COME PREVENIRE LA VIOLENZA: SARA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI RECIDIVA

COME PREVENIRE LA VIOLENZA: SARA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI RECIDIVA
Gennaio 6, 2019 Francesco Ciano

COME PREVENIRE LA VIOLENZA:

SARA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI RECIDIVA

 

Il fenomeno violenza domestica è allarmante: ciò che serve, oggi più che mai, è prevenire l’escalation di violenza per evitare il peggio. Uno dei più validi strumenti di prevenzione è SARA valutazione del rischio di recidiva. Si sente l’esigenza di affidarsi ad operatori sempre più formati, in grado di frenare il tragico fenomeno del femminicidio ed è importante che la vittima di violenza scopra (anche da sé) il livello di pericolo che sta correndo. Come? Attraverso la valutazione da parte di un operatore o l’autovalutazione online del rischio di recidiva eseguita tramite un questionario.

Il partner violento tornerà ad usare violenza fisica e sessuale.

Fino a che punto si spingerà?

Cosa rischia la donna vittima di violenza domestica?

Un questionario online del Cesvis permette di riconoscere i segnali di violenza all’interno di una coppia e di calcolare il profilo di rischio e recidiva.

Scopriamo più da vicino come funziona lo strumento di prevenzione SARA.

 

SARA: valutazione del rischio di recidiva o autovalutazione?

Qualunque atto di violenza che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, nella vita pubblica e privata”: così è stata definita, nel 1993, dalle Nazioni Unite la violenza domestica. I maltrattamenti in famiglia riguardano i rapporti familiari, tra coniugi o partner conviventi. Coinvolge donne di qualsiasi paese, estrazione sociale, livello culturale, età, provocando danni fisici e psicologici.

Individuare i fattori che spingono una persona ad agire con violenza è fondamentale per prevenire comportamenti simili (o peggiori) in futuro e per evitare che sfocino in tragedie.

Lo strumento SARA valutazione del rischio di recidiva nella violenza domestica può essere usato sia direttamente dalla vittima sia dall’operatore che ha il compito di aiutarla ad uscire dal tunnel dei maltrattamenti.

Il primo step di autovalutazione, il più delle volte, non basta alla vittima.

Da sola, difficilmente la donna vittima di violenza riesce ad uscire dalla spirale di violenza.

 

SARA valutazione del rischio di recidiva: la necessità di una figura competente

Nel momento in cui la vittima racconta la sua storia di violenza, è essenziale comprendere come e perché scatta nel partner il comportamento violento. È fondamentale rendere la vittima consapevole della sua situazione. Il più delle volte, purtroppo, la donna si auto colpevolizza per tutto ciò che subisce, si chiude in sé. Attraverso il silenzio, la pazienza e l’impotenza spera che tutto passi e che la situazione possa migliorare. La cosa peggiore è che la vittima, in questo contesto, minimizza la natura violenta del partner e, di conseguenza, i rischi che corre.

 

La società, dal canto suo, spesso risponde alle sue richieste di aiuto con tre reazioni negative:

  • Non riconosce e minimizza la storia di violenza domestica;
  • Rifiuta e colpevolizza la donna;
  • Ricerca le cause di difficoltà della donna nella sua psicologia ‘patologica’.

 

In questo clima ostile, la donna vittima ha bisogno di una figura competente che sappia farle recuperare consapevolezza, coraggio, autonomia nelle proprie scelte, un’idea positiva di sé, autostima fortemente compromessa dalla violenza subita.

SARA: i 10 fattori di rischio

 Il percorso di valutazione del rischio consente di valutare una possibile recidiva di violenza. Determina i fattori chiave che possano spingere il maltrattante a ripetere episodi di violenza in futuro (tra cui senso di dominio, dipendenza patologica, disturbi di personalità o psichiatrici).

Se dalla valutazione risulterà un rischio molto elevato, sarà necessario intervenire per gestirlo tempestivamente attivando un percorso di messa in sicurezza della donna vittima. Un metodo valido e attendibile per riuscire a fare tutto questo è lo strumento S.A.R.A. (Spousal Assault Risk Assessment) messo a punto nel 1996 in Canada da P. Randall Kropp e Stephen D. Hart. Ha una funzione predittiva e preventiva nel determinare quanto un uomo maltrattante sia capace, a breve o lungo termine, di usare nuovamente violenza sulla vittima.

Questo metodo di valutazione del rischio di violenza interpersonale fra partner sperimentato in Canada è stato, in seguito, adottato con successo altrove (USA, Europa, specie in Svezia e Scozia). In Italia, viene applicato già da qualche anno.

Il metodo SARA si basa sull’individuazione di dieci fattori di rischio per riconoscere il livello di pericolosità del maltrattante (bassa, media, elevata, nell’immediato o meno) o verificare un eventuale rischio di violenza letale.

I 10 fattori di rischio sono:

  • Gravi violenze fisiche/sessuali, incluse minacce di uso di armi;
  • Gravi minacce di violenza o intenzione di agire con violenza (pensieri omicidi, impulsi di violenza che creano terrore nella vittima);
  • Escalation sia della violenza sia delle minacce o intenzione di agire in modo violento;
  • Violazione delle misure cautelari o interdittive:
  • Atteggiamenti negativi nei confronti delle violenze interpersonali o familiari (il maltrattante minimizza, giustifica o incoraggia il suo comportamento violento);
  • Precedenti penali del maltrattante per reati simili o altri reati;
  • Problemi relazionali;
  • Abuso di sostanze che segnala disturbi di personalità;
  • Status occupazionale e problemi finanziari;
  • Disturbi mentali che rendono il soggetto imprevedibile

SARA valutazione del rischio di recidiva: le circostanze più critiche

La valutazione del rischio può essere effettuata prima o durante il processo, nel periodo detentivo o nel rilascio (in regime di libertà del maltrattante).

 

Esistono circostanze più critiche rispetto ad altre che possono segnalare un’elevata gravità del rischio di recidiva:

  • La vittima comunica di voler interrompere la relazione con il maltrattante;
  • La vittima ha una nuova relazione a dispetto della volontà del maltrattante ed estende il rischio al nuovo partner;
  • Dispute in fase di separazione (mantenimento, affidamento dei figli, ecc.);
  • Dopo la condanna per il reato di maltrattamenti in famiglia o dopo un periodo di custodia cautelare, l’uomo violento viene scarcerato.

Questo metodo interviene su casi di maltrattamenti in famiglia, violenza di genere, violenze fisiche, psicologiche, economiche, sessuali, stalking ed è rivolto agli addetti ai lavori, figure professionali come assistenti sociali, medici, psicologi, forze dell’ordine, magistrati, avvocati, operatrici dei centri antiviolenza. SARA non vuole sostituire, di certo, la normale prassi procedurale utilizzata nel corso delle indagini ma costituire uno strumento utile ed efficace per supportare le indagini e contribuire alle decisioni in merito alle misure cautelari, alla pena, ai provvedimenti per tutelare la donna vittima ed i suoi eventuali bambini.

 

ISA: un altro strumento di valutazione del rischio

Sulla base dei dieci criteri stabiliti da SARA, è stato sviluppato dall’associazione Differenza Donna un altro strumento di valutazione del rischio: ISA (Increasing Self Awareness), un progetto europeo che l’associazione ha messo a punto tra il 2008 e il 2010.

Per individuare il grado di pericolo che si sta correndo, questo modulo (un questionario composto da 62 domande) va compilato online in base alla propria situazione.

Si otterrà un punteggio base e da questo verrà indicato cosa fare, come agire. È rivolto soprattutto a donne che non si sono ancora rivolte ad un centro antiviolenza e non hanno denunciato.

 

SARA valutazione del rischio di recidiva: può salvare molte vite

SARA è un progetto del Cesvis (che si occupa di ricerca in tema di violenza) diretto dalla psicologa e criminologa Anna Costanza Baldry, finanziato in parte dalla Commissione Europea e Programma Daphne. Sul sito ufficiale di Cesvis è disponibile un questionario, anonimo e da compilare online in 20 minuti, a cui tutte le donne dovrebbero rispondere.

Nel nostro Paese, il Piano Nazionale antiviolenza emanato nel 2015 ha previsto la messa a punto di procedure per ‘Risk assessment e risk managemement’ (valutazione e gestione del rischio). Il metodo SARA-Plus è stato confermato nel Piano Nazionale 2017 ed inserito come obbligatorio.

È in uso da qualche anno in Italia, scientificamente valido per prevenire ed intervenire a tutela delle vittime di violenza. Questo protocollo può salvare molte vite, serve ad applicare le misure cautelari (divieto di dimora, custodia in carcere, ordine di allontanamento dalla casa domiciliare) con maggior rigore e continuità.

Per compilare il questionario S.A.R.A., potete collegarvi a questo link del Cesvis (Centro Studi e ricerche per la tutela delle vittime di reato e la valutazione del rischio di recidiva della violenza).

http://sgiz.mobi/s3/Sara-s

Francesco Ciano

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