“QUESTO NON È AMORE”

“QUESTO NON È AMORE”
gennaio 20, 2019 Francesco Ciano

“QUESTO NON È AMORE”:

LA POLIZIA DI STATO CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

Il progetto contro la violenza sulle donne della Polizia di Stato, denominato “Questo non è amore” è stato presentato a Roma presso il palazzo Viminale l’1 luglio 2016. Durante la presentazione, l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano, insieme al capo della Polizia Franco Gabrielli, ha illustrato ufficialmente l’iniziativa. “Con questo progetto – ha sottolineato Alfano – vogliamo aumentare la fiducia nei confronti dello Stato e delle forze di Polizia che possono prevenire, proteggere e punire”.

L’importante iniziativa che vede la Polizia in campo contro la violenza sulle donne prevede la presenza di un camper con a bordo operatori altamente specializzati. Il camper è ufficialmente ‘partito’ il 2 luglio 2016 per raggiungere 14 città italiane allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della violenza di genere ma anche di accogliere e di assistere le vittime della violenza. Prevenzione oltre che repressione del fenomeno. Sui camper lavorano psicologi, specialisti della Polizia giudiziaria, rappresentanti di associazioni che supportano le vittime in momenti complicati.

Con il progetto “Questo non è amore” è stato creato un contatto diretto tra le donne vittime di maltrattamenti in famiglia e violenze ed un team di professionisti pronti a raccogliere testimonianze da chi, spesso, ha paura di denunciare e di rivolgersi alle forze dell’ordine.

 

“Questo non è amore”: un camper con un gruppo di esperti a supporto delle vittime

Le 14 province italiane raggiunte in contemporanea dal camper “Questo non è amore” sono Sondrio, Brescia, Bologna, Arezzo, Macerata, Roma, L’Aquila, Pescara, Matera, Campobasso, Cosenza, Palermo, Siracusa e Sassari. Alle 14 città italiane, nel corso del tempo, se ne sono aggiunte altre (tra cui Rimini).

Sui siti delle questure di ogni città vengono, di volta in volta, indicate le località, le date ed il punto esatto in cui operano i camper.

All’interno del camper opera un gruppo di esperti: medici, investigatori, psicologi della Polizia di Stato, operatori della Squadra mobile, della divisione anticrimine o dell’Ufficio denunce, rappresentanti locali della rete antiviolenza. Il camper ospita un vero e proprio ufficio della Polizia di Stato (anzi, qualcosa di più) che invita le donne a denunciare le violenze o minacce subite, a non avere paura. Gli operatori forniscono informazioni sui percorsi messi in campo dalle forze dell’ordine e da associazioni di volontariato per uscire dalla spirale della violenza.

Il progetto prevede la formazione dei poliziotti che incontrano le vittime di violenza e le procedure operative (come il protocollo EVA) che codifica le modalità d’intervento e permette di inserire nella banca dati delle forze di polizia informazioni utili per la ricostruzione di episodi conflittuali.

Questa importante iniziativa prende spunto da una campagna di prevenzione simile realizzata nel 2013 e nel 2014 dalla questura di L’Aquila.

 

Prevenzione sulle cause: il ‘numero oscuro’ di chi non denuncia

Il 24 novembre 2017, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, si è svolto nell’aula magna della facoltà di lettere della Sapienza, Università di Roma il convegno “Questo non è amore”.

Il capo della Polizia Franco Gabrielli insiste sull’importanza della prevenzione della violenza sulle donne, una piaga che va affrontata sotto il profilo culturale. “La repressione svolge la sua azione sugli effetti, la prevenzione sulle cause. Bisogna creare una condizione per cui tutti siano partecipi di un percorso volto innanzitutto, non a reprimere chi compie determinati atti, ma a far sì che questi atti non avvengano” ha spiegato Gabrielli. Ha anche ammesso che la violenza di genere è uno dei reati meno ‘rilevati’: la statistica a volte è fallace, c’è una sorta di ‘numero oscuro’ (nascosto in ambito familiare), quello di chi non denuncia per paura, vergogna.

La vittima di violenza privata rischia di diventare vittima del sistema se non denuncia per vergogna o paura di essere colpevolizzata. “Una donna vittima di violenza fisica, psicologica, economica, sociale proprio perché prevaricata in quanto donna e privata di libertà ed autonomia, si sente sola e rassegnata, prova vergogna, ha paura di ritorsioni per se stessa e i propri figli, si crede colpevole, teme di non essere creduta” afferma Gabrielli.

Durante il convegno, la Polizia di Stato ha incaricato l’Istituto poligrafico zecca dello Stato di realizzare un opuscolo informativo da distribuire in tutte le questure italiane.

 

“Questo non è amore” 2018: la Polizia di Stato entra nelle scuole e nelle università

Il progetto “Questo non è amore” è stato ideato e promosso dalla Direzione centrale anticrimine del Dipartimento della pubblica sicurezza. Punta a superare gli stereotipi ed i pregiudizi, aiutare le vittime di violenza a vincere la paura, l’isolamento e la vergogna. Nei primi 2 anni di attività, hanno aderito 22 questure e si sono rivolte alla Polizia 80 mila vittime di violenza.

Dal 19 novembre 2018, è stata avviata una nuova fase dell’iniziativa permanente a cui hanno aderito 83 questure: per combattere la violenza sulle donne, gli operatori oltre ad essere tra la gente con postazioni mobili, camper e stand informativi, sono entrati nelle scuole e nelle università per incontrare gli studenti e mettere in atto una prevenzione di tipo culturale e sociale.

Nella prefazione alla pubblicazione di “Questo non è amore 2018” (contenente l’analisi dei crimini contro le donne e delle iniziative messe in atto dalla Polizia di Stato per combatterli), Franco Gabrielli scrive: “La Polizia di Stato vuole continuare ad essere in prima linea perché quel valore di uguaglianza diventi effettivamente autentico e perché ogni episodio di violenza contro una donna è una sconfitta per tutti”.

Prevenire, sensibilizzare, spingere le donne a denunciare abusi psicologici e fisici subiti: sono questi gli obiettivi costanti della Polizia di Stato che organizza periodicamente eventi sull’argomento, sempre presente in celebrazioni come l’8 marzo (Festa delle donne) e del 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

 

I dati sulla violenza di genere nei primi 9 mesi del 2018

Nel mese di novembre dell’anno appena trascorso, il dipartimento di Pubblica sicurezza ha pubblicato alcuni dati sull’andamento dei reati associati alla violenza di genere.

Nei primi 9 mesi del 2018, gli omicidi volontari sono diminuiti del 19% ma il numero di donne uccise è calato di sole 3 unità (da 97 a 94 casi).

Il termine ‘femminicidio’ risulta ancora come una sottocategoria: non è un termine giuridico ma di uso comune. Non tutti gli omicidi di donne in ambito familiare sono femminicidi (=donna uccisa in quanto tale). Solo 32 casi sui 94 registrati si possono definire femminicidi: gli altri si riferiscono a ragioni economiche o ad altre dinamiche.

Risultano in diminuzione anche i cosiddetti reati spia rispetto allo stesso periodo (primi 9 mesi) del 2017. Per reati spia si intendono stalking (-15,05%), maltrattamenti in famiglia (-4,47%), percosse (-11,25%), violenze sessuali (-6,65%): la Sicilia è in testa rispetto ad altre regioni, seguita da Campania ed Emilia Romagna.

Da gennaio 2017, tutte le questure italiane applicano il protocollo EVA (Esame delle Violenze Agite), che stabilisce le modalità di intervento nei casi di liti in famiglia e consente di inserire nella banca dati delle Forze di Polizia (lo Sdi) – indipendentemente dalla presentazione di una denuncia – le informazioni utili per ricostruire tutti gli episodi di violenza domestica. Finora, grazie a E.V.A., sono state gestite ed analizzate oltre 9.000 segnalazioni che hanno portato a 159 arresti in flagranza, 261 denunce e 81 casi di allontanamento dalla casa familiare.

Concludiamo con una frase importante del capo della Polizia Franco Gabrielli:

Non basta applicare la legge. Bisogna assicurare alla donna accoglienza, informazioni e sostegno necessari ad uscire dalla condizione di soggezione ed isolamento che sta vivendo”.

Grazie, Polizia di Stato.

 

Potete seguire tutte le attività collegate al progetto “Questo non è amore”

sul sito ufficiale e sui social network con l’hashtag #questononèamore.

 

Francesco Ciano

 

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*