VIOLENZA SU DONNE DISABILI

VIOLENZA SU DONNE DISABILI
14 Gennaio 2020 Francesco Ciano
violenza donne disabili

VIOLENZA SU DONNE DISABILI: DOPPIA DISCRIMINAZIONE VISSUTA IN SILENZIO

 

Nessuna organizzazione italiana meglio della FISH può fornire dati sul fenomeno della violenza su donne disabili. FISH è l’acronimo di Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e si occupa della discriminazione e della violenza contro bambine, ragazze e donne con disabilità.

Il suo obiettivo è stimolare, informare, raccogliere e diffondere dati per sensibilizzare sul fenomeno, per promuovere la consapevolezza e l’adozione di politiche e strategie adeguate.

FISH ha promosso la ricerca VERA (Violence Emergence, Recognition and Awareness) in collaborazione con Differenza Donna. I dati risultanti da questa ricerca, incrociati ed analizzati dalla ricercatrice Lucia Martinez, sono stati presentati in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza maschile sulle donne (25 novembre).

Circa un anno prima, l’11 dicembre 2018, FISH ha promosso un evento importante presso il Senato della Repubblica: “Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi!”. In questa occasione, hanno partecipato senatrici e deputate che hanno poi presentato mozioni specifiche, approvate nel mese di ottobre 2019 alla Camera dei Deputati.

Si parla molto di violenza sulle donne e molto poco (mai abbastanza) del fenomeno più underground della violenza sulle donne con disabilità. Poche le indagini precedenti su questo fenomeno: l’ultima dell’Istat risale al 2014. Il progetto VERA va a colmare la carenza di informazioni sulla materia.

I dati della più recente indagine FISH sono sconcertanti e vogliamo analizzarli.

 

VIOLENZA SU DONNE DISABILI: DATI ALLARMANTI, SCARSA CONSAPEVOLEZZA

L’indagine FISH basata su un campione di 519 intervistate con varie disabilità presenta un quadro allarmante.

I questionari sono stati somministrati online ad un campione auto-selezionato.

Le donne con disabilità che hanno subìto violenza hanno un’età compresa tra i 30 e i 60 anni, una cultura medio/alta. Circa il 45% lavora come libera professionista o impiegata, quasi il 37% ha figli, in gran parte minori che vivono con loro. Nel 52% dei casi, le donne interpellate hanno una relazione sentimentale.

La violenza sulle donne disabili colpisce soprattutto quelle che hanno una disabilità motoria.

Gran parte delle intervistate sono donne italiane, soltanto il 3% sono straniere.

Su 519 interpellate, 339 donne hanno subito una qualche forma di violenza (il 65,3%). la realtà ancora più tragica è che soltanto il 33% delle intervistate è consapevole e riconosce come violenza ciò che subisce o che continua a subire. Spesso, non riescono a identificare come violenza quella di tipo psicologico, l’atto dannoso che non sia prettamente fisico o sessuale.

 

LE FORME PIÙ FREQUENTI DI VIOLENZA SUBITA E GLI AUTORI

Paradossalmente la forma più frequente di violenza subita è proprio quella psicologica (54%), cui segue la molestia sessuale (37%, inclusa quella che si verifica via web), la violenza fisica (24%) ed economica (7%).

Il 51,8% ha subito insulti, derisione e svalutazione di fronte a terzi, il 23,3% baci e carezze intime contro la sua volontà, il 21,2% l’invio di immagini e messaggi osceni.

I soggetti che compiono la violenza sono:

– persone note alla vittima (80% dei casi);

– partner, ex partner o familiare (51%);

– conoscente (21%);

– operatore (8%).

L’85% delle donne con disabilità psichiatrica e l’82% delle donne con limitazione cognitiva/intellettiva dichiara di aver subito una forma di violenza. Il 74% di donne con disabilità plurima ha subito violenza contro il 64% di donne con un solo tipo di limitazione.

Solo il 37% delle vittime di violenza afferma di aver reagito attraverso un confronto diretto con il maltrattante. Il 27,4% ha denunciato alle Forze dell’Ordine e non solo.

Sono davvero poche le vittime disabili che si confidano per chiedere aiuto a familiari e amici (6,5%) oppure ad un centro antiviolenza (5,6%).

La violenza subita da donne disabili è confinata nel silenzio e nell’isolamento.

Spesso, queste donne faticano molto a denunciare la violenza perché non vengono credute ed entrano in un circuito di colpevolizzazione. Il fatto più inquietante è quello dell’incredulità da parte degli stessi servizi e di molti operatori davanti alle denunce di queste donne: come se stare su una carrozzina, avere problemi di vista o soffrire di un ritardo cognitivo sia una condizione di per sé “riduttiva” della violenza subita. Come se una donna con disabilità non potesse essere oggetto di molestie e maltrattamenti da parte di un uomo. Purtroppo, è vero il contrario.

E’ per questo che strategie ed interventi di soccorso e sostegno sono più che mai urgenti.

Le donne con disabilità subiscono una doppia discriminazione: come donne e come disabili.

Sono più esposte, più a rischio violenza perché più fragili e indifese.

 

STORIE DI ORDINARIO ORRORE: TRE CASI DI CRONACA 2019

Dai pochi dati a disposizione emerge che nel mondo le donne con disabilità sono 300 milioni, il 10% della popolazione mondiale.

Nell’Unione Europea, la stima è pari ad almeno 40 milioni, il 16% delle cittadine UE: tra queste, si ritiene che subisca violenza il 40%.

Un’ulteriore ricerca stima attorno all’80% la percentuale di donne con disabilità vittime di violenza in Europa.

Si tratta di dati parziali e fortemente sottostimati di un fenomeno che per la maggior parte rimane sommerso.

Probabilmente, la cronaca sa raccontare meglio e con maggiori dettagli le storie di violenza su donne disabili.

Vogliamo evidenziare tre casi di cronaca del 2019.

 

Ragazza disabile appena maggiorenne di Brindisi

A febbraio 2019 una ragazza appena maggiorenne con disabilità ha scritto un biglietto in cui ha rivelato di aver subito una violenza sessuale di gruppo e l’ha consegnato ai suoi docenti.

La dirigente e l’insegnante di sostegno di un istituto di secondo grado di Mesagne (Brindisi), dopo aver letto quel biglietto, si sono recati in commissariato per denunciare il fatto.

La ragazza è stata ascoltata in audizione protetta e con l’aiuto di una psicologa come consulente del pm.

Sono partite le indagini e i poliziotti del Commissariato di Mesagne hanno arrestato due persone: un 29enne di Torre Santa Susanna e un 46enne rintracciato a Milano. I due stupratori, dopo aver compiuto la violenza in una campagna di Avetrana, hanno ordinato alla vittima di non riferire nulla ai familiari.

I due (convivente della sorella maggiore della vittima ed il cognato del convivente) sono stati trasferiti in carcere con l’accusa di atti sessuali ripetuti con l’aggravante di aver approfittato della fiducia e delle condizioni di inferiorità psichica della vittima.

 

Donna disabile 36enne abusata per mesi o anni nel Barese

Nel Barese una 36enne con disabilità cognitiva è stata abusata, si sospetta, per un lungo periodo di tempo (mesi? anni?) senza che nessuno denunciasse l’accaduto. Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Neanche il padre a cui era stata affidata, vicini di casa, assistente sociale o altri professionisti che (si presume) la seguissero? Pare che nessuno abbia visto, sentito o percepito nulla.

A denunciare gli abusi è stata la madre della vittima, Carmela, a cui è stato tolto l’affidamento della figlia per un passato di povertà e degrado e che non vive con lei. Carmela ha sporto 3 denunce ma pare che la figlia sia stata portata al pronto soccorso solo dopo l’ultima denuncia. La notizia è stata pubblicata a settembre 2019.

Chiariamo un concetto importante, una volta di più: la violenza è qualcosa che riguarda tutti, non appartiene solo alla sfera privata della vittima. Indifferenza, superficialità, omertà fanno il gioco della violenza.

 

Violenza sessuale su paziente paraplegica a Palermo

A dicembre 2019, la Polizia di Palermo ha posto agli arresti domiciliari un cardiologo di Villa delle Ginestre indagato per violenza sessuale nei confronti di una paziente paraplegica. La violenza si sarebbe consumata a febbraio 2019 durante una visita eseguita dal medico alla donna.

La vittima ha riferito al personale specializzato della struttura di essere stata palpeggiata. Gli investigatori hanno scoperto che, in passato, lo stesso medico aveva molestato sessualmente due donne che avevano lavorato nella struttura e che non avevano presentato querela.

A seguito dell’applicazione della misura cautelare da parte dell’autorità giudiziaria, il medico è stato sospeso dall’Asp.

 

DISCRIMINAZIONE E VIOLENZA SU DONNE DISABILI: 4 MOZIONI APPROVATE ALLA CAMERA

Il fenomeno della discriminazione e violenza su donne disabili è sempre più dilagante negli ultimi anni, è un’emergenza.

FISH intende rilanciare la cultura del denunciare perché solo con la denuncia è possibile arginare il reiterarsi di condotte analoghe. E’ necessario, oltretutto, intervenire subito quando si verifica una violenza su una donna con disabilità senza aspettare un’ulteriore malessere della vittima.

Il 15 ottobre 2019, il Parlamento ha discusso ed approvato all’unanimità 4 mozioni di diversi schieramenti politici allo scopo di elaborare e realizzare azioni concrete per combattere la doppia discriminazione subita dalle donne con disabilità nei diversi ambiti della vita sociale.

I 4 testi si riferiscono a richieste che riportiamo di seguito.

 

Non discriminazione in ambito sanitario

Prevede la tutela del “diritto all’autodeterminazione delle donne con disabilità anche sotto il profilo dell’espressione della propria sfera affettiva e sessuale, avendo particolare attenzione alle esigenze delle donne con disabilità intellettive, cognitive e comportamentali, assicurando il supporto di personale professionalmente formato operante nelle diverse tipologie dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali”.

 

Rilevare e denunciare le violenze

Si chiede di “garantire, in modo più efficace, che tutte le ragazze e le donne con disabilità siano sempre poste nelle condizioni di ricevere ogni informazione per sporgere denuncia e adire la tutela giudiziaria nel caso siano vittime di violenza o discriminazione” con “azioni idonee non solo nella fase della denuncia, ma anche nel successivo percorso di assistenza, cura e individuazione di percorsi per l’uscita dalla violenza”.

Si richiede la promozione di “sistemi di rilevamento e valutazione della diffusione, della gravità e delle conseguenze del fenomeno della discriminazione multipla ai danni delle ragazze e delle donne con disabilità”.

 

Studentesse con disabilità

La scuola rappresenta un luogo privilegiato d’inclusione ma anche di discriminazione.

Si chiede la promozione di “ogni utile iniziativa finalizzata ad integrare le donne con disabilità all’interno dei sistemi di istruzione ordinari”, di attuare specifici percorsi di formazione professionale volti a far acquisire competenze, adeguate alla condizione psicofisica delle donne, nel mondo del lavoro.

 

Lavoratrici con disabilità

Si chiede di “promuovere l’inserimento lavorativo delle ragazze e delle donne con disabilità, favorendo il loro accesso a forme di flessibilità adeguate alle specifiche esigenze connesse alla specifica condizione di disabilità considerata caso per caso, in particolare con riferimento agli orari lavorativi e ai congedi di maternità”.

Viene proposta l’introduzione del “principio della parità di retribuzione a parità di lavoro svolto” per uomini e donne, in particolare per quanto riguarda le persone con disabilità.

 

Atlete con disabilità

Viene richiesto di “sviluppare progetti che favoriscano la partecipazione delle donne con disabilità ad attività di carattere sportivo” e di “valutare l’opportunità di assumere iniziative per prevedere specifici contributi al fine di facilitare l’inserimento lavorativo delle atlete paralimpiche che si siano distinte per meriti sportivi di livello nazionale ed internazionale”.

 

Codice Rosso: pene aumentate per maltrattamenti ai danni di disabili

Il Codice Rosso entrato in vigore il 9 agosto 2019, ha introdotto pene più severe anche in caso di reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi. Si passa da 3 a 7 anni di reclusione (in precedenza, la pena prevista variava da 2 a 6 anni).

La pena aumenta fino alla metà se il reato viene compiuto in presenza o danno di un minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, oppure se il reato è commesso tramite utilizzo di armi.

 

DONNE DISABILI A CAUSA DI VIOLENZE SUBITE

L’attenzione si concentra sulla violenza nei confronti di donne disabili, quasi mai si raccontano i casi di donne divenute disabili proprio a causa delle violenze subite. Non è un fenomeno marginale.

Ne ha parlato Nadia Muscialini, psicologa, psicoanalista e saggista, tra le massime esperte italiane di lotta alla violenza di genere. La violenza lascia segni talvolta indelebili nelle donne tanto da renderle disabili.

In molti documenti internazionali, la violenza domestica è considerata la prima causa di morte e disabilità per le donne nel mondo (OMS 2013, WHO 2013, Europea per i Diritti Fondamentali 2014). Disabilità fisiche, disabilità psichiche, danni permanenti. La rilevazione di disabilità temporanee o permanenti dell’OMS è determinata tra il 40 e il 72%.

Esistono disabilità fisiche che rappresentano la diretta conseguenza di aggressioni (come paralisi, incontinenze, deficit sensoriali), malattie organiche (come quelle sessualmente trasmesse ed a carico dell’apparato riproduttivo), malattie psichiche.

La violenza nella coppia è una delle principali cause di depressione, problemi di salute, alcolismo, gravidanze indesiderate, aborti e parti prematuri.

L’OMS ha stilato una lista di tutti i tipi di conseguenze (direttamente proporzionali alla gravità e durata dell’abuso subito) che le donne vittime di violenza e maltrattamenti rischiano:

Fisiche

  • Lesioni addominali
  • Lividi e frustate
  • Sindromi da dolore cronico
  • Disabilità
  • Fibromialgia
  • Fratture
  • Disturbi gastrointestinali
  • Sindrome dell’intestino irritabile
  • Lacerazioni e abrasioni
  • Danni oculari
  • Funzione fisica ridotta
  • Sessuali e riproduttive
  • Disturbi ginecologici
  • Sterilità
  • Malattia infiammatoria pelvica
  • Complicazioni della gravidanza/aborto spontaneo
  • Disfunzioni sessuali
  • Malattie a trasmissione sessuale, tra cui sifilide, gonorrea, HIV/AIDS
  • Aborto in condizioni di rischio
  • Gravidanze indesiderate.

Psicologiche e comportamentali

  • Abuso di alcool e droghe
  • Depressione e ansia
  • Disturbi dell’alimentazione e del sonno
  • Sensi di vergogna e di colpa
  • Fobie e attacchi di panico
  • Inattività fisica
  • Scarsa autostima
  • Disturbo da stress post-traumatico
  • Disturbi psicosomatici
  • Fumo
  • Comportamento suicida e autolesionista
  • Comportamenti sessuali a rischio
  • Conseguenze mortali
  • Mortalità legata all’AIDS
  • Mortalità materna
  • Omicidio
  • Suicidio
  • Sindromi da dolore cronico
  • Disturbi psicosomatici
  • Lesioni fisiche
  • Diverse conseguenze per la salute riproduttiva.

Che dire, poi, delle donne sfregiate con l’acido la cui identità viene pesantemente colpita?

I primi nomi che vengono in mente sono Gessica Notaro, Lucia Annibali, Carla Caiazzo.

Non tutte le donne sono forti come loro e si sentono disabili dentro e fuori.

 

A livello internazionale,

la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità,

la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica,

la Strategia ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile

richiamano gli Stati e le organizzazioni ad impegnarsi per fronteggiare

anche questo grave fenomeno di violenza.

Ma tutti noi dobbiamo fare qualcosa: vigilare, registrare ogni segnale,

denunciare e sostenere secondo le nostre possibilità

anche e soprattutto le donne disabili vittime di violenza, le più fragili.

 

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