INDAGINE FNSI SULLE MOLESTIE SESSUALI NEL MONDO DEI MEDIA: FENOMENO SOMMERSO

INDAGINE FNSI SULLE MOLESTIE SESSUALI NEL MONDO DEI MEDIA: FENOMENO SOMMERSO
Giugno 5, 2019 Francesco Ciano

INDAGINE FNSI SULLE MOLESTIE SESSUALI NEL MONDO DEI MEDIA: FENOMENO SOMMERSO

 

L’indagine FNSI sulle molestie sessuali nel mondo dei media è la prima di questo genere condotta in Italia. Il dossier è stato presentato il 5 aprile di quest’anno dalla presidentessa uscente della Commissione pari opportunità (Cpo) della Fnsi, Alessandra Mancuso, e dalla neoeletta presidente, Mimma Caligaris. Riporta dati piuttosto pesanti (riferiti al periodo compreso tra il 14 gennaio e il 25 marzo 2019) ed ha coinvolto oltre mille giornaliste.

Obiettivo: rilevare il grado di diffusione delle molestie sessuali nelle redazioni in tutte le sue forme (fisiche, verbali, sul web, ecc.) di ieri e di oggi. Sono stati inviati 2775 questionari: le risposte ricevute provengono da  1.132 giornaliste dipendenti (il 42% del totale) che lavorano nelle TV, nei quotidiani, nelle radio e nelle agenzie di stampa (esclusi i periodici e le lavoratrici indipendenti).

I dati emersi dal dossier sono orientativi, da valutare con cautela ma indicativi di una situazione di forte disagio delle donne nel campo del lavoro.

Il lavoro è stato promosso dalla Cpo della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) in collaborazione con Casagit, Inpgi, Usigrai, Ordine dei giornalisti e Agcom, con la consulenza della statistica Linda Laura Sabbadini. L’indagine è stata condotta da Kairos Ricerche attraverso questionari compilati in forma anonima via web, realizzata in modo da garantire l’assoluta riservatezza delle giornaliste coinvolte.

 

INDAGINE FNSI SULLE MOLESTIE SESSUALI NEL MONDO DEI MEDIA: I DATI EMERSI

 

Riportiamo, di seguito, i dati risultanti dall’indagine FNSI sulle molestie sessuali nel mondo dei media. Numeri che rivelano le condizioni cui sono soggette le giornaliste italiane; numeri che parlano da soli ma che vanno, senza dubbio, commentati.

Dal 42% di 2275 questionari inviati a giornaliste dipendenti, risulta che:

  • l’85% di loro ha subito molestie sessuali di vario genere almeno una volta nella loro vita professionale;
  • il 66% ha subito molestie negli ultimi 5 anni;
  • il 45% è stata vittima di molestie nell’ultimo anno;
  • metà delle intervistate ha subito (almeno una volta nella vita professionale) pressioni, avances oppure è stata seguita, controllata;
  • oltre un terzo ha subito approcci fisici contro la sua volontà;
  • il 35,4% ha subito ricatti sessuali (nel 19,3% dei casi quando la giornalista era in cerca di un lavoro, nel 13,8% dei casi per fare carriera);
  • 8 su 10 hanno dovuto sopportare battute pesanti, commenti sgradevoli, allusioni;
  • nell’80,7% dei casi la forma di molestia è quella verbale a sfondo sessuale;
  • il 2,9% ha subito violenza sessuale, l’8% tentata violenza sessuale, ma anche minacce di violenza sessuale (1,9%) o altre forme di violenza (11,7%);
  • l’1,4% denuncia casi di revenge porn, ovvero minacce/condivisione di video o immagini intime e private senza il suo consenso.

 

CONTRO L’ABUSO DI POTERE, VERSO UN CAMBIO DI MENTALITÀ.

 

L’indagine FNSI sulle molestie sessuali nel mondo dei media ha portato alla luce un fenomeno che, fino ad oggi, è rimasto sommerso. Un fenomeno che, a giudicare dai dati emersi, è diventato quasi strutturale. Battute a sfondo sessuale, inviti insistenti e pressanti (33,8%), ripetute avances per mail, social network e sms (18,2%), pedinamenti e controlli (11,2%), telefonate o messaggi osceni in segreteria telefonica (9,2%), gesti osceni o esibizioni (6%), insulti, svalutazioni, minacce di violenza o tentata violenza, minaccia di diffondere foto o video intimi.

Abusi compiuti all’interno delle redazioni in tre casi su quattro, in una stanza chiusa (22,7%) o in presenza di altri colleghi (35%), in un clima diffuso di accettazione o scarsa consapevolezza del fenomeno. Come se le molestie sui luoghi di lavoro siano abitudine, normalità. Nell’89,5% dei casi, la molestia viene compiuta sul lavoro: solo nel 26% all’esterno.

E’ stato tracciato l’identikit di chi molesta. Nel 98,6% dei casi il molestatore è un uomo, nell’1,4% è una donna. Di età compresa tra i 45 e i 60 anni, è un superiore (superiore diretto, collega con maggiore anzianità, direttore e vicedirettore). Approfitta del suo grado di potere, tenta di affermare la sua superiorità e, di conseguenza, l’inferiorità della lavoratrice. Abuso di potere: un termine ormai inaccettabile.

E’ necessario un cambio di mentalità” ha evidenziato Linda Laura Sabbadini.

Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa italiana, conferma: “Noi uomini siamo chiamati a una evoluzione del nostro comportamento. Serve un cambio di passo culturale anche nelle redazioni… Esiste un codice europeo contro le molestie già recepito da numerosi Paesi e anche da Cgil, Cisl e Uil. È nostro impegno portarlo anche ai tavoli dei rinnovi contrattuali per farlo diventare parte dei contratti di lavoro della categoria”.

 

QUANTE GIORNALISTE DENUNCIANO?

 

Le precarie sono le più ricattabili ma è anche vero che il 72,3% delle vittime aveva un contratto a tempo indeterminato. Le molestie colpiscono ogni età: oltre il 50% entro i 35 anni, la fascia più a rischio è quella fra i 27 e i 30 anni.

Quante di loro denunciano? Soltanto il 2,2% delle intervistate dichiara di aver denunciato la molestia (il 3,7% nell’ultimo anno). Il 60,1% delle vittime ne ha parlato con i colleghi: poche si sono rivolte ai superiori (8,5%), al sindacato (3,5%) o alla polizia (0,5%).

Gran parte delle giornaliste molestate non denuncia per paura di perdere il lavoro ma anche per altri motivi:

  • l’idea che denunciare sia inutile (22,2%);
  • l’idea che il fatto non era abbastanza grave o isolato, avvenuto una sola volta (42,8%);
  • paura di essere giudicata, non creduta o trattata male (10,7%);
  • per aver risolto da sola o con l’aiuto di un familiare (13,3%).

Quali provvedimenti vengono presi contro i molestatori?

Nel 90,6% nessun provvedimento: la risposta delle intervistate è affermativa per il 2,2% e ‘non so’ per il 7,2%.

Dopo aver subito molestie, il 50% delle vittime ha continuato a lavorare come se nulla fosse, il 15,6% è stato penalizzato sul lavoro, il 4% ha cambiato lavoro, il 4,9% ha rinunciato alla carriera, mentre nel 2,5% dei casi la vittima è stata trasferita di ufficio.

 

INDAGINE FNSI SULLE MOLESTIE SESSUALI NEL MONDO DEI MEDIA: REAZIONI.

 

Le molestie subite sono state percepite dalle vittime come molto o abbastanza gravi nel 77% dei casi.

Il prossimo passo – come ha ricordato Mimma Caligaris – sarà portare l’indagine FNSI sulle molestie sessuali nel mondo dei media anche fuori dalle redazioni coinvolgendo le giornaliste autonome.

Per Alessandra Mancuso serve fare una battaglia (sindacale) con gli editori perché non può essere tollerato questo clima nelle aziende”.

In Europa, la FNSI ha portato il Manifesto di Venezia (inserito nel nuovo contratto di servizio) e si augura che venga presto adottato da tutti i sindacati europei. In RAI esiste già il codice antimolestie grazie al lavoro della Commissione pari opportunità.

Secondo il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapaniper cambiare mentalità è necessario che questi temi vengano sottoposti e affrontati ai più alti livelli aziendali, dai direttori in giù”.

Da parte dell’Ordine dei giornalisti, che per la prima volta ha al suo vertice una donna, ci sarà massima attenzione e disponibilità nel combattere ed arginare il fenomeno delle molestie in redazione.

Il senatore della Lega Roberto Calderoli, che considera gravissima la denuncia della Federazione Nazionale della Stampa, ha fatto una richiesta esplicita: “Vogliamo sapere chi sono gli editori, gli imprenditori, i politici, i direttori o i giornalisti che, abusando di posizioni di potere, hanno molestato o ricattato le croniste… Vogliamo nomi e cognomi dei molestatori e delle testate per cui lavorano”.

La pronta risposta della Cpo FNSI è stata questa: “Le denunce non vanno fatte alla politica ma alle aziende o, in caso di reati, alla magistratura”.

Le vittime hanno il sostegno anche legale della FNSI e della Cpo, che hanno in programma di attivare presto uno sportello per raccogliere le denunce.

 

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Francesco Ciano

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