STALKING E GELOSIA COME DIFENDERSI

STALKING E GELOSIA COME DIFENDERSI
Dicembre 14, 2018 Francesco Ciano

STALKING E GELOSIA

COME DIFENDERSI

Approfondiamo il tema centrale degli atti persecutori di cui all’art. 612 bis del Codice Penale racchiuso in un connubio micidiale: stalking e gelosia. Succede soprattutto agli uomini ma non risparmia, di certo, le donne. Tanto che il 17 luglio 2018 la Cassazione penale sezione V ha emesso la sentenza n. 33127 in riferimento ad un caso che ha visto come protagonista una stalker donna.

Nel 2015, la gelosia è stata equiparata al reato di maltrattamento, mentre lo scorso anno una sentenza della Corte d’Appello di Torino ha condannato lo stalking, non la gelosia.

La stragrande maggioranza dei casi di stalking vede come scintilla incontenibile la gelosia che si scatena nel persecutore quando non accetta la fine di una relazione.

In questo approfondimento, ti spiegheremo come difenderti avendo dalla tua parte la legge.

 

Stalking e gelosia: aggravante dei futili motivi per passione non corrisposta

Iniziamo dalla sentenza più recente riferita alla combinazione fin troppo nota di stalking e gelosia.

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 17 luglio 2018 n. 33127 è stata estremamente chiara in merito.

Trattando il caso inquietante ed intricato di una donna autrice di persecuzioni serrate, ha stabilito che, in caso di stalking, la gelosia rappresenta una circostanza aggravante generica dei futili motivi (ex art. 61, n.1, c.p.) se la donna, invaghitasi di un collega di lavoro fidanzato, non è corrisposta.

L’imputata ha costretto la vittima e la sua compagna a cambiare stile di vita, ha creato in loro uno stato di ansia e timore fino a temere per la propria incolumità. In più, ha inviato a lui, alla fidanzata ed al loro datore di lavoro lettere infamanti e minacciose firmate da un’estranea ignara di tutto, un’altra vittima di atti persecutori. La stalker non ha rifiutato soltanto l’imputazione ma anche la considerazione di ‘futile motivo’ della sua gelosia insana.

La Suprema Corte ha voluto essere ancora più chiara.

Il movente della gelosia non risulta futile (facendo cadere l’aggravante) solo quando scaturisce da una forte spinta umana responsabile di gesti inaspettati e illogici. Questo sentimento forte può essere provato, però, da chi considera la vittima di sua appartenenza nel contesto di un rapporto sentimentale in essere.

Se, invece, è frutto di una presa di posizione unilaterale nei confronti di una vittima ignara dei suoi sentimenti, entra in gioco l’aggravante dei futili motivi. E’ un capriccio insano per i quali i giudici negano le attenuanti generiche della gelosia nel rapporto di coppia.

Una domanda, a questo punto, ce la facciamo se la speranza in noi di cambiare mentalità e cultura è ancora viva. La gelosia, in un rapporto di coppia, merita l’attenuante in caso di stalking? Possessività, persecuzione, prevaricazione. Tutto normale?

Corte d’Appello di Torino: la sentenza che condanna lo stalking, non la gelosia

Nel mese di agosto 2017, la Corte d’Appello di Torino ha condannato un uomo di 53 anni a 3 anni di carcere per l’imputazione di stalking che aveva reso impossibile la vita alla sua ex compagna per le sue azioni di gelosia deplorevoli, messaggi minacciosi carichi di odio e violenza.

La sentenza evidenziava quanto segue: “Non condanniamo la gelosia, per quanto molesta possa essere, ma le continue persecuzioni”.

Nel motivare la sentenza, i magistrati hanno scritto che la differenza tra stalking e gelosia è fondamentale “perché la persecuzione, in quanto tale, presuppone una concezione del soggetto passivo come di un individuo suscettibile di controllo, di possesso, di gestione da parte dell’agente”. Una concezione intollerabile, senza contare che lo stalker aveva cercato di procurarsi un’arma.

Gelosia morbosa: reato di maltrattamento

 Facciamo un salto ancora più indietro nel tempo per scoprire cosa ha stabilito la Cassazione a maggio 2015 in merito alla gelosia. Con sentenza n. 20126 del 14 maggio 2015 la Corte di Cassazione (Sezione VI penale) ha stabilito che la gelosia morbosa può essere equiparata al reato di maltrattamento (in famiglia e non).

Contestare insistentemente tradimenti inesistenti, controllare il telefono, gli spostamenti o gli orari di rientro a casa. Atteggiamenti del genere condizionano la vita altrui e rientrano nella ‘vessazione psicologica’ punita dall’art. 572 del codice penale con la reclusione da 2 a 6 anni. E’ un maltrattamento: questo ha stabilito 3 anni fa la Cassazione annullando l’assoluzione dall’accusa di stalking per un uomo siciliano che faceva continue pressioni sulla moglie per gelosia ossessiva. L’anno precedente (2014) era stato assolto dal giudice di merito che considerava l’uomo ‘non consapevole’ di causare alla moglie un turbamento psichico e morale, un intollerabile stato d’ansia.

Stalking e gelosia: come difendersi

 In sostanza, la gelosia può diventare reato quando sconfina nello stalking ovvero quando si realizzano uno di questi tre effetti nella vittima:

  • Un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
  • Un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di persona legata alla vittima da relazione affettiva;
  • Alterazione forzata delle proprie abitudini di vita.

Le condotte devono essere ripetute nel tempo, anche un tempo ristretto di 3 giorni.

Se sei vittima di stalking ti diamo qualche suggerimento utile per metterti subito al sicuro:

–       Non rispondere ai messaggi oppure digli di smetterla. E’ un consiglio ma anche un suggerimento legale perché potresti non essere in grado di denunciare il tuo stalker se dai una sia pur minima speranza al tuo ex geloso. Mostra chiaramente il tuo totale dissenso, un atteggiamento intransigente;

–       Informa i tuoi familiari della situazione ed avvisa sempre qualcuno dei tuoi spostamenti;

–       Raccogli più prove possibili delle molestie subite e registra su un diario la sintesi cronologica di ogni evento;

–       Incarica un avvocato di inviare al persecutore una diffida scritta per intimargli di interrompere gli atti molesti, altrimenti agirai presso le competenti autorità. E’ un buon metodo per mostrare in via ufficiale le tue serie intenzioni di non voler comunicare con lui in nessun modo;

–       Presenta un esposto al Questore per ottenere l’ammonimento dello stalker;

–       Se tutti i precedenti metodi non si sono rivelati efficaci, sporgi querela presso i Carabinieri o alla Procura della Repubblica descrivendo in modo dettagliato ciò che stai subendo ed hai subito. In questo modo, il pubblico ministero potrà vietare al tuo persecutore di avvicinarsi ai luoghi che frequenti o di comunicare con te in qualsiasi modo. Nei casi più gravi, procederà disponendo la custodia cautelare in carcere (o gli arresti domiciliari) oppure gli vieterà l’uso di armi.

 

Francesco Ciano

 

 

 

 

 

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