OPERAZIONE DIONISO

OPERAZIONE DIONISO
22 Luglio 2020 Francesco Ciano
OPERAZIONE DIONISIO

OPERAZIONE DIONISO: LA SETTA DELLE BESTIE DENUNCIATA DA UNA BAMBINA

Non bastava l’orrore nel Deep Web smascherato dall’operazione “Delirio”, messo in atto da due 17enni residenti in Piemonte. Sono stati individuati dai Carabinieri di Siena e denunciati per pedopornografia e istigazione a delinquere. Violenze in diretta, sevizie e amputazioni fino alla morte, abusi sessuali sui bambini (anche neonati). Orrori difficili da descrivere, immaginare, digerire. Non bastava tutto questo. All’alba del 20 luglio, l’operazione Dioniso ha stroncato con un blitz la setta delle bestie con base operativa in provincia di Novara. Un gruppo criminale che ha operato indisturbato per oltre 30 anni.

A capo della psico-setta il ‘Dottore’ o ‘lui’ come veniva chiamato. E’ stata una delle vittime a far scattare le indagini della Polizia di Novara e dello Sco (Servizio centrale operativo).

L’indagine, coordinata dalla Dda (Direzione Distrettuale Antimafia) di Torino con l’applicazione di un magistrato della Procura di Novara, è durata 2 anni portando a 26 perquisizioni personali, sequestri ed alla scoperta di questa setta immonda.

Abusi sessuali e lavaggio del cervello su donne e minori, manipolazione estrema e riduzione in schiavitù. “Il Dottore sceglieva con chi divertirsi” ha raccontato la vittima (una bambina quasi adolescente) che ha denunciato tutto.

Facciamo fatica a raccontare i reati commessi da questo gruppo criminale ma è necessario farlo. E’ una storia che va ben oltre la persecuzione e che, purtroppo, coinvolge ragazze giovanissime e bambine.

 

OPERAZIONE DIONISO: IL DOTTORE A CAPO DELLA SETTA DELLE BESTIE

Di certo, il Dottore a capo della setta delle bestie di Novara non avrebbe potuto macchiarsi di certi delitti senza la complicità di altre losche figure individuate nell’operazione Dioniso.

Sono 26 gli indagati, tra cui un centro psicologico, una rete di attività commerciali (scuole di danza, una scuola di “Spada Celtica”, erboristerie, una casa editrice, una bottega artigianale). Tutti complici che reclutavano le ignare vittime da introdurre nella setta.

Tante le perquisizioni (26 personali e 21 locali) in diverse città italiane: oltre a Novara, anche Milano, Pavia e Genova.

Perquisizioni e sequestri sono stati eseguiti in collaborazione con le Squadre Mobili di Torino, Milano, Genova, Pavia, Alessandria, Asti, Biella, Vercelli, Verbania e Aosta, nonché da equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine di Milano e Torino.

Gli adepti della psico-setta di Novara veneravano il Dottore come una specie di divinità a cui si doveva cieca obbedienza. Stiamo parlando di un manipolatore di menti, di un 77enne che si spacciava per guida spirituale. Plagiava donne, adolescenti e minori, abusava sessualmente di loro riducendole in schiavitù. Chi non obbediva veniva isolato dal gruppo.

Il Dottore poteva contare su complici donne, vere e proprie aguzzine.

La vittima che ha denunciato racconta: “Lui decide tutto, decide chi puoi frequentare, dove puoi lavorare. Sceglie lui quali ragazze devono farlo divertire, quali possono frequentare i ‘luoghi fatati’. Lo chiamiamo Lui o il Dottore perché non possiamo nominare il suo nome, non ci è concesso“.

 

RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ E ISOLAMENTO DAL MONDO DELLE VITTIME

Gli adepti si chiamavano ‘bestie‘ tra di loro. Le vittime reclutate, le prescelte, venivano introdotte alla filosofia della psico-setta ed iniziate a pratiche ‘magiche’, perlopiù sessuali, spesso dolorose, estreme, torture. Un’iniziazione necessaria – a detta del leader immondo – ad annullare “l’io pensante“, ad “accendere il fuoco interiore” entrando in un mondo magico, fantastico, segretissimo.

Dall’iniziazione alla riduzione in schiavitù delle vittime il passo era breve. La setta controllava ogni aspetto della loro vita, personale, familiare, decidendo perfino la loro formazione, l’indirizzo di studi, il lavoro da svolgere quasi sempre presso le attività legate alla setta. Non potevano avere compagni, erano ‘sbagliati’. Il ‘Dottore’ le costringeva a concedersi solo a lui promettendo doni come “accendere il fuoco interiore”.

Le ‘prescelte‘ erano ragazze giovani e giovanissime, talvolta bambine. Provenivano da ambienti benestanti e venivano adescate in modo insospettabile nelle scuole di danza o nelle erboristerie e da compiacenti psicologhe. Col passare degli anni, le vittime costrette a subire abusi e torture passavano a loro volta a reclutare nuovi membri.

I membri della famiglia delle vittime venivano inglobati nella setta, indotti ad obbedire alla volontà del perverso 77enne. In alternativa, l’organizzazione criminale imponeva alle adepte di troncare ogni rapporto con i familiari. Un circolo vizioso che inghiottiva la libertà di pensiero di tutti imponendo il silenzio assoluto.

In questo modo, le vittime perdevano ogni contatto col mondo, ogni punto di riferimento esterno. Si ritrovavano completamente isolate, dipendenti a 360 gradi (anche economicamente) dalla setta nata a metà degli anni Ottanta dalla fusione di 2 gruppi paralleli con sede a Novara. Grazie alla complicità delle sue ‘fedelissime’, il ‘Dottore’ poteva controllare in maniera capillare qualsiasi adepta anche nel Milanese o nel Pavese, impartendo ordini imperativi.

 

PSICOLOGHE PROFESSIONISTE: COMPLICI PERFETTE DEL DOTTORE

In oltre 30 anni di impenetrabile attività criminale, hanno fatto parte della setta con vari ruoli ed a vario titolo molte persone ancora da quantificare e individuare. Certo è che venivano scelti membri facoltosi. I membri erano tenuti ad effettuare versamenti di denaro esosi alla setta.

Le complici/adepte più attive per gli obiettivi del Dottore erano psicologhe professioniste. Avevano un ruolo preciso e determinante nell’adescamento delle vittime. Facevano leva sulla situazione familiare e psicologica, sfruttando disagi e fragilità (anche momentanei) delle prede per circuirle, indottrinarle ed introdurle nella setta attraverso uno schema dettagliato e preciso. Inizialmente, le vittime erano al centro di attenzioni, premure: tattiche per mettere in atto un vero e proprio lavaggio del cervello.

Nessuna delle vittime era immune dal plagio della psico-setta, neanche ragazze di elevato livello culturale o difficilmente condizionabili.

Come ha riportato la Polizia, abusi, plagi, riduzione in schiavitù hanno causato nelle vittime perduranti danni psicologici. In certi casi, le facoltà mentali sono state compromesse in modo permanente.

Il lavaggio del cervello, le manipolazioni, il plagio mentale spingeva le vittime ad accettare senza riserve le più insopportabili violenze ed abusi di ogni genere.

Una delle vittime ce l’ha fatta a superare (almeno in parte) i traumi subiti all’interno della setta. Ha rotto il muro del silenzio che faceva da scudo a quel mondo impenetrabile durato oltre 30 anni. “Chi è riuscito a uscirne ha dovuto rifarsi una vita” ha spiegato la vittima bambina.

Tutti gli indagati sono stati denunciati a piede libero con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù ed alla commissione di numerosi e gravi reati in ambito sessuale, anche in danno di minore.

 

OPERAZIONE DIONISO: CHI È “LUI”?

“Lui”, il “Dottore” innominabile, il Mostro. Chi è l’ex capo supremo della psico-setta?

Il 77enne, con alle spalle una carriera da professionista nel settore para-sanitario, è sempre passato inosservato purtroppo. Viveva la sua ‘normale’ ed insospettabile quotidianità all’interno della sua villetta nelle campagne del Novarese.

Gli investigatori descrivono il suo atteggiamento maniacale, guardingo e sempre all’erta. Con quell’atteggiamento è riuscito per tanti anni a difendere, tra alberi e pace rurale apparente, un mondo torbido che abbagliava e risucchiava al suo interno donne, giovanissime e bambine.

Raccontando fiabe da manipolatore, dietro fate e orchi di un mondo alternativo, fasullo, magico e segretissimo si celava una realtà criminale, perversa, sporca, fatta di torture, violenze, plagio mentale, isolamento e schiavitù. Un ‘castello’ rimasto in piedi per oltre 30 anni senza denunce né sospetti.

 

 

Questa storia orrenda ci insegna che, tra tante vittime, c’è sempre quella che trova la forza mentale ed il coraggio di dire NO e di rivolgersi alle autorità per punire il mostro.

C’è chi resta intrappolato in un magico mondo fasullo e chi trova il modo di aprire la gabbia e correre, correre via non solo per rifarsi una vita ma per denunciare tutelando future vittime. E’ il modo migliore per uscire dalla gabbia e dal trauma che ha compromesso le facoltà mentali di molte vittime.

La bambina che ha denunciato racconta: “Lo chiamiamo Lui o il Dottore perché non possiamo nominare il suo nome, non ci è concesso“.

Il nome di questo criminale dovrà uscir fuori presto insieme al cognome ed alla sua condanna, a nomi e cognomi di tutti i suoi complici.

FRANCESCO CIANO

Francesco Ciano

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