24-12 STUPRO DEL MARITO

24-12 STUPRO DEL MARITO
24 Dicembre 2021 Francesco Ciano
STUPRO DEL MARITO

STUPRO DEL MARITO: CHIESTA ARCHIVIAZIONE DENUNCIA, “L’UOMO DEVE VINCERE RESISTENZA DELLA DONNA”

A pochi giorni dall’approvazione del nuovo pacchetto di norme contro la violenza sulle donne, un pm della Procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione della denuncia di una donna per stupro del marito. E’ stata chiesta l’archiviazione per un caso di violenza sessuale, di sesso non consensuale tra le mura domestiche.

Il marito deve vincere quel po’ di resistenza della moglie”, quel minimo di resistenza che ogni donna esercita, durante una relazione stabile e duratura, stanca delle incombenze quotidiane, quando un marito tenta un approccio sessuale. Questa la motivazione agli atti del pubblico ministero: i presunti atti violenti denunciati sono ritenuti “fatti carnali da ridimensionare nella loro portata, anche perché commessi in una fase del rapporto coniugale in cui la donna ha messo in discussione la relazione meditando la separazione”.

Per il pm di Benevento (una donna) non è violenza, è normale che un marito debba vincere la resistenza di sua moglie: se una donna non vuole avere rapporti sessuali è solo stanca e distratta, non è perché sta esprimendo la sua volontà e autodeterminazione. Secondo questa sentenza, il consenso di una donna non vale nulla.

Questa motivazione del pm di Benevento sta suscitando non poche polemiche in tutta Italia.

In Svizzera non basta rifiutare esplicitamente un atto sessuale per potersi difendere: lo stupro deve essere necessariamente accompagnato dalla costrizione violenta. Senza il ricorso ad atti violenti, secondo i tribunali svizzeri la donna può difendersi da sola.

In Italia, dovremmo seguire il concetto di consenso: se manca il consenso è stupro, solo “sì” vuol dire “sì”. Non è un concetto difficile da capire ma, a quanto pare, è difficile da accettare.

 

STUPRO DEL MARITO, CHIESTA ARCHIVIAZIONE DENUNCIA: REAZIONI E COMMENTI

Michele Sarno, l’avvocato che assiste Audrey Ubeda (la donna di origini francesi che ha denunciato il marito per stupro) ammette che il ragionamento della pm lascia attoniti e perplessi. Secondo l’avvocato questa sentenza “sembra vanificare anni di battaglia contro la violenza sulle donne” specie quella consumata tra le mura domestiche.

L’avvocato Sarno ha deciso di impugnare la sentenza. E fermamente convinto che, in sede di opposizione, i giudici che valuteranno questa richiesta non potranno che pronunciare un giudizio favorevole nei confronti della donna sua assistita.

Per la pm di Benevento non vi fu violenza e, intanto, la donna che ha denunciato il marito da 7 mesi vive insieme ai suoi due figli in una casa rifugio per donne vittime di violenza: teme per la sua incolumità.

Silvia Fregolent, deputata di Italia Viva ha definito “allucinanti” le motivazioni del pm di Benevento.

Se il fatto non sussiste venga detto chiaramente”: minimizzare, oltre ad offendere la dignità delle donne, mette a rischio la loro vita.

Un femminicidio su 7 poteva essere evitato se fossero state prese sul serio le denunce – ha sottolineato la deputata.

Siamo di fronte a giudizi che riportano il Paese ai tempi del delitto d’onore” ha concluso Silvia Fregolent.

Ha fatto da portavoce del pensiero di molti.

Aggiungiamo: sono ancora poche le donne che decidono di denunciare ed un’archiviazione del genere non le aiuta a cambiare idea.

 

LA PROCURA DI BENEVENTO SI DISSOCIA: RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DELLA DENUNCIA ALL’ESAME DELL’UFFICIO

Con una nota, la Procura di Benevento guidata da Aldo Policastro, ha evidenziato che è all’esame dell’ufficio l’opposizione all’archiviazione della denuncia presentata dalla donna. Una decisione del genere è assolutamente estranea alla prassi e agli orientamenti della procura di Benevento.

Policastro sottolinea che in procura non viene sottovalutato nessun tipo di approccio costrittivo nei rapporti interpersonali tra uomo e donna o in quei rapporti che implicano la libertà in generale e quella sessuale in particolare.

Aldo Policastro ha ricordato tutte le iniziative a dimostrazione dell’impegno da parte dell’ufficio in tema di violenza di genere:

  • Costituzione nel 2017 dello Spazio di ascolto per le vittime di violenza di genere e vulnerabili operativo ogni giorno;
  • Costituzione di un Tavolo tecnico interistituzionale che ha varato protocolli comuni e di rete;
  • Direttive condivise tra 27 enti partecipanti;
  • Corsi di formazione per operatori e polizia giudiziaria insieme alle Università che operano sul territorio;
  • Confronto e approfondimenti sulla violenza di genere con i cittadini e le scuole;
  • Promozione dei percorsi rosa negli ospedali del territorio.

 

IL COMMENTO DI AUDREY UBEDA, LA DONNA CHE HA DENUNCIATO IL MARITO PER STUPRO

In collegamento a “Mattino Cinque”, Audrey Ubeda ha dichiarato “Mi hanno tolto la dignità che mi era rimasta” riferendosi alla richiesta di archiviazione della pm.

Racconta che oltre ai presunti stupri, sarebbe stata minacciata dal marito con un coltello alla gola durante una cena (una festa con tanto di testimoni). Lui vede al tg un servizio sui femminicidi, prende il coltello con cui stava tagliando il pane, lo punta al collo della moglie e le dice che, prima o poi, il suo nome sarebbe stato menzionato al telegiornale. “Un giorno parleranno anche di noi”.

Il magistrato considera quel gesto “compiuto per scherzo”, per quanto di cattivo gusto.

Il loro matrimonio sembrava felice, si sono sposati nel 2011 ed hanno avuto 2 figli. I problemi sono iniziati nel 2015, quando il marito ha perso il lavoro: ha iniziato con le pressioni psicologiche fino agli episodi di violenza domestica.

Di notte, mentre i figli dormivano con loro, lui la svegliava e “faceva le sue cose” senza il suo consenso, la costringeva ad avere rapporti sessuali.

Audrey non poteva rifiutarsi, dire di no alle richieste sessuali, la sua volontà non contava: “ero un oggetto nelle sue mani. Si faceva aggressivo, decideva lui come e dove”.

Non solo stupro ma anche violenza psicologica (che secondo la pm non costituisce reato per cui andare a processo).

La nostra cultura vede ancora oggi i rapporti uomo-donna in ottica predatoria: l’uomo per conquistare la ‘preda’ deve insistere, braccarla, piegarla al suo volere. Non c’è spazio per il rispetto, per il consenso.

L’uomo deve ‘vincere’ la resistenza della donna”: nella motivazione della pm c’è tutta la cultura patriarcale che non si riesce a sradicare.

 

VIOLENZA DI GENERE: SOLO IL 12% DELLE PROCURE ITALIANE HA UN POOL SPECIALIZZATO

Sentenze come questa danno ragione a Valeria Valente, senatrice Pd e presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio, che continua a battersi per chiedere formazione specifica per gli operatori di giustizia nell’ambito della violenza di genere.

La sentenza di Benevento offre uno spunto per riflettere su come vengano affrontati i casi di violenza di genere durante le inchieste ed i processi in Italia. Esistono molte realtà nel nostro Paese, toghe specializzate in questo tipo di reati e pm o giudici che sono meno preparati in tema di violenza sulle donne. A questo si aggiungano gli stereotipi che non risparmiano neanche gli operatori di giustizia.

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, presieduta dalla senatrice Valeria Valente, ha dedicato un dossier pubblicato qualche mese fa sulla realtà delle procure italiane evidenziando quanta strada ci sia da fare ancora. Valente ritiene necessaria una formazione adeguata sui reati legati alla violenza di genere.

Dall’indagine è emerso che soltanto il 12,3% delle procure (17 sulle 138 interpellate) ha un pool specializzato sulla violenza di genere. Il 77,5% (107 procure) ha una squadra (con un livello inferiore di specializzazione) che interviene per i cosiddetti ‘soggetti deboli e vulnerabili’ (in cui rientrano le donne vittime di violenza), mentre il 10% delle procure non ha un magistrato specializzato in questo tipo di reati.

L’altro aspetto critico consiste nella mancanza di comunicazione fra tribunale penale e civile: per questo motivo, una donna che denuncia il compagno per violenza il quale viene condannato rischia comunque di vedersi portare via i figli. Nel giudizio civile non emergono chiaramente (come dovrebbero) i maltrattamenti e gli abusi subiti dalla donna.

La vicenda di Benevento fa parte di questo contesto in cui la vittima di violenza viene trattata in modo diverso a seconda del luogo dove sporge denuncia o della sede dove avviene il processo.

Concludiamo con il commento di Valeria Valente: “Un rapporto non consensuale, anche tra marito e moglie, è uno stupro. Questo principio deve entrare nella nostra cultura”.

FRANCESCO CIANO

 

 

 

 

 

Francesco Ciano

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