COME DIFENDERSI DALLO STALKING CONDOMINIALE

COME DIFENDERSI DALLO STALKING CONDOMINIALE
17 Settembre 2018 Francesco Ciano

COME DIFENDERSI DALLO STALKING CONDOMINIALE

 

Maggio 2018 – Per la prima volta in Italia, le vittime di stalking condominiale sono scese in piazza per manifestare contro la violenza subita dai vicini di casa. Grandi assenti alla manifestazione di Roma (davanti a Montecitorio) altre vittime, in cura dal medico per stalking o bloccate dalla paura di eventuali ritorsioni. Uno stalker condominiale sa essere spietato almeno quanto quello classico, che perseguita, minaccia e aggredisce una donna. Ne sa qualcosa anche la professoressa Rita Fossatelli, fondatrice del comitato Caiasc (per anni vittima di soprusi condominiali), che ha voluto la manifestazione a Roma, in un sit-in al Parlamento, ha dichiarato: “Signori onorevoli, questa piaga uccide. Serve una legge”.

Non basta l’articolo 612-bis del Codice penale (introdotto nel 2009) né alle donne vittime di uomini violenti che le perseguitano né alle vittime (uomini e donne) di stalking condominiale.

La fondatrice di Caiasc ha chiesto ai parlamentari di adeguare la normativa sullo stalking introducendo una legge specifica, nuovi strumenti di tutela oppure inserendo un’aggravante per stalking condominiale. I casi aumentano insieme alle denunce e alle condanne: a giudicare dai numeri registrati dalla cronaca quotidiana, si tratta di una piaga sociale a tutti gli effetti che “uccide, non solo psicologicamente” come si leggeva nel cartellone dei manifestanti a Roma. Rita Fossatelli ha aggiunto: “La sicurezza e la tranquillità in casa propria sono un diritto inalienabile e vanno tutelate, sempre e con ogni mezzo”.

 

Cos’è lo stalking condominiale

È il reato compiuto da chi mette in atto comportamenti molesti e persecutori nei confronti dei vicini di casa al punto tale da ingenerare in loro un grave e perdurante stato di ansia, frustrazione, timore per la propria incolumità e quella dei familiari. Questo stato di ansia e timore potrebbe costringerli a cambiare stile e abitudini di vita; non sono pochi coloro che hanno traslocato.

Ad oggi, è un tipo di reato non ancora codificato dal legislatore. Da qualche anno, è entrato a pieno titolo nelle aule di giustizia con l’estensione del reato di stalking in contesti diversi da quelli riferiti alla sfera affettiva.

La prima pronuncia risale a 7 anni fa con la sentenza n. 20895 25 maggio 2011 della Corte di Cassazione, ma il termine è stato consacrato con la sentenza n. 26878 del 2016 che ha assimilato ufficialmente la variante condominiale al reato di stalking vero e proprio riportato nell’articolo 612-bis del Codice Penale. A differenza del classico reato di atti persecutori, lo stalker condominiale spesso prende di mira e danneggia non il soggetto singolo ma più persone all’interno dello stesso condominio fino al gesto estremo dell’omicidio.

 

Le angherie perpetrate dallo stalker condominiale

Talvolta, la realtà supera la fantasia quando ci troviamo di fronte a casi di stalking condominiale.

Se molte vittime esasperate arrivano ad assumere tranquillanti, a rivolgersi ad uno psicologo o a traslocare uno o più motivi dovranno pur esserci. Motivi che non rientrano nella categoria dei ‘dispetti’ condominiali ma degli atti persecutori veri e propri.

Rancori pregressi, incomprensioni, intolleranze nei rapporti di vicinato possono scatenarsi e sfociare in condotte penalmente rilevanti trasformandosi in atti criminali che colpiscono cose e persone.

Esiste lo stalker che pedina, minaccia e insulta tutte le donne di un condominio perché odia l’intero genere femminile e c’è chi usa l’arma dei rumori molesti (volontari e dolosi), cani che abbaiano h24, auto rigate, escrementi lanciati per sfregio sullo zerbino, topi morti, alberi segati per togliere l’ombra.

L’elemento peggiore è che un condomino stalker non si può ‘allontanare’ facilmente e rapidamente: vive nello stesso condominio per dannare la vittima o le vittime tutte le volte che vuole e può. Almeno finché non viene denunciato.

 

Stalking condominiale: le prove

Essendo stato assimilato allo stalking grazie alla sentenza n. 26878/2016 della Corte di Cassazione, la responsabilità penale dello stalker condominiale può scattare semplicemente con le dichiarazioni della vittima, una volta verificata la credibilità della persona offesa e l’attendibilità dei fatti esposti.

Oltre alla condotta dello stalker, bisogna dimostrare oltretutto che ha effettivamente provocato nella vittima le conseguenze psicologiche previste dall’art. 612-bis del Codice Penale ovvero:

  • Grave e perdurante stato d’ansia e paura a seguito di atti persecutori, minacce e molestie, aggressioni o diffamazione;
  • Fondato timore per la propria incolumità e quella di un prossimo congiunto o persona legata da rapporto affettivo;
  • Alterazione delle proprie abitudini di vita.

 

Rumori molesti

Tra le ‘armi’ più usate dagli stalker condominiali, ritroviamo i rumori molesti (provocati intenzionalmente come uso dei tacchi in casa, musica e TV ad alto volume, schiamazzi, cani che abbaiano) oltre le fasce orarie dedicate al riposo previste dal regolamento condominiale che impongono rispetto del silenzio.

I rumori associati a stalking presuppongono la volontà e il dolo di chi compie atti ripetuti con l’intento di provocare ansia nella vittima ed impedirle una normale quotidianità: il giudice terrà conto anche di altri elementi come gli orari, la condotta reiterata, il luogo in cui si trova l’edificio (in pieno centro, il rumore di fondo è generalmente più elevato), la struttura delle pareti divisorie.

Si può tentare di fermare uno stalker condominiale rumoroso inviando una diffida tramite avvocato.

Se dopo la diffida, la situazione non migliora, bisognerà agire in tribunale.

In sede civile, si potrà richiedere il risarcimento del danno per rumori. In sede penale (se i fatti hanno rilevanza penale perché, magari, i rumori disturbano non solo la vittima ma la quiete pubblica), è possibile ottenere una condanna per stalking condominiale.

Stalking condominiale: come difendersi

L’atto persecutorio in questione, per essere perseguibile penalmente, deve avere carattere di periodicità e reiterazione.

Innanzitutto, la vittima dovrà rivolgersi all’amministratore che ha il compito di mediare tra le parti e di tentare la via conciliativa.

Se l’intervento dell’amministratore non si rivela una soluzione sufficiente, la vittima può presentare una richiesta di ammonimento al Questore tramite l’autorità di pubblica sicurezza, ai sensi dell’art. 8 D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito con modifiche in legge 23.04.2009 n. 38.

A questo punto, se la condotta dello stalker non cambia, si procede con la denuncia da presentare entro 6 mesi dalla realizzazione dei fatti. Il giudice, dopo aver verificato la credibilità della vittima e l’attendibilità dei fatti, potrà emettere ordinanza restrittiva imponendo allo stalker di lasciare la propria abitazione o di non avvicinarsi oltre i 500 metri. L’amministratore sarà tenuto ad informare in via ufficiale gli altri condomini, in caso di sentenza di condanna del condomino stalker.

Si rischiano da 1 a 3 anni di carcere, oltre al pagamento di un risarcimento dei danni provocati alla vittima o alle vittime del condominio.

 

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Francesco Ciano

 

 

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