANTIVIOLENZA/ANTISTALKING: BOOM DI DENUNCE 1° SEMESTRE 2018

 

I dati raccolti, analizzati e diffusi di recente dal sito del 1522, il numero gratuito antiviolenza e antistalking di pubblica utilità promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità e gestito da Telefono Rosa, parlano chiaro. È boom di denunce nei primi 6 mesi di quest’anno.

Le chiamate al 1522 hanno registrato un incremento del 50%. Un segnale forte e chiaro: le donne vogliono difendersi e mettere fine alle violenze subite. Chiedere consiglio e aiuto per tutelarsi e denunciare il proprio stalker, violentatore o partner aggressivo è la cosa giusta da fare e anche l’unica per sperare di uscire dal tunnel della violenza di genere.

 

Cosa rivelano i dati del servizio 1522?

Da gennaio a giugno 2018 il 1522 ha ricevuto, soltanto a Roma, 444 chiamate da parte di donne vittime di violenza. Praticamente, nell’arco di 6 mesi, il numero gestito da Telefono Rosa ha raggiunto quasi il numero di chiamate dell’anno 2017 (587 in totale). Il resto d’Italia conferma il boom: 4.664 telefonate in 6 mesi contro le 6.533 dell’intero anno 2017.

Per farla breve, le telefonate ricevute dal 1522 nel primo semestre 2018 sono state il 53% in più rispetto al totale dello scorso anno.

Come ha dichiarato giustamente il presidente di Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, è un segnale evidente: aumenta significativamente il numero di donne che, nel chiedere aiuto, si mettono nella “condizione di ricevere assistenza”.

Più telefonate significa più violenze? Non necessariamente. È cresciuta la consapevolezza delle donne, la loro capacità di reagire, di uscire allo scoperto e trovare il coraggio di denunciare violenze che, in gran parte, si verificano tra le mura domestiche.

Sarà merito del movimento #MeToo negli USA diffuso a macchia d’olio dai media anche in Italia. Oppure sarà stato grazie agli spot pubblicitari diffusi lo scorso anno in occasione della campagna di comunicazione del 1522. Fatto sta che sono molte di più le donne che si rivolgono a questo numero: e dire che, fino a poco tempo fa, tante vittime di violenza neanche conoscevano l’esistenza del numero gestito da Telefono Rosa.

 

Chi si rivolge al 1522? Chi sono gli uomini violenti?

Chi sono i protagonisti delle violenze e degli atti persecutori denunciati al 1522 nel primo semestre 2018?

Gli autori delle violenze nella stragrande maggioranza (94,53%) sono maschi, uomini italiani (l’88,24%) di cui il 68,49% ha figli ed il 54,68% ha un lavoro.

I dati relativi agli stalker sono molto simili: maschi per il 93,41%, italiani per il 95,45%, di cui il 53,86% ha un’occupazione ed il 45,45% ha figli.

Le vittime di violenza che hanno chiesto aiuto al numero gratuito antiviolenza e antistalking nei primi 6 mesi dell’anno in corso sono in gran parte italiane (87,01%), hanno figli (70.8%) ed una scarsa autonomia economica (più del 50% sono disoccupate, casalinghe, pensionate o lavorano in nero).

I dati delle vittime di stalking sono lievemente diversi: italiane (95,45%), con figli (50,23%) e, a differenza delle donne vittime di violenza, il 63,86% di queste donne ha un lavoro ed è, quindi, economicamente autonomo.

Viva le denunce ma manca tutto il resto

Il 1522 è, indubbiamente, uno strumento ed un punto di riferimento importantissimo nella lotta contro la violenza di genere e lo stalking. Servirebbe tutto il resto: uno snellimento delle procedure burocratiche delle denunce e dell’iter giudiziario (da velocizzare il più possibile), maggiore tutela per le donne dopo la denuncia.

Per le vittime di stalker, di uomini violenti e potenziali femminicidi, la fase della denuncia e tutto quello che consegue fino al processo non è soltanto massacrante a livello psicologico. È pericoloso. In questo delicato periodo, chi le tutela (e come) dalle minacce, pericoli e istinti omicidi di uomini violenti e arrabbiati? Arrabbiati perché non soltanto il loro ruolo di dominatori viene ‘disturbato’ ma perché si sentono giudicati.

Tra la denuncia e il momento del processo c’è un abisso o un viale di punti interrogativi, lacune che devono essere colmate se davvero si vuole ridurre il fenomeno del femminicidio. Servono misure più aspre, maggior controllo degli autori di violenza e maggior tutela per le vittime che, dopo la denuncia, diventano ancora di più bersaglio per ex partner o partner violenti.

È importante intervenire anche nelle scuole: la violenza registra sempre più casi tra i giovani (l’età di vittime ed autori si abbassa) e c’è necessità di frenare il fenomeno e di agire con misure preventive.

Boom di denunce al 1522 ma il 90% delle donne ha ancora paura

Bisogna aumentare le case rifugio per vittime e relativi figli da tutelare oppure aumentare il numero di celle per uomini violenti e potenziali assassini? Uomini che hanno tentato di uccidere le partner, ad esempio, o che hanno precedenti di stalking e violenza.

Le vittime hanno bisogno di un’autonomia economica, di un lavoro per reinserirsi nella società ed avere modo di costruirsi una nuova vita.

Sì, manca tutto il resto dopo la denuncia… e chi ha la forza di denunciare dimostra un grande coraggio per tutto quello che verrà dopo e che già si aspetta.

I dati riportati dal sito del 1522 sono confortanti ma non abbastanza per credere che qualcosa stia davvero cambiando.

Le denunce sono soltanto la punta dell’iceberg perché il 90% delle donne vittime di violenza di genere (un fenomeno di grandi dimensioni) ha ancora paura e non denuncia al numero antiviolenza e antistalking né altrove. Il 30% delle vittime, addirittura, vive in silenzio il suo incubo e non si rivolge a nessuno.

Ordinanze e divieti di avvicinamento violati dagli stalker

I dati confermati dal Viminale sono inquietanti: i reati sono in calo ma un omicidio su tre è un femminicidio (compiuto da un partner, ex partner o altri familiari). Molti di questi femminicidi, avvenuti dopo tante denunce inascoltate, potevano essere evitati.

Calano le denunce per stalking (-26,3% rispetto all’anno precedente) e, in compenso aumentano gli ammonimenti del Questore (+20,7%) e gli allontanamenti (+33,1%).

Ammonimenti, allontanamenti, domiciliari, ordinanze: sono questi i casi più urgenti su cui intervenire se si vuole ridurre il fenomeno del femminicidio (soprattutto quello annunciato). Bisogna intervenire con nuove strategie considerando che, come ci conferma la cronaca, ammonimenti e ordinanze restrittive non vengono rispettati. Tutto questo, nella mente dello stalker e dell’uomo violento, fa crescere in lui un senso di impunità.

Non stiamo parlando di una manciata di episodi ma di tanti, troppi casi. Nonostante i divieti di avvicinamento, molti stalker continuano a perseguitare, minacciare ed aggredire le vittime violando l’ordinanza. L’uomo (giovane o meno, di qualsiasi classe sociale) non si rassegna davanti alla scelta di una donna e non ci pensa su molto ad infrangere gli ordini del giudice.

È il gesto inquietante di chi sarebbe capace di commettere qualsiasi ‘errore’ e ‘violazione’ pur di imporre se stesso, incapace di contenere la rabbia verso la ‘sua’ donna che ha avuto l’ardire di alzare la testa. L’odio di questi uomini non si ferma neanche davanti alle ordinanze del tribunale, figuriamoci di fronte ad un ammonimento del Questore.

Il senso di impunità cresce e festeggia con certi dati ISTAT fermi al 2016 riferiti ai database del Ministero dell’Interno: due anni fa, sono stati denunciati per stalking 13.177 soggetti (con un aumento del 45% rispetto al 2015). Di questi ne sono stati condannati 1.601; solo un indagato su 10 è stato condannato. Gli altri 9 l’hanno fatta franca.

 

Francesco Ciano

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