REVENGE PORN

REVENGE PORN
aprile 5, 2019 Francesco Ciano

REVENGE PORN

SÌ DELLA CAMERA PER INTRODURRE IL NUOVO REATO, COSA PREVEDE

 

Dopo scontri e discussioni, arriva il Sì unanime della Camera per l’introduzione del nuovo reato sul Revenge Porn attraverso l’emendamento della Commissione Giustizia al ddl Codice Rosso contro la violenza sulle donne. E’ passato con 461 voti a favore e nessun voto contrario.

Da oggi, chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi, diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso dei soggetti rappresentati è punito con la reclusione da 1 a 6 anni ed una multa da 5 a 15 mila euro.

Tutti all’Aula della Camera si sono alzati per accogliere il nuovo reato con un applauso. Plaude all’introduzione del nuovo reato soprattutto il giudice Fabio Roia, presidente delle misure di prevenzione al tribunale di Milano, che rappresenta uno dei massimi esperti nel contrasto alla violenza sulle donne. Roia commenta così: “E’ una norma che mancava nel nostro ordinamento e di cui si sentiva la necessità per fronteggiare un fenomeno subdolo e in grande espansione a cui si potevano applicare disposizioni di scarsa efficacia come la diffamazione”.

A favorire l’intesa bipartisan sul Revenge Porn è stata la rinuncia della Lega all’emendamento sulla castrazione chimica per gli autori di violenza.

In proposito, ricordiamo che il 28 marzo scorso l’ok della Camera sul Codice Rosso è slittato proprio per due punti critici: l’introduzione della castrazione chimica (ritenuta dal M5S una presa in giro per le donne) e il No al reato di Revenge Porn (‘pornografia per vendetta’) all’interno del Codice Rosso.

Vediamo, nei dettagli, cosa prevede il nuovo testo per il reato appena introdotto nella legge italiana.

 

REVENGE PORN: COS’È

Realizzare immagini o video di natura sessuale non è reato se le persone rappresentate sono maggiorenni e consenzienti. Riguarda la sfera privata e tale deve restare. Se il materiale viene divulgato senza il consenso della persona fotografata o ripresa si commette un reato.

Il fenomeno del Revenge Porn si è diffuso rapidamente negli ultimi anni tanto nel mondo occidentale quanto in Italia, soprattutto grazie ai social network ed agli strumenti multimediali come gli smartphone.

Tradotto dall’inglese significa ‘porno vendetta’: la vendetta nei confronti dell’ex partner che spinge soprattutto gli uomini a diffondere materiale intimo sui social, siti pornografici, reti di appuntamenti. Questo fenomeno ha coinvolto anche minori ed è, a tutti gli effetti, violenza sessuale a cui si associano altri reati come l’estorsione, il ricatto, il mercanteggiamento, la violenza psichica.

Fino a ieri, veniva affrontato come minaccia e ricatto sessuale, oggi è un reato a sé stante.

Uno dei casi più noti e tristi in Italia riguarda la vicenda di Tiziana Cantone, 31enne napoletana che si è suicidata nel 2016 per la vergogna dopo che alcuni suoi video sessuali privati sono stati diffusi e condivisi online senza il suo consenso e la sua autorizzazione.

La nuova norma riempie un vuoto normativo italiano per la tutela di chi, indipendentemente dal genere o dall’orientamento sessuale, rischia di vedere le proprie immagini o video a contenuto sessualmente esplicito diffusi online senza autorizzazione.

 

REVENGE PORN: PENE E SANZIONI PER CHI SI MACCHIA DEL REATO

Chiunque realizza o sottrae immagini o video a contenuto sessualmente esplicito allo scopo di inviarli, consegnarli, cederli, pubblicarli o diffonderli senza il consenso dei soggetti rappresentati è punito con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5 a 15 mila euro.

 

REVENGE PORN: PUNITO ANCHE CHI CEDE O DIFFONDE MATERIALE PER ‘PORNO VENDETTA’

La stessa pena viene applicata a chi, dopo aver acquisito o ricevuto immagini o video espliciti, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate allo scopo di danneggiarle.

 

AGGRAVANTI PER LA DIFFUSIONE VIA SOCIAL

Sono previste aggravanti se il reato di Revenge Porn viene commesso dal partner o ex attraverso la diffusione tramite social network.

Aumenta la pena se i fatti sono compiuti dal coniuge (anche divorziato o separato) o da ex, persona legata alla vittima da relazione affettiva, attraverso l’utilizzo di strumenti informatici o telematici.

Fin troppo spesso, ex mariti, ex fidanzati, ex compagni o amanti (soprattutto gli uomini) hanno dimostrato una spiccata propensione al ricatto utilizzando spezzoni di vita privata registrati per distruggere l’ex.

 

DONNE INCINTE E DISABILI PIÙ TUTELATI

Sono previste particolari tutele per donne incinte e disabili. La pena aumenta da un terzo alla metà se i fatti sono compiuti in danno di una persona in condizione di inferiorità psichica o fisica o di una donna in stato di gravidanza.

 

REVENGE PORN: QUERELA O PROCEDURA D’UFFICIO?

Il reato è punito a querela della vittima da presentare entro 6 mesi. La remissione della querela può avvenire soltanto per via processuale.

Nei casi più gravi, però, si può procedere d’ufficio (ad esempio, se la vittima è una donna incinta o in condizione di inferiorità fisica o psichica, oppure se il fatto è commesso con altro delitto).

 

LA TUTELA DEI MINORI

Se la persona offesa è minorenne, scattano pene più severe in base al reato di pedopornografia già previsto dal codice penale italiano.

 

VITTORIA PER OLTRE 120 MILA SOSTENITORI DELLA PETIZIONE SU CHANGE.ORG

Esultano gli oltre 120 mila sostenitori della petizione lanciata da Insieme in Rete con i Sentinelli e Bossy su Change.org. Questa petizione ha avviato la proposta normativa sulla ‘pornografia non consensuale’.

La legge appena approvata è un chiaro esempio di quanto l’attivismo online possa raggiungere risultati importanti, in grado di sollecitare l’agenda politica e mediatica e di incidere sulla vita delle persone.

 

REVENGE PORN: COME VIENE AFFRONTATO NEGLI ALTRI PAESI

La Repubblica delle Filippine è il primo Paese che ha introdotto una normativa contro il Revenge Porn nel 2009: si chiama Anti-Photo and Video Voyeurism Act, che tutela “l’onore, la dignità e l’integrità di una persona” e prevede pene da 3 a 7 anni per chi commette il reato.

In 41 degli Stati Uniti questo reato viene punito con la reclusione da 3 a 5 anni e una multa fino a 15 mila dollari. A New York, il giudice può ordinare a social network e siti web di rimuovere un contenuto sensibile.

Il Revenge Porn è reato nel Regno Unito dal 2015, punito con la reclusione fino a 2 anni: nel 2018, l’80% delle immagini pubblicate online senza il consenso della vittima sono state rimosse.

In Francia, una norma del 2016 che contrasta il cyber-crime punisce chi diffonde materiale privato a contenuto sessuale con 2 anni di carcere e multe fino a 60 mila euro.

Fino al 2017, la Germania applicava il contrasto al Revenge Porn solo da un punto di vista civile ma diverse sentenze hanno portato alla condanna dei trasgressori.

SI ATTENDE L’APPROVAZIONE DELL’INTERO DDL CODICE ROSSO

Torniamo in Italia. Per ora, è stato approvato l’emendamento, manca ancora l’approvazione dell’intero ddl Codice Rosso.

Non resta che capire in che modo verrà attuata la legge in base alla ‘variabile’ interpretazione della definizione di ‘contenuto sessualmente esplicito’: dall’atto sessuale vero e proprio alla posa sessualmente allusiva, dalle immagini di Sex Toys al contenuto che promuove la pornografia.

Francesco Ciano

 

 

 

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*