CODICE ROSSO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: COSA PREVEDE, COME FUNZIONA.

CODICE ROSSO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: COSA PREVEDE, COME FUNZIONA.
Dicembre 1, 2018 Francesco Ciano

CODICE ROSSO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: COSA PREVEDE, COME FUNZIONA.

Il premier Giuseppe Conte l’ha annunciato con un tweet in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre): “Martedì approveremo in Cdm il Codice Rosso contro la violenza sulle donne d’accordo con i ministri Bonafede e Bongiorno”.

Il Codice Rosso chiamato anche ‘bollino rosso’ offre una corsia preferenziale alle denunce, è uno strumento che serve ad imporre indagini più rapide.

Lo Stato è dalla parte delle donne” ha aggiunto Conte e vogliamo sperarci.

Con lui Matteo Salvini che, lo stesso giorno, ha dichiarato: “Un Codice Rosso per dare priorità assoluta all’esame delle denunce di donne maltrattate, minacciate e molestate”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è dichiarato assolutamente “contro le forme di oppressione che rendono le donne meno libere e infine vittime”. Ha sollecitato il superamento di antiche discriminazioni, pregiudizi, stereotipi sui ruoli di genere a partire dall’infanzia, dalla scuola.

 

Disegno di legge Codice Rosso contro la violenza sulle donne: cosa prevede

Il Ddl Codice Rosso, che prende spunto dal lavoro dell’associazione “Doppia difesa” della ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno e di Michelle Hunziker, è stato presentato il 25 ottobre scorso al Ministero della Giustizia dalla stessa Bongiorno, dal guardasigilli Alfonso Bonafede e Michelle Hunziker (che, da anni, sostiene le vittime di violenza domestica) durante una conferenza stampa.

A distanza di un mese, il 28 novembre, il disegno di legge è finalmente approdato in Consiglio dei ministri.

Prevede una corsia preferenziale per le donne vittime di violenza, maltrattamenti, stupro, violenza sessuale e psicologica, atti persecutori (stalking) e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o convivenza. Stabilisce tempi rapidi, immediatezza nella risposta della giustizia alla violenza domestica e di genere, priorità assoluta per i casi più pericolosi per l’incolumità della donna.

Il disegno di legge contenente “Disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” modifica l’articolo 347 Cpp con l’estensione dei reati previsti ai delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate in quanto avvenute in famiglia o tra conviventi.

 

Come funzionerà il Codice Rosso contro la violenza sulle donne

 Le denunce dovranno essere prese subito in carico dalla polizia giudiziaria che comunicherà immediatamente la notizia di reato al pubblico ministero il quale, entro 3 giorni, dovrà sentire la presunta vittima. Una volta ascoltata, le indagini scatteranno subito.

L’obiettivo è abbattere i tempi lunghi della giustizia, accelerare l’avvio del procedimento penale e delle misure preventive per allontanare la persona violenta dalla vita della sua vittima. Stop alle lungaggini ed alle inefficienze.

Il vicepremier Luigi Di Maio ha voluto evidenziare che il provvedimento “deve avere anche un’altra funzione: la prevenzione”. Ha fatto, perciò, un appello: denunciate, non abbiate paura.

 

“In difesa delle donne”: la guida utile per le vittime di violenza

Gli uffici del Senato hanno realizzato la guidaIn difesa delle donne”, uno strumento utile per aiutare le vittime a difendersi da ogni tipo di violenza e prevaricazione indicando tutti i servizi di assistenza presenti in Italia (case rifugio, codice rosa, recupero di uomini maltrattanti).

Per ogni risorsa, l’Ufficio valutazione impatto del Senato ha creato una scheda regionale completa di contatti e corsie preferenziali per aiutare le vittime.

Donne, denunciate! Non restate in silenzio.

 

Violenza di genere: dati aggiornati

La media dei femminicidi, ogni anno, è di 150 donne uccise in gran parte da mariti, partner, ex o altri familiari. Sul totale degli omicidi di donne, l’85% sono classificabili come femminicidio, compiuti in ambito familiare o legati a relazioni sentimentali poco stabili.

Sono state 2.000 le sentenze definitive per stupro e 1.827 quelle per stalking.

Quest’anno, la strage non solo non si ferma ma cresce: nei primi 10 mesi del 2018, son state 106 le donne vittime di femminicidio secondo i dati Eures. I femminicidi sono cresciuti del 37,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2017 (primi 10 mesi). Le violenze si verificano in famiglia (il 70,2%) e in coppia (il 65,%).

Aumenta l’età media delle vittime: 52,6 anni per il totale delle donne uccise e 54 anni per le vittime di femminicidio familiare. Il più delle volte, si tratta di donne malate, uccise dal coniuge anziano che poi si toglie la vita. In sostanza, è la coppia l’ambito più a rischio per le donne: 1.426 vittime di coniugi, partner, amanti o ex partner il che equivale al 66,1% dei femminicidi familiari ed al 47,6% del numero complessivo di donne uccise.

 

Fondo ad hoc e strutture di accoglienza per le vittime di violenza

 

Oltre all’immediatezza della risposta giudiziaria, con il disegno di legge Codice Rosso contro la violenza sulle donne il governo prevede di:

–       Istituire un Fondo ad hoc per sostenere economicamente le donne vittime di violenza;

–       Incentivare l’istituzione delle strutture di accoglienza per il pronto intervento con un primo soccorso legale in ogni Regione italiana.

Nel frattempo, il sottosegretario alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, pare stia lavorando per implementare il Piano antiviolenza 2017-2020, mettendo sul piatto 33 milioni per il 2019. Allo stesso tempo, Spadafora studia incentivi per istituire strutture di accoglienza per il pronto intervento, con un primo supporto legale in tutte le Regioni italiane.

È codice rosso per tanti casi di violenza a rischio incolumità per la vittima, ma è codice rosso anche dopo, nel percorso più difficile che costringe la vittima fare i conti con la realtà di tutti i giorni e con la società.

Codice Rosso: taglio dei fondi ai centri antiviolenza?

 

Possono coesistere, da una parte, il Codice Rosso contro la violenza sulle donne e, dall’altra, il taglio dei fondi stanziati per i centri antiviolenza o le case rifugio?

Anche l’opposizione considera il Ddl Codice Rosso un’ottima iniziativa, ma la senatrice del PD Teresa Bellanova aggiunge: “Alla violenza contro le donne si dice veramente basta se non si tagliano i fondi già stanziati dai precedenti governi, se si potenzia la rete dei servizi territoriali dove le donne vittime di violenza possono essere ascoltate, sostenute, accolte e protette, se si lavora per rafforzare in ogni modo l’occupazione femminile”. In sostanza, se si implementa quanto già indicato nel Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere.

Un problema di non poco conto, ad oggi, è il ritardo nello stanziamento dei fondi alle Regioni (previsto dalla Legge di bilancio 2018) ai centri antiviolenza e alle case rifugio. Una situazione grave che mette a rischio la costante domanda di aiuto da parte delle vittime.

Non solo: nell’attuale legge di bilancio, l’attuale Governo taglia 500 mila euro di risorse stanziate per il triennio 2019-2020-2021 nel Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Riserva lo stesso trattamento al Piano nazionale antitratta, con un taglio simile e riduce quanto previsto nel contratto di Governo per il Fondo per le vittime di reati intenzionali violenti e per gli orfani di femminicidio.

 

Dipartimento per le pari Opportunità: mappa dei centri antiviolenza in Italia

Tagli di risorse stanziate, da una parte, e Fondo ad hoc da stanziare a sostegno delle vittime di violenza, dall’altra. Cerchiamo di capire le intenzioni del nuovo governo e come stanno realmente le cose.

Sostanzialmente, i centri antiviolenza esistenti invocano il cambiamento della legge 119 che destina il 33% delle risorse all’istituzione di nuovi centri mentre quelli già in essere, talvolta, sono costretti a chiudere.

Bene, il Dipartimento per le pari Opportunità – in accordo con Istat e Cnr – sta realizzando una mappatura completa dei centri antiviolenza attivi in tutta Italia.

Questa mappa darà un quadro chiaro della reale situazione nel nostro Paese, incluse difformità e anomalie. Dopo aver concluso questo lavoro, sarà possibile valutare la possibilità di avviare un iter legislativo che porti all’abrogazione di quella disposizione della legge 119/2013 (art. 5 bis comma 2) la quale prevede che un terzo dei fondi disponibili siano riservati alla creazione di nuovi centri antiviolenza.

 

Dati falsati, violenza maschile sottostimata, il bollino rosso esiste già

Il codice rosso c’è già, non è una novità” ha affermato Cosimo Ferri, magistrato e politico. Non è l’unico ad ammetterlo.

Il ‘bollino rosso’ di cui parla il governo è già previsto dal codice di procedura penale (legge n. 119/2013 sul femminicidio). Questa legge ha modificato l’art. 132 del Codice Penale introducendo l’obbligo di dare priorità assoluta nella formazione dei ruoli di udienza e nella trattazione dei processi ai reati di stalking, violenza sessuale, domestica, pedofilia, violenza sessuale di gruppo.

Il problema vero, con cui dover fare i conti, è la mancata attuazione di misure normative che già esistono per i reati di stalking, maltrattamenti, violenza sessuale.

Conviene duplicare una norma esistente o rendere operativa e rafforzare quella già in atto?

Diverse associazioni contro la violenza sulle donne ed esperte del settore (avvocate, sociologhe, ricercatrici) dichiarano che dati statistici come quelli contenuti nel rapporto “Questo non è amore” diffuso dalla Polizia di Stato sono falsati. Il rapporto conta un numero complessivo di 32 casi di femminicidio dall’inizio dell’anno 2018, mentre in realtà la media annuale è di 150 casi. La violenza maschile continua ad essere ampiamente sottovalutata.

La violenza di genere resta la prima causa di morte violenta per le donne e questo nessuno può negarlo.

Le statistiche sono falsate: calano le denunce di stalking e violenze ma non i reati, non il fenomeno che, al contrario, cresce.

 

Chi analizza dati e giudica sa esattamente cos’è un femminicidio?

Chi contesta i dati statistici diffusi è la “Casa delle donne per non subire violenza di Bologna”, che conta le donne uccise da oltre 13 anni. È l’unica banca dati italiana visto che, nel nostro Paese, non esiste ancora un Osservatorio nazionale sulla violenza sulle donne.

La Casa ammette che anche i dati del suo database siano sottostimati perché si basano sui fatti di cronaca. Mancherebbero tutti quei casi rimasti anonimi, seppelliti dal silenzio.

Il problema di fondo è che chi analizza gli omicidi deve sapere con esattezza cos’è un femminicidio. La Casa utilizza la definizione delle Nazioni Unite. Su quale base teorica ha ragionato il Ministero degli Interni? Il Ministero della Giustizia analizza in modo appropriato ed approfondito le dinamiche che scatenano i femminicidi?

In gran parte dei casi di femminicidio, le donne o hanno denunciato (e il pericolo è stato sottovalutato) o non hanno denunciato (per paura di ripercussioni violente ma anche per vergogna agli occhi di una società ancora abituata a colpevolizzarle). Le sentenze applicano pene irrisorie, riconoscono attenuanti negate dai fatti.

E, poi, c’è del contraddittorio nel bollino rosso voluto da Giulia Bongiorno che, allo stesso tempo, difende una inesistente sindrome di alienazione parentale. Questa teoria mai confermata dà la colpa alle madri se i figli minori rifiutano di vedere i propri padri (spesso violenti).

Se si continua a sottovalutare la pericolosità della violenza maschile a cosa servirebbe il Codice Rosso?

Basterà avviare l’ennesima misura normativa chiamata Codice Rosso per trasformare le parole in fatti concreti a tutela delle donne?

 

Francesco Ciano

 

 

 

 

 

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