FEMMINICIDI 2019

FEMMINICIDI 2019
7 Gennaio 2020 Francesco Ciano
femminicidi 2019

FEMMINICIDI 2019 IN ITALIA: QUANTI SONO REALMENTE, RIFLESSIONI

 

Secondo i dati aggiornati del Rapporto Eures sui Femminicidi 2019 in Italia, il numero di vittime raggiunge quota 95. Gli omicidi di donne sono stati compiuti sia in ambito familiare/affettivo sia all’interno di una relazione di coppia.

Sono ben 47 vittime in meno rispetto al 2018 che ha registrato 142 donne uccise.

In compenso, il 2019 ha registrato un aumento degli episodi di stalking parallelo a quello delle denunce quale effetto del Codice Rosso.

Il Rapporto Eures comunica il numero delle vittime senza, peraltro, raccontare storie o pubblicare liste di nominativi.

Il sito femminicidioitalia.info, al contrario, pubblica una lista di 82 donne uccise nel 2019.

Sono 95 o 82 le vittime dell’anno appena passato?

C’è un’incongruenza, una differenza numerica di 13 vittime. Non possiamo confrontare due liste di nominativi in quanto il rapporto Eures non ha reso noti i nomi delle vittime.

Possiamo, però, riportare la lista pubblicata online da femminicidioitalia.info per non fermarci ai freddi numeri e scoprire le storie tragiche delle 82 vittime totalizzate da questo sito.

L’ultima vittima dell’anno 2019 è stata Elisa Bravi, strangolata in casa dal marito mentre le due figlie dormivano. Come lei, più dell’85% dei casi di femminicidio è avvenuto tra le mura domestiche o per mano di un ex compagno.

Entriamo nelle loro vite, nei loro drammi e facciamo anche qualcosa di più: cerchiamo di capire cosa si intende per ‘femminicidio’, con quale criterio sono state fatte rientrare queste storie nella categoria di ‘donna uccisa in quanto tale’.

Non vogliamo tralasciarne nessuna, intendiamo analizzare tutti gli episodi di mattanza di genere.

 

LISTA DEI FEMMINICIDI 2019 IN ITALIA

Che si tratti di 95 vittime o di 82 donne assassinate, è comunque un bollettino di guerra.

La normalità, lontana dall’essere considerata un ideale o un sogno, deve registrare quota zero femminicidi in un Paese civile.

L’Italia, come molti altri Paesi nel mondo, è ancora lontana dal raggiungere la piena parità di genere. La donna, al di là di freddi numeri, ha diritto all’uguaglianza e alla libertà, alla tutela dalla violenza finché questa spingerà gli uomini a ferire o uccidere.

Ecco, di seguito, le storie delle 82 vittime riportate dal sito femminicidioitalia.info, mese per mese.

Per ogni vittima, descriviamo in breve quando, come, dove e da chi è stata uccisa.

 

GENNAIO (4 VITTIME)

Luisa Minghé, 74 anni, malata di Alzheimer, uccisa il 9 gennaio con due colpi di fucile a Bologna dal marito 80enne che si è poi tolto la vita.

Stefania Crotti, 42enne di Gorlago (Bergamo). Il suo corpo è stato ritrovato il 18 gennaio nelle campagne di Erbusco (Brescia). L’ex amante del marito di Stefania è stata arrestata con l’accusa di omicidio e distruzione di cadavere. Movente: la gelosia.

Palma Agostino, 71 anni, ritrovata morta il 21 gennaio nella sua abitazione a Taggia (Imperia). Era riversa a terra morta dopo essere stata aggredita con diversi colpi di accetta sferrati alla testa dal fratello 62enne, arrestato come principale indiziato. Il movente potrebbe essere stato legato a problemi di convivenza aggravato da problemi di salute.

Anna Piccato, 70 anni, ritrovata morta la mattina del 23 gennaio a Barge (Cuneo) vicino la Chiesa di San Rocco. Il volto insanguinato e sfigurato da colpi inferti con una chiave inglese da un 40enne. Movente: l’esito di una rapina finita male dopo averla pedinata all’uscita di un bar.

 

FEBBRAIO (6 VITTIME)

Marisa Sartori, 25enne, uccisa la sera del 2 febbraio a Curno (Bergamo) dal marito Ezzedine Arjoun che l’ha ferita mortalmente al cuore con un coltello. Ha tentato di colpire gravemente anche la sorella di Marisa, che era con lei, mentre tentava di difenderla ma, dopo essere entrata in coma farmacologico, si è risvegliata. Ezzedine, 35enne tunisino dedito allo spaccio, aveva bevuto e assunto cocaina. Non accettava la separazione che la moglie aveva deciso di intraprendere. E’ stato condannato all’ergastolo e disposto un risarcimento di oltre un milione di euro per la famiglia della vittima.

Maria Sestina Arcuri, 25enne morta il 5 febbraio all’ospedale Belcolle di Viterbo, uccisa intenzionalmente dal fidanzato 30enne il quale l’ha spinta giù dalle scale provocandole un trauma cranico che le ha stroncato la vita.

Angela Stefani, 48enne bolognese residente a Salemi (Trapani) è scomparsa a febbraio. E’ stata uccisa in casa dall’ex compagno 47enne accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Dopo una violenta aggressione, avrebbe colpito la convivente con 6 fendenti, distruggendo e nascondendo in seguito il corpo.

Ghizlan El Hadraoui, 37enne di origini marocchine, ritrovata carbonizzata all’interno della sua auto il 6 febbraio nei pressi del termovalorizzatore di Modena. E’ stata uccisa dal marito 49enne che, dopo averla accoltellata, ha appiccato l’incendio per inscenare un suicidio. Non accettava la separazione decisa dalla donna.

Neda Vannoni, 82enne di Poggibonsi (Siena), soffocata a morte nel sonno da suo marito 90enne che hai poi tentato invano di suicidarsi. L’avrebbe uccisa perché “non ci stava più con la testa” come ha scritto in un biglietto precedentemente scritto ai figli.

Claudia Bortolozzo, 51enne di Marghera (Venezia), uccisa durante il sonno dal marito con almeno 6 coltellate il 22 febbraio. Il marito ha raccontato che, dopo essersi messo a letto, a un certo punto non ricordava più nulla. Entrambi i coniugi erano in cura al centro di salute mentale ma la patologia della donna era più grave e il marito non riusciva più a prendersi cura di lei.

 

MARZO (10 VITTIME)

I mesi di marzo, ottobre e novembre hanno registrato il più alto numero di femminicidi 2019 in Italia (10 casi ciascuno).

Diva Borin, 86enne di Urago Mella (Brescia), trovata morta il 2 marzo. L’indiziato è Salvatore Spina, il suo badante 37enne, che l’ha strozzata a mani nude con una violenza tale da provocare la frattura dell’osso del collo. Gli investigatori hanno scoperto che il testamento della donna era stato modificato: prevedeva il lascito dell’eredità a Spina ed al nipote della donna.

Norina Matuozzo, 33enne di Melito (Napoli), uccisa con 3 colpi di pistola dal marito 40enne in quanto voleva separarsi da lui. L’ha assassinata il 2 marzo in presenza dei parenti e dei due figli di 7 e 14 anni.

Donatella Rigon, 52enne di Padova, uccisa dal fratello il 4 marzo nella loro villetta, morto anche lui per le numerose coltellate. In una stanza è stata rinvenuta sulla parete una frase incomprensibile scritta col sangue, mentre nella bocca della donna sono state rilevate tracce di polvere di topicida. Probabilmente, una lite sfociata in un reciproco accoltellamento.

Alessandra Immacolata Musarra, 29enne di Messina, è stata uccisa dal fidanzato convivente di 26 anni Cristian Ioppolo. L’ha massacrata e strangolata (lesioni a due vertebre cervicali e decesso avvenuto per asfissia) e poi ha inviato un SMS al padre di lei tentando di incolpare l’ex fidanzato della donna. Aveva inviato un messaggio dal cellulare di Alessandra scrivendo che lei era tenuta in ostaggio dall’ex fidanzato. L’assassino durante l’interrogatorio ha sostenuto di soffrire di vuoti di memoria ma il giudice, in assenza di certificazioni mediche comprovanti la sua patologia, non ha tenuto in considerazione le sue dichiarazioni.

Fortuna Bellisario, 36enne di Napoli, è stata uccisa in casa il 7 marzo dal marito 41enne dopo una violenta lite.

Rosalia Daniela La Gumina, 47enne di Castelvetrano (Trapani) e suo marito Luigi Damiani sono stati ritrovati morti nella loro casa il 15 marzo. L’ipotesi è di omicidio-suicidio dell’uomo che non accettava la separazione, l’idea di essere lasciato. Le ha inferto 7 coltellate, di cui due mortali al petto che hanno raggiunto cuore e polmoni. L’uomo si è poi suicidato gettandosi più volte su un coltello posizionato nell’incavo ascellare del corpo di sua moglie.

Roberta Priore, 53enne di Milano, trovata morta nel suo appartamento il 19 marzo. E’ stata uccisa dal compagno dopo l’ennesima violenta lite di gelosia. Secondo le dichiarazioni dell’omicida lei avrebbe lanciato oggetti e minacciato lui con un coltello. L’uomo l’ha bloccata e soffocata con un cuscino. E’ stato arrestato e si è suicidato impiccandosi nella sua cella del carcere di San Vittore.

Nicoletta Indelicato, 25enne di origini rumene residente a Marsala (Trapani), scomparsa nella notte tra il 16 e il 17 marzo. E’ stata ritrovata il 20 marzo morta con il corpo parzialmente carbonizzato in un vigneto. E’ stata uccisa da due conoscenti, un ragazzo 34enne ed una ragazza 29enne di origini rumene. E’ stato lui a confessare. La ragazza 29enne le aveva dato un passaggio, lui era nascosto nel bagagliaio. Poi lei ha fermato il veicolo e lui è uscito allo scoperto per compiere il delitto. Nicoletta è stata uccisa con 12 coltellate e data alle fiamme. Il movente del delitto non è chiaro: il 34enne ha dichiarato di avere risentimenti nei suoi confronti, lei diceva in giro che lui fosse tossicodipendente. Inoltre, il ragazzo aveva confidato alla complice di aver avuto un rapporto in passato con Nicoletta.

Hong Songmei, 54enne cinese residente a Milano, massaggiatrice dedita alla prostituzione. E’ stata ritrovata morta il 28 marzo nel luogo dove svolgeva la sua attività, colpita in testa, strangolata e soffocata. Si presume che l’assassino sia un suo cliente preso da un raptus di follia.

Romina Meloni, 49enne residente a Nuoro dall’ex compagno. Lo aveva lasciato ed aveva iniziato una nuova relazione. Un pomeriggio, si è presentato a casa di lei e del suo nuovo compagno armato di pistola. E’ bastato un solo colpo al collo per stroncare la vita della donna, poi ha sparato anche al suo nuovo compagno puntando alla testa: è entrato in coma farmacologico ma poi ne è uscito. Per l’assassino di Meloni è stato chiesto l’ergastolo.

 

APRILE (8 VITTIME)

Loredana Calì, quasi 40enne, di Catenanuova (Enna). E’ stata uccisa il 1° aprile dall’ex marito, Si erano dati appuntamento, lui l’ha minacciata con una pistola costringendola a salire sulla sua auto. Hanno raggiunto la campagna ed è lì che l’ha uccisa con due colpi di pistola (al collo e al petto). Prima di costituirsi ai Carabinieri, l’uomo ha informato diverse persone del suo gesto, tra cui una vicina a cui ha detto “Ho ammazzato Loredana. Filippo Marraro non passa per cornuto“. Loredana era già stata aggredita dal suo ex ma non aveva mai presentato formalmente alcuna denuncia. L’uomo non accettava che l’ex moglie avesse una nuova relazione ed aveva tentato di picchiare il suo nuovo compagno.

Blessing Benedicta Daniel, prostituta 40enne nigeriana. Il suo corpo esanime è stato rinvenuto in un canale ad Albareto (Modena) la mattina del 7 aprile. Lo stesso giorno, un 41enne disoccupato originario di Palermo, si è costituito ai Carabinieri confessando di averla uccisa colpendola  più volte alla testa con una morsa da banco. Poi, ha gettato il corpo in un fosso.

Elena Caprio, 84enne di Zola Predosa (Bologna) affetta da demenza senile, è stata uccisa dal marito 84enne (anche lui malato) il quale prima l’ha colpita a morte con un bastone, poi si è impiccato alla grata di una finestra. Lo scenario tipico di omicidio-suicidio.

Clementina Spada, 87enne di Caltignaga (Novata) è stata assassinata a coltellate dal marito 88enne il 23 aprile poi ha tentato invano di suicidarsi con lo stesso coltello ferendosi al collo e al torace. I due coniugi erano entrambi malati. Lui aveva scritto un biglietto alle figlie: chiedeva scusa, diceva di voler portare la moglie via con sé.

Romina Iannicelli, 44 anni di Cassano allo Ionio (Cosenza), è stata assassinata dal marito il 12 aprile. Era incinta ed è morta soffocata. L’uomo si è poi costituito ai Carabinieri confessando di aver compiuto il delitto sotto l’effetto della droga.

Elvira Bruno, 53enne di Palermo. Suo marito, il 54enne tunisino Moncef Naili, il 17 aprile le ha tolto la vita strangolandola dopo una violenta lite. La donna voleva la separazione ma lui non accettava la fine della relazione. Dopo il delitto, si è costituito alla giustizia.

Licia Zambon, 81 anni di Venezia, malata e affetta da demenza senile. Il marito 85enne, intenzionato a mettere fine a quella ‘vita senza senso’, l’ha uccisa il 18 aprile. L’ha accoltellata mentre era distesa sul letto. Ha assunto una buona quantità di farmaci nel tentativo di suicidarsi.

Alice Bredice, 33ennne residente a Marina di Ragusa, è stata assassinata nella notte tra il 28 e 29 aprile dal marito 42enne, un poliziotto. Ha sparato tre colpi con la sua pistola di ordinanza, poi si è tolto la vita usando la stessa arma. Poche ore prima dell’omicidio-suicidio, l’uomo le aveva postato un messaggio d’amore su Facebook scrivendo: “Ti ho dedicato tutta la mia vita. Ti amo“. La 33enne aveva confidato ai parenti i problemi col marito negli ultimi tempi. Era cambiato, era diventato ossessivo, le telefonava spesso. Una situazione insostenibile tanto che lei voleva separarsi.

 

MAGGIO (6 VITTIME)

Erika Cavalli, 37enne di Vigevano (Pavia) il 1° maggio è stata accoltellata dal marito 55enne, appuntato della Guardia di Finanza. Dopo averle sferrato diversi fendenti si è suicidato in garage con la pistola d’ordinanza. Il loro rapporto era in crisi, voleva separarsi e da qualche settimana non viveva più con lui. La figlia, che frequentava la prima media, ha assistito alla tragica scena.

Imen Chatbouri, 36enne di origine tunisina, ex atleta e personal trainer di Roma, la mattina del 2 maggio è stata trovata morta lungo la banchina del fiume Tevere, nei pressi del Ponte Sisto. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, analizzando le telecamere di sorveglianza circostanti la scena del crimine, il 1° maggio Imen si trovava in zona Battistini in compagnia del suo fidanzato olandese e di un 26enne di origini rumene. Verso l’una e mezza si è separata dal suo fidanzato a seguito di un litigio per gelosia a causa della presenza del rumeno.  L’olandese era geloso e le ha dato uno schiaffo. Alle tre di notte Imen veniva pedinata, probabilmente dal rumeno. Lei si è poggiata al parapetto del lungotevere dei Vallati. Il pedinatore l’ha colta di sorpresa, le ha afferrato le caviglie alzandola da terra e l’ha spinta per farla precipitare ad un’altezza di oltre 20 metri.

Carmen Vermica, 45 anni di origini romene residente a Roma, è stata vittima dell’ennesimo femminicidio il 7 maggio per mano del marito 69enne. L’uomo le ha sparato con la sua pistola regolarmente detenuta.

Damia El Assali, 45enne di origini marocchine, residente a Borgonovo Val Tidone (Piacenza). E’ stata trovata morta l’8 maggio nella cucina della sua abitazione sgozzata e accoltellata in diverse parti del corpo.  Il marito 39enne, che nel frattempo era irreperibile insieme ai due figli di 2 e 4 anni, è stato rintracciato, fermato e accusato di omicidio volontario.

Anna Cassalia, 76enne di Gallico Marina di Reggio Calabria, è stata uccisa a colpi di pistola dal marito 85enne che poi si è suicidato. Il movente è sconosciuto ma si presume fosse affetto da demenza senile.

Mileidy Verdial Canales, 26enne di origini cubane, trovata morta il 26 maggio nella villa di un imprenditore 46enne in cui lavorava come colf a Borgarello (Pavia). E’ stata strangolata al culmine di una violenta lite. L’imprenditore è stato trovato morto nelle campagne di Vellezzo Bellini. Si è suicidato sparandosi alla testa. Prima, aveva inviato al cognato un messaggio in cui scriveva di volerla fare finita e che si scusava per quello che era successo. Movente sconosciuto. Forse, tra i due non c’era solo una collaborazione lavorativa.

 

GIUGNO (9 VITTIME)

Giuseppina Addante, 86enne di Torino, morta il 5 giugno all’ospedale Giovanni Bosco. Il 30 aprile era stata aggredita e riportava gravi ferite alla testa. Ad ucciderla è stato il nipote 42enne usando una mazza da baseball. E’ stato accusato di omicidio e rapina.

Marianna Sandonà, 43 anni, è stata uccisa dall’ex compagno l’8 giugno a Montegaldella (Vicenza) vicino il garage della sua abitazione. Lui non accettava la fine della relazione, stava caricando in auto i suoi effetti personali. Ad un certo punto, ha tirato fuori il coltello e l’ha colpita più volte fino a toglierle la vita. Ha aggredito anche un collega della donna. poi con lo stesso coltello ha tentato di suicidarsi.

Elisa Ciotti, 35enne di Cisterna di Latina assassinata dal marito il 10 giugno nel loro appartamento dopo una violenta lite in piena notte. L’ha colpita a martellate fino ad ucciderla. E’ stata la figlia di 10 anni a scoprire il corpo della madre, distesa sul letto con le lenzuola bagnate di sangue. Il movente non è stato precisato ma si presume la non accettazione della separazione da parte dell’assassino.

Maria Corazza, 48enne di Pomezia, il 14 giugno è stata ritrovata morta carbonizzata all’interno di un auto insieme al suo amante 39enne. La loro era un relazione clandestina: lei era sposata, lui era un amico di famiglia. Dalla ricostruzione dei fatti lei è stata uccisa con una coltellata al cuore mentre lui si è suicidato chiudendosi con lei nell’auto mentre divampava l’incendio. Probabilmente, la donna voleva interrompere quella relazione.

Anna Maria Scavo, 36 anni, uccisa dall’ex marito 41enne a Carini (Palermo), all’interno di un negozio gestito da lei. Erano separati, il figlio era in affidamento al padre. Lei aveva denunciato l’ex per minacce, lui l’aveva querelata per violazione degli obblighi di assistenza familiare. Era andato a trovare l’ex moglie insieme al figlio, poi è scoppiata una violenta lite. L’ha uccisa con un taglierino. Sulla scena del crimine è stata trovata una siringa con dell’acido, sostanza presente anche sul volto della vittima.

Gloria Danho, bimba di 2 anni, morta accoltellata il 22 giugno a Cremona per mano di suo padre. L’uomo era stato accusato dalla compagna di violenza per un episodio che le procurò un timpano rotto. Fu accusato di maltrattamenti in famiglia e la donna fu separata da lui insieme alla figlia. Vennero affidate ai servizi sociali ma, purtroppo, non c’era nessun divieto di avvicinamento alla figlia. Quella mattina, si recò alla casa protetta, la prelevò tenendola con sé tutta la giornata e la uccise facendola morire dissanguata. Confessò il perché di quel gesto disumano: la vendetta nei confronti della compagna che si era rifiutata di tornare con lui.

Iolanda Passariello, bimba di 8 mesi di Nocera Inferiore (Salerno), il 22 giugno è morta all’ospedale Umberto I. Il suo corpicino era pieno di lividi, ecchimosi, escoriazioni. La bimba, sottoposta a maltrattamenti e lesioni, è morta per soffocamento. E’ stata soffocata con un cuscino dal padre. Sono stati arrestati il padre con l’accusa di omicidio aggravato e la madre per concorso in omicidio.

Michela Marchesani, 87enne di Vasto (Chieti). Nella notte tra il 22 e il 23 giugno, è stata uccisa in una casa di riposo da un 72enne ospite della struttura. L’uomo ha sfilato il trapezio di un letto e l’ha usato come arma per colpire mortalmente l’anziana provocandole un trauma cranico. La scena è stata ripresa dal sistema di videosorveglianza della residenza.

Susanna Mallus, 55enne di Quartu Sant’Elena, uccisa il 29 giugno dal fratello con circa venti coltellate sferrate in diversi punti del corpo: il colpo letale è stato inferto alla gabbia toracica. Movente: una discussione sull’amministrazione dei soldi che la sorella gestiva per conto della madre pensionata.

 

LUGLIO (4 VITTIME)

Maria Antonia Lanzeni, 84enne di Treviglio (Bergamo), strangolata il 9 luglio dal marito 81enne che, dopo il delitto, ha tentato di suicidarsi tagliandosi i polsi.

Roberta Perillo, 32enne di San Severo (Foggia), trovata morta l’11 luglio nella vasca da bagno del suo appartamento. Voleva lasciare il suo fidanzato e lui l’ha uccisa. L’assassino ha dichiarato di averla strangolata, provando poi invano a rianimarla. Rimane aperta, però, l’ipotesi di decesso per annegamento.

Deborah Ballesio, 40enne di Savona, uccisa il 13 luglio dall’ex marito mentre intratteneva al karaoke gli ospiti in sala. Ha sparato 6 colpi di pistola uccidendola mentre lei era di spalle e ferendo altre 3 persone: il colpo mortale è stato quello diretto alla nuca. Era già stato condannato per stalking a 3 anni e 2 mesi nel 2015. Non si è dichiarato pentito per il delitto commesso. Ha confessato il movente dell’agguato: motivi economici. L’ex compagna, che aveva un amante quando stavano ancora insieme, lo avrebbe derubato di alcune somme di denaro. Si era anche rifiutata di restituirgli alcuni regali (un’auto, una moto).

Ginevra Narciso, una bimba di 16 mesi di San Gennaro Vesuviano (Napoli), è morta il 15 luglio dopo essere stata gettata dalla finestra del secondo piano di un’abitazione. E’ stata uccisa dal padre 35enne il quale, dopo aver compiuto il folle gesto, ha tentato invano di suicidarsi lanciandosi anche lui dalla finestra.

 

AGOSTO (6 VITTIME)

Maria Miotto, 79enne di Faenza (Ravenna), il 5 agosto è stata colpita a martellate nel letto dal marito 87enne che ha tentato invano di suicidarsi impiccandosi. La donna è morta poche ore dopo, lui si è giustificato dicendo di aver compiuto il delitto per le difficoltà di vita durante la vecchiaia.

Hui Zhou, 24enne cinese di Reggio Emilia, è stata uccisa a coltellate l’8 agosto nel bar di famiglia dove lavorava. Un 34enne di origini marocchine è entrato nel locale, si è fiondato contro di lei e l’ha aggredita a coltellate. Movente passionale: l’uomo si sarebbe infatuato della giovane donna senza essere corrisposto.

Adriana Plaini, 72enne, ed il marito 79enne sono stati uccisi dal figlio 45enne nella loro abitazione a Romallo (Trento). Il 10 agosto li ha uccisi nel sonno sparando, poi si è suicidato con la stessa arma. L’omicida-suicida viveva in una situazione di disagio e sofferenza per via delle difficili condizioni di salute dei genitori. Ha lasciato un messaggio: “C’è troppa sofferenza, chiedo a Dio di aiutarci a morire tutti insieme”.

Maria Cegolea, 42enne di Santa Veneranda (Pesaro) è stata uccisa l’11 agosto dall’ex marito. Entrambi di origini moldave, separati da un anno, lei viveva per suo conto ma il marito aveva le chiavi di casa per fare visita alla minore delle due figlie. La donna aveva deciso di chiudere la relazione perché il marito violento l’aveva più volte picchiata per gelosia. La tragedia è stata la conclusione di una violenta lite. Dalle ricostruzioni, la donna sarebbe stata in parte tramortita con un colpo alla testa (usando il bidet sradicato dal marito) e poi strangolata con un asciugamano. Due ore dopo, l’omicida si è impiccato in un capanno del cortile.

Cinzia Fusi, 34enne di Copparo (Ferrara), il 24 agosto è stata uccisa dal compagno 52enne colpita violentemente con un mattarello da cucina al culmine di una furiosa lite per questioni di gelosia. La donna avrebbe impugnato il mattarello, lui glielo avrebbe strappato dalle mani per colpirla fino a toglierle la vita. Mentre lei era agonizzante a terra, l’omicida credendola morta le ha dato un bacio.

Maria Aparecida Venancio de Sousa, 60enne di Arezzo, il 26 agosto è stata trovata morta nel suo appartamento. Era legata al letto con una corda intorno al collo e una ferita alla testa. Lavorava come escort ed è morta per asfissia da strangolamento o a seguito del trauma subito da violenti colpi alla testa. E’ stata uccisa da un cliente, un imprenditore che, secondo le sue dichiarazioni, l’avrebbe uccisa perché da lei ricattato. Gli avrebbe chiesto denaro in cambio del suo silenzio, altrimenti avrebbe rivelato che frequentava prostitute. Una violenta lite è degenerata in omicidio. L’ha colpita alla testa con una sbarra di ferro, poi l’ha legata al letto con una corda.

 

SETTEMBRE (7 VITTIME)

Adriana Signorelli, 59enne di Milano, uccisa l’1 settembre dal marito 65enne con 5 coltellate sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Vivevano separati e l’uomo era già noto alle Forze dell’Ordine per precedenti maltrattamenti e violenze nei confronti di Adriana. In passato, aveva anche tentato di sfregiarla con un mix di benzina e candeggina.

Atika Gharib, 32enne di origine marocchina, è morta il 2 settembre in un incendio divampato in un casolare abbandonato di Castello d’Argile (Bologna). E’ stata cosparsa di benzina e bruciata viva dal suo ex compagno connazionale di 41 anni. Dopo aver scoperto che l’uomo aveva molestato una delle sue figlie, la donna lo ha cacciato di casa. Lui l’ha minacciata, lei lo ha denunciato. Il divieto di avvicinamento alla donna e alla figlia non è bastato ad evitare la tragedia.

Marisa Tosoni, 84 anni, è stata trovata morta in casa a Cetona (Siena), in camera da letto, sul pavimento, in una pozza di sangue. E’ stata presa a calci e pugni fino alla morte dal figlio 45enne, separato e in cura in passato per dipendenza dall’alcol. Ha confessato dicendo di averla picchiata senza l’intenzione di ucciderla.

Eleonora Perraro, 43 anni, è stata trovata morta il 5 settembre al giardino di un bar a Nago Torbole (Trento). Il cadavere della donna riportava lesioni, volto tumefatto ed ecchimosi su varie parti del corpo. Il marito violento che aveva anche ricevuto un ammonimento dal Questore di Trento, l’ha picchiata prima di strangolarla. Ha dichiarato di non ricordare nulla.

Elisa Pomarelli, 28enne, il 7 settembre è stata trovata morta in un terreno di Sariano di Gropparello (Piacenza). Era scomparsa dal 25 agosto insieme ad un suo amico 45enne. Un amico che, in realtà, era innamorato di lei, nonostante Elisa gli avesse confidato di essere omosessuale. Comprendendo di non poter ottenere da lei qualcosa di più di una semplice amicizia, è nato il diverbio sfociato in omicidio. L’ha strangolata, poi ha nascosto il cadavere. Ha perfino vegliato sul cadavere di Elisa e, per due notti, ha anche dormito accanto a lei.

Charlotte Yapi Akassi, 26enne originaria della Costa d’Avorio, è deceduta per soffocamento, uccisa dal suo fidanzato nella sua casa a Pozzo d’Adda (Milano) il 24 settembre. Poi, l’omicida ha tentato di suicidarsi. L’ennesima lite tra i due è culminata nel delitto. L’omicida ha dichiarato che la lite era nata perché la 26enne l’aveva deriso.

Fatima Kaddouri, 48enne di origine marocchina, ritrovata morta il 25 settembre a Cadorago (Como) avvolta in un sacco a pelo, in una tenda nella zona boschiva. Il compagno 45enne della donna, in stato confusionale e fermato casualmente dalla polizia locale, ha confessato il delitto. Entrambi erano immigrati irregolari senza fissa dimora, lui uno spacciatore che viveva nei boschi. L’avrebbe strangolata restando con lei fino al mattino seguente ma non ha spiegato il motivo del delitto.

 

OTTOBRE (10 VITTIME)

Celestina Castiglia, 79 anni di Vighizzolo di Cantù (Como). E’ stata assassinata dal compagno della figlia 40enne l’1 ottobre. Una lite finita nel sangue. L’ha accoltellata a morte ferendola con fendenti in varie parti del colpo: la coltellata fatale è stata sferrata alla gola. Tra l’uomo e la vittima avvenivano liti frequenti. L’omicida ha dichiarato che, quella mattina, l’anziana l’avrebbe insultato e deriso e lui non è riuscito a controllare la rabbia. In passato, è stato condannato ad un anno e mezzo per maltrattamenti in famiglia per vicende legate ad una relazione precedente.

Nina Schyschiyanova Kotlyarenko, 57 anni, residente a Castello di Cisterna (Napoli). Per motivi sconosciuti, il marito 57enne avrebbe sparato alla donna per poi suicidarsi il 2 ottobre.

Zinaida Solonari, 36enne di origini moldave e residente a Cologno al Serio (Bergamo) è stata uccisa il 6 ottobre dal marito 47enne che l’attendeva mentre rincasava dal lavoro in un ristorante. La donna si era trasferita a casa della sorella. L’ha aggredita e accoltellata, poi è fuggito ma è stato arrestato. L’omicida ha dichiarato di essere stato sopraffatto dalla gelosia. La moglie voleva separarsi, l’aveva denunciato due volte per maltrattamenti.

Mihaela Roua, 32enne di Nereto (Teramo) di origini romene. Il 9 ottobre è stata trovata morta in casa, uccisa a coltellate dal compagno connazionale di 36 anni. L’uomo, che ha tentato di suicidarsi con lo stesso coltello usato per uccidere la compagna, ha confessato di averle tolto la vita per gelosia in quanto lei voleva lasciarlo.

Teresa Santolupo (54 anni) e le figlie Valentina Curcelli (18 anni) e Miriana Curcelli (12 anni) di Orta Nova (Foggia) il 12 ottobre sono state trovate morte in casa. Sono state uccise dal marito/padre, assistente capo della polizia penitenziaria che, dopo aver sparato un colpo in testa alle vittime usando la pistola d’ordinanza, ha telefonato ai Carabinieri confessando il triplice omicidio e si è sparato alla testa con la stessa pistola. Le motivazioni del folle gesto restano sconosciute.

Giulia Lazzari, 23enne di Adria (Rovigo) madre di una bimba di 4 anni, il 17 ottobre è stata strangolata dal marito 28enne al culmine di una lite. L’uomo ha tentato, in seguito, di suicidarsi legandosi una corda al collo e buttandosi giù dalle scale senza riuscirci. La figlia non ha assistito alla violenza, stava giocando nel cortile condominiale. L’omicida era tossicodipendente, ha ucciso la moglie per gelosia (sospettava che l’avesse tradito)  visto che lei voleva separarsi.

Aliona Oleinic, 33enne di origini moldave e residente a Francavilla al Mare (Chieti), il 3 settembre è stata accoltellata nel cortile della sua abitazione da un 27enne albanese conosciuto su Facebook. Aveva iniziato a frequentarla nel night club dove la donna lavorava: l’ha uccisa in preda alla gelosia perché lei aveva rifiutato le sue avances. La donna è morta dopo 45 giorni di agonia per gravi lesioni al fegato e ad un polmone, il 18 ottobre.

Filomena Bruno, 53 anni di Orta Nova (Foggia), uccisa a coltellate in casa il 28 ottobre dall’ex genero 36enne che, due giorni prima, l’aveva minacciata con una pistola in un bar della città. L’uomo, pregiudicato e condannato per reati contro il patrimonio, aveva una relazione con la figlia 21enne della vittima, poi la ragazza aveva deciso di lasciarlo ed era tornata dalla famiglia. Da lì è scattata in lui un’ossessione per la ragazza. Si è introdotto di nascosto nell’appartamento armato di coltello in attesa di sferrare l’agguato alla vittima.

 

NOVEMBRE (10 VITTIME)

Luminita Brocan, 55enne di origini romene, e Giuseppina Pantone, 65enne, entrambe di Cerignola (Foggia). La mattina del 13 novembre, il marito 69enne di Giuseppina le ha sparato con la sua pistola regolarmente detenuta nel cortile del casolare di proprietà dell’uomo. Luminita, la custode del casolare, ha tentato di difendere Giuseppina ma l’uomo ha sparato anche a lei freddandola. Giuseppina è morta dopo circa 2 settimane di agonia. Dopo il duplice delitto, l’uomo si è suicidato con la stessa arma. Il movente non è stato accertato: non c’erano rancori tra loro ma all’uomo era stata diagnosticata una malattia.

Rosalba Politi (67 anni) e la figlia Cinzia Carletti (34 anni) di Orvieto (Terni) sono state uccise la notte tra il 13 e il 14 novembre dal marito/padre 66enne. Le ha uccise sparando a entrambe con un colpo di fucile da caccia, poi si è suicidato usando la stessa arma. Era un impiegato civile del Ministero della Difesa, cavaliere della Repubblica Italiana. La figlia è stata trovata in cucina, la madre nel bagno e il padre nel corridoio di casa. Sono emersi pochi indizi sul movente della strage familiare. Avevano traslocato in quella casa da un mese circa, l’uomo di recente aveva accusato un malore sul posto di lavoro ma non era in cura per particolari malattie.

Chiara Corrado, 40 anni di Torre del Lago di Viareggio (Lucca). Il 17 novembre il suo corpo è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione, avvolto in un telo di plastica, sigillato con nastro adesivo in una roulotte parcheggiata in un deposito e chiusa all’esterno con un lucchetto. La vittima aveva mani e collo legati con delle corde, una lesione alla testa e un tatuaggio sulla spalla sinistra che ha permesso l’identificazione della donna. Viveva senza fissa dimora, da mesi non si avevano più notizie di lei e nessuno aveva denunciato la sua scomparsa. E’ stato il suo compagno 46enne ad ucciderla la notte del 26 luglio al culmine di una lite violenta per questioni di gelosia. E’ bastato un solo colpo alla testa con un martello da muratore per ucciderla.

Maria Luisa Silvestri, 71enne di Ferrara, uccisa il 20 novembre dal nipote 22enne mentre era in macchina con lui. Per motivi ancora da chiarire ma facili da intuire è stata violentemente aggredita dal giovane sotto l’effetto dell’alcol. E’ stata soccorsa da un carabiniere fuori servizio che ha bloccato il nipote. La donna è stata portata all’ospedale Sant’Anna dove è morta poco dopo il suo arrivo. Il giovane era noto alle Forze dell’Ordine, con un passato di droga, violenza ed estorsioni ai danni di parenti. Nel 2017 la vittima lo aveva denunciato per l’ennesimo episodio di violenza: era stato allontanato, poi era tornato a casa della nonna.

Barbara Grandi, 39enne di Trecate (Novara), accoltellata il 20 novembre in casa dal compagno 30enne dopo una lite violenta scoppiata nella notte. L’autopsia ha rilevato circa  80 fendenti sul corpo della vittima, gran parte sferrati dopo il decesso. L’omicida, nonostante gli elementi contro di lui, ha dichiarato che la convivente è stata vittima di un’aggressione, uccisa da una banda di sconosciuti che si è introdotta in casa furtivamente.

Ana Maria Lacramioara Di Piazza, 30enne originaria della Romania e residente a Partinico (Palermo). Dopo una lite violenta è stata uccisa il 22 novembre con circa 10 coltellate (quella alla gola è stata fatale) dal suo amante, un imprenditore 51enne sposato che aveva una relazione extraconiugale con lei. La ragazza lo aveva informato di essere incinta di lui e le avrebbe richiesto una somma di denaro per non rivelare la relazione e la gravidanza alla moglie dell’imprenditore (queste le dichiarazioni di lui). Secondo le testimonianze di alcune amiche di Ana Maria, lei non lo avrebbe minacciato ma avrebbe semplicemente chiesto un aiuto economico per portare avanti la gravidanza. L’aggressione è iniziata all’interno di un furgone da cui la donna era riuscita a fuggire ma lui l’aveva inseguita per finirla a coltellate percuotendola anche con un bastone. Era al terzo mese di gravidanza. Dopo averla uccisa, ha abbandonato il cadavere nelle campagne. Una telecamera di videosorveglianza della zona ha ripreso parte dell’aggressione.

Mara Facchetti, 46enne di Azzano Mella (Brescia). Il suo corpo è stato ritrovato il 29 novembre nelle campagne. E’ stata uccisa dal suo compagno, 32enne marocchino, che lei voleva lasciare. La donna aveva accettato l’ultimo incontro per un chiarimento, quello fatale. Erano usciti in macchina e, ad un certo punto, l’uomo l’ha aggredita a calci e pugni. Lei ha cercato di scappare dall’auto ma l’uomo l’ha rincorsa e colpita a bastonate. Ha abbandonato il cadavere di lei tra le sterpaglie in un terreno di campagna. Il marocchino la maltrattava, era stato consigliato a Mara di denunciarlo ma lei non l’ha fatto. Dopo averla uccisa, l’assassino – noto alle Forze dell’Ordine per spaccio di droga e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti al momento del delitto – si è impiccato all’altalena di un parco.

Luisa Ciarelli, 65enne di Torino di Sangro (Chieti) è stata assassinata dal marito 68enne il 29 novembre in campagna nei pressi della loro abitazione. Dopo un violento litigio, l’uomo ha aggredito la moglie a calci a pugni, poi con pietre o bastonate alla testa uccidendola. Ha abbandonato il cadavere in una scarpata per, poi, confessare il delitto. E’ stato arrestato in stato confusionale, dicendo che non ricordava completamente la dinamica della vicenda. L’avvocato ha sostenuto che l’uomo avrebbe avuto problemi psichici a seguito della scoperta di una malattia.

 

DICEMBRE (4 VITTIME)

Silvia Ronco, 42 anni, disabile fin dalla nascita, uccisa ad Orbassano (Torino) l’8 dicembre dalla madre a colpi di martello alla testa. La madre ha poi tentato di suicidarsi assumendo farmaci ma è riuscita a salvarsi.

Rosanna Gentili, 75 anni, uccisa dal marito Giuseppe Gianfranceschi con un colpo di pistola a La Spezia la mattina del 9 dicembre. Poi si è tolto la vita. Un gesto disperato visto che lei aveva l’Alzheimer mentre lui un tumore.

Rosa Nasoni, 76 anni di Torvaianica di Pomezia (Roma). L’11 dicembre è stata uccisa dal nipote, figlio della figlia, di 19 anni che dopo il delitto era rimasto seduto sul letto dell’anziana la quale presentava una ferita alla testa. Il movente è sconosciuto.

Elisa Bravi, 31enne di Glorie di Bagnacavallo (Ravenna). Il marito 39enne l’ha uccisa strangolandola, soffocandola nel letto al culmine di una violenta lite nella notte tra il 18 e il 19 dicembre nella loro abitazione. Stavano attraversando un periodo di crisi.

 

FEMMINICIDI 2019 IN ITALIA: RIFLESSIONI

Le varie figure professionali preposte ad esaminare i casi di femminicidio, dal magistrato all’operatore statistico, hanno ben chiaro il significato di questo termine?

Per ‘femminicidio’ s’intende qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne al fine di imporre loro subordinazione (di stampo patriarcale), di annientarne l’identità e la volontà a livello psicologico, simbolico, economico e sociale, fino a sfociare nella riduzione in schiavitù o nell’assassinio.

Sono tante, troppe le vicende che vedono il marito anziano uccidere la moglie malata, affetta da Alzheimer o demenza senile. Il movente è la necessità di non vederla più soffrire, l’incapacità di gestire la sua vita, la non sopportazione della vecchiaia. In gran parte dei casi, dopo aver compiuto il delitto, il marito o compagno tenta il suicidio (alcuni raggiungono lo scopo, altri no). Una forma estrema di Eutanasia o femminicidio?

Adriana Plaini e suo marito (agosto) sono stati uccisi a colpi di pistola dal figlio che poi si è tolto la vita.

Nel caso di Stefania Crotti (gennaio), è stata una donna (l’ex amante del marito) ad ucciderla. Femminicidio o folle rivalità femminile sfociata nell’omicidio?

Silvia Ronco (dicembre), disabile dalla nascita, è stata uccisa a colpi di martello dalla madre.

Palma Agostino (gennaio) e Donatella Rigon (marzo) sono state assassinate dai rispettivi fratelli. Se al loro posto ci fosse stato un altro fratello sarebbe andata allo stesso modo?

Anna Piccato (gennaio) è stata uccisa da un rapinatore. Per rapina, anche Giuseppina Addante (giugno) è stata assassinata dal nipote così come Maria Luisa Silvestri (novembre) è stata massacrata in auto dal nipote con un passato di droga, violenza ed estorsioni.

Diva Borin (marzo) è stata strangolata da un uomo per questioni di eredità: per una questione di soldi, anche Susanna Mallus (giugno) è stata uccisa dal fratello.

Omicidi del genere si possono considerare davvero femminicidi?

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