“STALKER COME MAFIOSI”

“STALKER COME MAFIOSI”
Ottobre 27, 2018 Francesco Ciano

“STALKER COME MAFIOSI”

41 BIS PRIMA APPLICAZIONE DEL NUOVO CODICE ANTIMAFIA

 

Il 13 ottobre scorso, per la prima volta in Italia, il Tribunale di Milano (Sezione misure di prevenzione presieduta da Fabio Roia) ha applicato il riformato 41 bis: stalker come mafiosi, i persecutori possono essere trattati come boss della mafia dalla magistratura con applicazione della misura di sorveglianza speciale per pericolosità sociale. L’applicazione nei confronti dello stalker imputato scatta subito, anche in assenza di una condanna di primo grado.

Più che giusto, considerando che, spesso, lo stalking si trasforma in femminicidio: la cronaca e la realtà quotidiana l’hanno dimostrato fin troppe volte e non servono ulteriori conferme. In Italia circa un quarto degli omicidi volontari è rappresentato da casi di femminicidio. Sono tante, troppe le tragedie spesso preannunciate da atti persecutori, le denunce inascoltate di donne vittime di violenza, stalking, minacce di morte. Le donne perseguitate hanno il diritto di essere tutelate dallo Stato, prima che avvenga il peggio.

Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta della Questura di applicare ad uno stalker il 41 bis, norma del codice antimafia riformato nel 2017. La modifica ha esteso l’applicazione anche al reato di atti persecutori (stalking), oltre ai reati contro lo Stato, l’ordinamento della Repubblica, l’ordine pubblico e la sicurezza.

Questa prima applicazione in Italia è una svolta storica, che lascia ben sperare alle vittime di ottenere una maggiore tutela subito dopo la denuncia per stalking, senza dover aspettare la condanna, nel periodo critico di attesa più temuto dalle vittime stesse.

 

41 bis: stalker come mafiosi, il caso

Il codice antimafia è stato applicato per la prima volta ad uno stalker 24enne, un filippino finito prima in carcere e poi ai domiciliari (dal mese di febbraio scorso). Si trova a processo per accusa di violenza sessuale, ma l’innovativa decisione firmata dal Tribunale di Sorveglianza di Milano si rivolge ad un altro comportamento del molestatore: gli atti persecutori da lui compiuti ai danni dell’ex compagna 28enne sia durante la convivenza sia a seguito della rottura del loro rapporto. Il giovane imputato ha dimostrato un’indole violenta e prevaricatrice, tipica dello stalker. Botte in presenza del figlio piccolo, minacce di morte, lunghe attese sotto casa di lei.

Non è stato ancora condannato ma i gravi indizi di colpevolezza ci sono tutti e dimostrano la sua pericolosità sociale. Le misure di sorveglianza speciale previste dal codice antimafia sono scattate senza aspettare un altro caso di femminicidio.

Secondo quanto hanno stabilito i giudici Roia, Tallarida e Pontani, per un anno e mezzo il 24enne filippino dovrà:

  • Mantenersi ad almeno un chilometro di distanza dalla ex;
  • Non avere contatti con lei di alcun tipo (telefonici, telematici, altro);
  • Allontanarsi subito dalla ex compagna se la incontrerà per caso;
  • Non allontanarsi dalla propria dimora senza preavviso;
  • Non uscire di casa prima delle 7 o dopo le 22;
  • Cercare un lavoro;
  • Vivere onestamente;
  • Rispettare le leggi;
  • Non associarsi a persone sottoposte a misure di sicurezza e/o prevenzione o che hanno subito condanne.

Le dichiarazioni della vittima sono credibili e confermate da alcune testimonianze, tra cui quella di una vicina di casa e della madre di lei, che evidenziano la lunga persecuzione subita dalla ragazza. Una persecuzione tale da compromettere la serenità della figlia avuta da una relazione precedente.

 

41 bis: lo stalker può essere equiparato al mafioso?

Il provvedimento deciso a Milano risponde a questa domanda con i fatti: sì, lo stalker può essere considerato socialmente pericoloso al pari di un mafioso. Ecco perché il 41 bis va applicato senza neanche aspettare la condanna di primo grado. E’ un principio chiaro e lineare quello stabilito dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia.

Al solito copione dell’uomo che non accetta la fine di una relazione e che diventa, perciò, brutale e violento (fino a violentare, picchiare e minacciare di morte con un coltello), in questo caso si aggiunge la presenza di un minore (la figlia della donna) che rende la situazione ancora più pericolosa ed urgente.

E’ doveroso ed urgente iniziare ad applicare seriamente l’estensione ai casi di stalking del nuovo codice antimafia (deciso per legge un anno fa) per bloccare in tempo “i comportamenti persecutori, assillanti e invasivi della vita altrui di cui sono vittime soprattutto le donne” (nel 77% dei casi).

Il difensore dell’imputato Alessandro Malvezzi aveva proposto una questione di illegittimità costituzionale per “irragionevolezza dell’ampliamento” delle norme del codice antimafia ai delitti contro la persona (tra cui il reato di stalking) lamentando la violazione di principi costituzionali come quelli di uguaglianza, ragionevolezza e proporzionalità (art. 3 della Carta). I tre giudici milanesi Fabio Roia, Veronica Tallarida e Ilario Pontani hanno, però, respinto le obiezioni del legale dell’imputato.

La tutela sociale di fronte al rischio di femminicidio è più che ‘ragionevole’ se sussistono “gravi indizi di colpevolezza” al fine di “contenere forme di pericolosità diffusa da accertare secondo i parametri probatori”.

Lo stalker è equiparabile al boss mafioso se sussiste la pericolosità del persecutore violento anche per le persone legate alla vittima (affettivamente o per altri motivi).

L’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti, considera rivoluzionario l’orientamento dei giudici, una “decisione molto importante in un momento delicato in cui continuano i femminicidi ed aumentano i casi di stalking. Sono certo che questo sia un modo concreto per togliere di mezzo il senso generale di sfiducia dei cittadini nei confronti del sistema“.

La vicepresidente della Camera e deputato di FI Mara Carfagna si augura che il decreto venga preso come esempio da molti altri magistrati.

 

41 bis: stalker e non solo, la riforma introdotta con la legge del 17 ottobre 2017

 

Abbiamo accennato all’ampliamento delle norme del codice antimafia ai ‘delitti contro la persona’.

41 bis: stalker come mafiosi e non solo. Spieghiamoci meglio.

Dopo un iter durato 3 anni, la riforma del codice antimafia, introdotta con la legge n. 161 del 17 ottobre 2017 ed entrata in vigore il 19 novembre 2017, ha esteso l’applicabilità delle misure previste per i reati di mafia anche a chi è indiziato per delitti di:

  • Concussione;
  • Corruzione;
  • Terrorismo;
  • Truffa aggravata;
  • Stalking

Le misure previste vanno a colpire sia la persona (tramite rimpatrio obbligato, sorveglianza speciale e divieto di accesso a determinati luoghi) sia il patrimonio (possibile sequestro e confisca dei beni).

Le misure di prevenzione personali, oltretutto, sono applicabili anche nei confronti di chi compie atti finalizzati a ricostituire il partito fascista.

Non potendo prevedere il livello di violenza capace di scatenare qualsiasi stalker (soprattutto ex), una misura del genere dovrebbe essere estesa a tutti i persecutori denunciati dalle vittime come persone aggressive, violente e socialmente pericolose.

 

Non ci stancheremo mai di raccomandare alle donne vittime di violenza e stalking di DENUNCIARE chi fa loro del male, di lanciare il grido di allarme grazie al nostro sistema Stop Stalking.

 

Francesco Ciano

 

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