17-03 VIOLENZA DI GENERE

17-03 VIOLENZA DI GENERE
17 Marzo 2021 Francesco Ciano
violenza di genere

Violenza di genere: allerta su segnali e scarcerazione, Decalogo della Polizia

 

Contro il fenomeno della violenza di genere e domestica la Polizia di Stato cambia strategia di intervento. Pochi giorni prima dell’8 marzo (Festa delle Donne), la direzione centrale Anticrimine guidata da Francesco Messina ha emanato una circolare a tutte le questure. Contiene una tabella dettagliata di azioni di accertamento e approfondimento da seguire in caso di segnali di allarme, anche i più lievi.

Spesso, le donne vittime di violenza e maltrattamenti in famiglia esitano a rivolgersi alla Forze di Polizia, giustificano il partner, minimizzano i suoi comportamenti aggressivi e non forniscono un quadro reale della situazione. L’apparenza non deve ingannare, potrebbe portare ad un finale tragico, al gesto estremo del femminicidio.

La direzione centrale Anticrimine raccomanda alle questure particolare attenzione anche ai minimi segnali di violenza assistita o subita dai minori, che sono da proteggere subito.

Non va trascurato alcun dettaglio, non deve sfuggire nulla.

 

Violenza di genere: massima allerta in caso di scarcerazione degli uomini violenti

Si va oltre il Codice Rosso anche in caso di scarcerazione degli aguzzini. Massima allerta: la divisione anticrimine deve mettere in atto tutte le forme di vigilanza e prevenzione. Il rischio, peraltro frequente, è la recidiva della violenza: gli uomini violenti che hanno scontato la pena ed escono dal carcere possono aggredire fino ad uccidere le loro vittime.

Il nuovo Decalogo della Polizia trasmesso alle Questure ha l’obiettivo di scongiurare le svolte più tragiche nell’ambito della violenza di genere (in particolare, quella domestica).

Con il nuovo cambio di strategia d’intervento sulla violenza domestica e di genere, la Polizia di Stato intende agire velocemente escludendo tentativi di composizione delle liti, riscontri burocratici, relazioni che finiscono nei cassetti.

Nella circolare firmata dal prefetto Francesco Messina, si invitano i questori e far seguire nuove prassi operative per indagare le condizioni psicologiche delle vittime.

Le liti fra coniugi non sono dissidi privati in cui mettere pace – ha spiegato Messina – Bisogna indagare sulla paura delle donne“. Le donne vittime di violenza non devono sottovalutare il pericolo che corrono. Non bisogna far fare la pace a tutti i costi. Serve qualcuno in grado di cogliere subito i segnali di pericolo, indipendentemente dalla collaborazione della donna.

L’8 marzo scorso, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha lanciato un messaggio alle donne: “Denunciate le situazioni di pericolo“. La nota del dipartimento del Ministero dell’Interno raccomanda ai questori la massima allerta riguardo alle scarcerazioni. Sono tristemente noti i casi di recidiva di uomini violenti che, usciti dal carcere, hanno ucciso le vittime. I questori devono mantenere un continuo contatto con i direttori degli istituti di pena.

Le divisioni anticrimine devono conoscere in netto anticipo la data di scarcerazione dei sospettati per attuare tutte le forme di vigilanza e prevenzione.

E’ fondamentale, oltre al confronto con gli uffici giudiziari, l’ammonimento del questore come strumento di prevenzione. L’ammonimento è previsto in caso di reati spia (percosse, lesioni): si potrebbe agire anticipando la soglia ad altri reati (danneggiamento, minacce gravi, ecc.).

 

violenza di genere

 

Massima attenzione per i minori

Una particolare attenzione è rivolta ai minori, a segnali minimi, talvolta impercettibili, che vanno oltre i segni fisici o visibili: agitazione, paura, pianto, mutismo, timore dei genitori. Rivelano violenza assistita o subita.

Non devono essere presenti insieme ai genitori durante le attività degli agenti di Polizia. In caso di assenza, bisogna verificare dove si trovano.

Sono le vittime più fragili, da proteggere meglio e subito fino all’eventualità di adottare interventi per l’allontanamento del minore o una soluzione assistenziale.

 

Le relazioni di servizio degli agenti

Gli agenti devono descrivere e documentare con cura, oltre a lesioni visibili, ogni minimo segnale, lo stato dei luoghi e le lesioni visibili (ferite da taglio, ecchimosi, abrasioni, ecc.) fotografando la scena, se necessario. Bisogna procedere alla refertazione di eventuali lesioni presenti sulle vittime presso una struttura sanitaria.

Devono anche chiedere alla vittima se ha in corso un procedimento di separazione, divorzio o affidamento dei figli. Si moltiplicano, ormai, i casi di cronaca di uomini che fanno strage in famiglia dopo la richiesta di separazione.

Le relazioni di servizio degli agenti devono essere trasmesse alle squadre mobili ed alle divisioni anticrimine (“comunque si siano conclusi”) per dare modo a queste ultime di effettuare ulteriori qualificati approfondimenti.

“Scudo”: l’applicativo a disposizione delle Forze dell’Ordine

Nella fase di primo intervento, poliziotti e carabinieri dispongono del cosiddetto “Scudo“, un applicativo interforze che dà loro la possibilità di verificare se i soggetti coinvolti, gli uomini violenti, sono già stati segnalati.

Supporta le attività di pronto intervento di Polizia e Carabinieri, permette agli agenti di consultare i dati (in costante aggiornamento) relativi a precedenti interventi a tutela delle vittime nei casi di lite o violenza, anche se non è stata presentata denuncia o querela.

In tal modo, si potranno monitorare episodi che rientrano nel Codice Rosso, anche liti verbali che, attraverso una condotta abituale, potrebbero trasformarsi in maltrattamenti in famiglia o atti persecutori penalmente rilevanti. Consultare i dati tramite tablet in dotazione consentirà agli agenti di prendere decisioni tempestive e sinergiche.

“Scudo” è uno strumento di prevenzione importante. I dirigenti degli uffici generali soccorso pubblico e dei commissariati valuteranno per primi i rapporti informativi. Questo strumento potrebbe essere esteso anche agli agenti della Guardia di Finanza in caso di necessità.

Prevenire situazioni di pericolo che le stesse vittime potrebbero sottovalutare è la priorità assoluta.

 

Protocollo d’intesa siglato a Bergamo a tutela delle vittime della violenza di genere

Con il “Protocollo a tutela delle vittime della violenza di genere” siglato tra Questura e Casa Circondariale, Bergamo è la prima città a rispondere alla circolare di Francesco Messina. Il protocollo d’intesa è stato sottoscritto da Maurizio Auriemma, questore di Bergamo, e da Teresa Mazzotta, direttrice del carcere di via Gleno.

Obiettivo: possibilità per le Forze dell’Ordine di valutare in tempo reale i rischi di recidiva, evitare che si ripetano episodi di violenza, tutelare il più possibile le vittime.

Si evidenzia la massima allerta in caso di scarcerazione. E’ necessario avvertire in netto anticipo l’Ufficio minori e vittime vulnerabili della Divisione Anticrimine della Questura di Bergamo sulla data di scarcerazione dei detenuti per reati di violenza di genere: stalking, maltrattamenti, violenza sessuale, pedofilia.

Una volta acquisita la notizia dell’imminente scarcerazione del detenuto, le Forze dell’Ordine svolgeranno un’accurata analisi del potenziale rischio di recidiva.

Ricostruiranno la pericolosità del soggetto, eventuali precedenti interventi da parte della Polizia e modalità di interazione con la vittima. Si localizza la prossima residenza/domicilio del detenuto scarcerato e, parallelamente, delle vittime potenzialmente in pericolo per avviare un effettivo monitoraggio.

In ambito di prevenzione, si valuterà per i detenuti scarcerati l’eventuale proposta della sorveglianza speciale.

FRANCESCO CIANO

Francesco CIANO

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